The Cult – Choice Of Weapon

The Cult – Choice Of Weapon
2012 - Cooking Vinyl
rock/alternative

Tracklist

    1. Honey from a Knife
    2. Elemental Light
    3. The Wolf
    4. Life Death
    5. For The Animals
    6. Amnesia
    7. Wilderness Now
    8. Lucifer
    9. A Pale Horse
    10. This Night In The City Forever
    11. Every Man And Woman Is A Star
    12. Embers
    13. Until The Light Takes Us
    14. Siberia

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Determinato e instancabile, uno sciamano nero avanza nel deserto a grandi passi, incurante della meta e della direzione. Ciò che conta è il cammino,  qualsiasi siano le conseguenze dei metri percorsi , tra i serpenti delle sabbie e le insidie delle notte.
Sono solamente le nitide visioni di antichi sentieri a sorreggerlo e a guidarlo, mentre la sua anima tormentata ma risoluta, fa di tutto pur di non cedere ai colpi dei più subdoli demoni interiori.
Ma lui sa, che raggiungere la pace dello spirito è  una lotta costante e quotidiana che non ammette distrazioni; decide perciò di impugnare un’arma, insolita e invisibile, capace di oltrepassare ogni resistenza .
Non è una sfida terrena ma va al di qua e al di là della percezione, e per vincerla sceglie di brandire le storie e i colori dell’anima: i canti con cui identifica i segni dei mondi.

E se voi, piccoli mortali, presterete orecchio alle note che intona, potrete ascoltare chiaramente il nuovo album dei The Cult.
Perché il Culto è così: una tribù capace di adattarsi alle circostanze del mondo e di mutare in linea col principio evolutivo del creato,  talvolta perdendo la rotta,  ma mantenendo comunque intatte le radici da cui è germogliata.
Tutto ebbe inizio in quel lontano 1983 e si consolidò con “Love”  due anni dopo: un masterpiece senza eguali nel panorama rock, di allora e degli anni a venire, grazie alla secolare title-track, a “Rain” e a “She Sells Sanctuary”  che gettarono i semi più importanti per la gloria del gruppo.
Se “Electric” e “Sonic Temple” portarono a un avvicinamento all’hard-rock classico settantiano, quindi più lineare e debitore di mostri sacri, quali i Led Zeppelin, e se “Beyond Good and Evil” fu un bellissimo, ma trasparente ritorno in scena sulle ali del rock più intransigente, poco importa che l’ultimo “Born Into This” fosse troppo duro e quindi fuori dall’identità mistica del duo Duffy-Astbury.

Perché ora, il guerriero (Duffy) e l’uomo – medicina (Astbury) sono in piena catarsi musicale-spirituale, e la prova è questo nuovo “Choice of Weapon”, che ripercorre gli stilemi della band portandoli a una modernità doverosa e rinvigorita col rispetto per le tradizioni che furono.
Ciò che trasuda dall’album è pura energia,  complice anche la produzione a opera di due boss della consolle quali Chris Goss e Bob Rock, artefici di  un bilanciamento ad hoc, capaci di far risaltare con potenza ogni strumento, dalla chitarra echeggiante di Duffy, alla batteria decisa e precisa di Tempesta (ah i Testament, amori miei), al basso vitale di Wyse, fino ad arrivare alla voce mastodontica e morrisoniana di Astbury, poeta e pittore di lyrics intimiste e allegoriche.
L’avvio affidato a “Hooney From a Knife” è un inizio scanzonato e potente, sorretto dalla chitarra brillante di Duffy e da cori ruffiani vicini al punk-rock americano , che fanno del brano un episodio dall’anima glam, quasi ad indicare che la via della redenzione è  iniziata a testa alta, con sicurezza e senza turbamenti.
Nella successiva “Elemental Light” riaffiora l’oscura drammaticità della tribù ma le ombre per quanto dominanti, sono scalfite dalle scintille del refrain, con un Astbury in trance e protetto dallo spirito del grande Re Lucertola.
“The Wolf” è un cane sciolto, sguinzagliato nel passato e lasciato libero di inseguire le luci del presente,  che trova  in “Amnesia”, il completamento essenziale della sua energia selvaggia:  due brani in cui il rock elettrico baratta la nostalgia dei capolavori con la rinnovata genuinità della band.
“Life > Death” è la Ballata per antonomasia:  struggente e malinconica, finemente sensuale nelle sue  apocalittiche orchestrazioni,  con un piano a farla da padrone su cui il buon Astbury incalza i tormenti dell’anima con la sua voce sciamanica.
“For the Animals” è il singolo estratto e forse rappresenta l’episodio meno convincente della tracklist, pur essendo benedetto da un assolo stupendo e dai costanti chiaroscuri intrinseci al DNA del Culto.
“Wilderness Now” ritrova ancora l’anima occulta e crepuscolare, un sogno elettrico dipinto di un nero acquerello, liquido e pronto a squagliarsi e mutare nella successiva “Lucifer”; una danza ipnotica che la stessa Stella del Mattino approverebbe dal profondo dei suoi regni, mentre sorseggia del buon rosso d’annata, godendo dello show delle migliori spogliarelliste infernali.
“A Pale Horse” è un fottuto hard-blues bastardo: non ci possono essere altre definizioni per questo pezzo dove i Doors fanno a gara di bevute col miglior Glenn Danzig di Lucifuge.
La conclusiva “This Night in the City Forever” è una brezza notturna da assaporare in solitudine, su un promontorio  stanziato ai margini della civiltà, mentre le luci intermittenti della metropoli sottostante,  pitturano di oro una pioggia elettrica e battente.
Da segnalare che l’edizione deluxe del disco contiene altre quattro tracce inedite, delle quali meritano particolare menzione “Embers”, in cui lo sciamano mescola sapientemente  Tom Waits, Stereophonics e Doors, tutti insieme appassionatamente per una canzone dal grande impatto.
Lo stesso vale per “Until the Light Take Us”,  dove un giro di chitarra che rimanda ai Muse , disegna una composizione hard-rock dai toni ruggenti e maligni, pronti ad esplodere in un ritornello massiccio  dannatamente metropolitano, trascinante e blues.
Ogni track contiene sfumature, suoni ed immagini velate da un pentagramma denso di  ritagli del passato in osmosi con un forte desiderio di rinnovamento; prendendo ispirazione da se stessi e da altre creature figlie di tempi recenti e passati, Astbury e Duffy  confezionano il miglior ritorno che si possa fare dal regno degli spiriti.

Nel caso non fosse chiaro, questo non è un disco semplice, richiede svariati ascolti per essere compreso e assimilato, ma è giusto così, in quanto nessuno sciamano che si rispetti può essere troppo diretto nell’esternare i segreti delle proprie visioni.
Egli tenderà piuttosto a una certa opacità e cripticità nelle rivelazioni, altrimenti non raggiungerebbe l’effetto desiderato: la strada per una consapevolezza superiore richiede infatti un grande sforzo interpretativo.
Tanto più, se lo sciamano nero in questione si fa portavoce di realtà così vaste ed eterogenee, il risultato che ne deriva, è indubbiamente un rock di Culto.

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