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Interviste

Intervista ai CHAMBERS – Speciale NOFEST! #4

Prima serata del No fest! 2012, sul palco si sono già avvicendate molte band, suonano dal tardo pomeriggio.
Il festival si nutre della preziosa idea di far suonare tante band, senza creare gerarchie di importanza o divisioni di generi musicali in scaletta.
Come ci ha raccontato Paolo, uno degli organizzatori, durante l’intervista con Impatto Sonoro, “ Facciamo suonare solo gruppi in cui crediamo, nessuno è chiamato per riempire il cartellone”.
E quelli del No fest!, credetemi, hanno davvero un buon orecchio.

I Chambers chiudono la serata. Sono una band toscana: Pisa, Livorno e dintorni: due chitarre, basso, batteria e voce. Non li avevo mai sentiti e sono stati per me una grossa scoperta.
La carica sul palco, i gesti nervosi e urlati colpiscono l’attenzione ed in contemporanea la loro capacità tecnica, assieme ai testi arrabbiati, riempiono l’ascolto. Mi rapiscono per tutto il live.
In questo tour suonano il nuovo album “La mano sinistra” (clicca qui per leggere la nostra recensione), uscito a marzo per To lose la track. Sette brani spinti a mille giri di chitarra hard core su testi di intelligente e cupa critica sociale. Generosamente disponibili dal loro sito http://chambersband.wordpress.com/

Veniamo ora alla parte più  interessante per voi che leggete: l’intervista con Andrea, la voce, e Nicola, batteria.
Ci siamo fermati a fare quattro chiacchiere al loro banchetto.

Subito una domanda scottante…
Silvia: Domanda dalla regia: cos’è il laghetto?
Nicola: Laghetto
Andrea: Il laghetto è quella cosa che ha dato il nome a quel gruppo rockabilly ed è il laghetto di due cose, che si forma nell’ombelico. Le due cose sono la sborra e il vomito. E direi che basta. Però non è nostra.
S: Che poetico.
Direi che non c’è altro da aggiungere sull’argomento!

Come vi siete trovati qui al No Fest?
N: Una bomba! E’ la prima volta qui… sopra ogni aspettativa. E’ anche la prima volta che veniamo a Torino. Con il gruppo vecchio, i Violent Breakfast, tre di noi, non ci siamo mai riusciti. Siamo stati benissimo.
S: Lo spirito del festival è proprio quello di far suonare tante band senza creare divisioni per genere o per notorietà.
N: Esatto! E ci fa piacere suonare al di fuori delle consuete situazioni
S: Quali sono le vostre “consuete situazioni”?
N: Centro sociale, localino, autogestioni, molti concerti li abbiamo fatti nella nostra sala prove. Avevamo una sala prove in mezzo ai campi, nella provincia pisana, dove abbiamo provato e fatto concerti a volumi improponibili.
S: Dai Violent breakfast quindi ai Chambers, ci raccontate come è andata?
N: Nel momento in cui due dei Violent hanno deciso di lasciare il gruppo, non aveva più senso quel progetto. Quindi abbiamo iniziato una nuova avventura. Nel primo disco dei Chambers “Self titled”  [2010, produzione di Artic Radar, Que Suerte!, Shove Records,TDD] Andrea ha cantato… o urlato in inglese. Il risultato non ci aveva convinto del tutto e in questo secondo lavoro urla in italiano. Rieccoci qua!
A: Avevo già cantato in italiano e sono tornato dove mi sembrava che ci fosse ancora del significato.

S: Oggi è uscito il vostro vinile, a seguito del cd. Una scelta insolita per voi. Come mai prima il cd?
N: Da subito volevamo fare una cosa nostra, autoprodotta, realizzata tutta da noi, il cd era una scelta obbligata.
Quando stavamo per mandare in stampa è subentrata la collaborazione di Shove Records, con cui lavoriamo dai tempi dei Violent Breakfast ed è stato naturale accettare. In seguito, a sorpresa, si è proposta anche To lose la track…  e così è uscito il anche il vinile.
A seguito dei cambiamenti in itinere ci siamo chiesti perché non produrre anche il vinile, visto che qualcuno di interessato, oltre a noi, c’era.
Volendo autoprodurci completamente il cd era l’unica cosa che potevamo permetterci, ma una volta subentrate le due produzioni abbiamo voluto fare la cosa che ci piace, il vinile.
A: il vinile è l’artigiano che ti fa le scarpe.
N: E’ vero che ha un altro costo, ma basta con la gente che compra le magliette e non il vinile! Basta!!
S: Quindi con queste produzioni siete riusciti a incidere sui due supporti.
Nicola: Esatto, il cd per chi ci vuole ascoltare, magari per la prima volta. Il vinile per l’appassionato.

S: Dove suonerete prossimamente?
N: Domani vicino a Carpi, un’evento molto bello. Il terremoto ha colpito pesantemente la città e anche il festival era a rischio. Il fato che si faccia è un bel messaggio. Poi a vicino Pisa il 6 luglio con i Fine before you came, il 7 al Tago Fest. Tra quelli che conosco il Tago Fest è uno dei festival più belli, organizzati da persone che amano la musica “a prescindere”.  Poi facciamo un po’ di date con i Rosetta a luglio: Ferrara,  Milano e Castelfiorentino.  Vorremo fare un tour anche nel sud Italia. L’anno scorso ci siamo stati per la prima volta ed è stata un’esperienza entusiasmante.
Capita che alcuni gruppi non vadano in tour al sud, principalmente per pregiudizio. Abbiamo dei contatti e vorremmo tornare: al sud c’è una risposta diversa al live.
Il concerto viene vissuto come “l’evento”, anche perché passano meno gruppi. Sebbene magari siano presenti poche persone, il calore è davvero straordinario. Pare che qualcosa si stia muovendo, e che sempre più band scelgano di fare delle date al sud.
Quest’anno siamo riusciti a venire a Torino, magari sarà anche l’anno in cui riusciremo ad andare in Sardegna.
Può succedere che ti trovi a suonare in condizioni non proprio comode (a Lecce abbiamo suonato con un generatore!), ma queste situazioni ci hanno fatto superare un momento di crisi: fino all’anno scorso infatti volevamo scioglierci, ma il calore del pubblico, il riscontro di vendite di cd e magliette ci ha incoraggiato a continuare.

S: Evviva il concerti al sud!!! Adesso allora raccontaci i progetti per il futuro!
A: Eroina
N: Suonare il più possibile!

S: L’ultima domanda: come mai una canzone sui “non luoghi”?
A: perché siamo completamente invasi dai “non luoghi”: abbiamo del tutto perso il rapporto con la natura, anche con l’aiuola in città. Viviamo nel cemento, passiamo il sabato nel centro commerciale a fare la spesa. Anche le piazze sono prive di verde.
Su questo argomento mi è capitato di leggere alcuni libri dell’antropologo francese Marc Augè e li trovo molto attuali.
Mi ha colpito il concetto di “antropocene”, cioè l’era attuale, dominata dall’uomo e dal suo effetto devastante sull’ambiente. Conseguenza di questo pesante intervento umano sulla natura sono i “non luoghi”.
S: I “non luoghi” non sono solo l’apologia del cemento, ma creano anche degli spazi per gestire il tuo tempo libero.
A: Se abiti a 10 km da un centro commerciale, la domenica andrai con la tua famiglia al centro commerciale.
Negli ultimi anni Augè, ormai settantenne, ha aggiornato questa sua teoria e individua i nuovi “non luoghi”: sono internet, facebook, la rete che creano “rapporti di cemento” tra le persone.
Alcune località, come da noi in Toscana, hanno la fortuna di avere a pochi kilometri la “campagna”. Nella pianura padana è già più difficile.
L’opportunità che ha dato il cemento è stata grandissima: resistente e poco costoso, duttile a realizzare forme nuove è uno strumento davvero prezioso. Ugualmente facebook, twitter, google+ ecc. offrono delle grandi spazi di comunicazione, ma il 99% delle persone che usano la rete sono dei pessimi “utilizzatori”, non sono consapevoli delle opportunità che sono loro offerte.
Sono favorevole all’estinzione della popolazione: ci sono troppo persone che occupano del posto in maniera assolutamente inutile. (ridiamo)

E su queste note di amore universale, saluto i Chambers, mi auguro di risentirli presto e vi consiglio di segnare le date del loro tour: non ve li perdete!

a cura di Silvia Bello
(grazie via sms a Fabio La Donna ^^)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=627azndpxR4[/youtube]

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