Reportage

Speciale SOLOMACELLO FEST #4: il racconto

SoloMacello vuol dire MiOdi.
Cambia solo il nome ma la sostanza rimane la stessa: una manciata di grossi gruppi stranieri e un sacco di bei gruppi italiani che nulla hanno da invidiare.

Premetto che purtroppo molti concerti, in contemporanea con altri, non sono purtroppo riuscito a vederli quindi mi limiterò a raccontare solo ciò a cui ho assistito.
Arriviamo presto al Magnolia e, mentre ancora si montano stand di merch e strumentazioni varie, subito notiamo che per nostra fortuna (memori dell’inferno di caldo durante i The Secret lo scorso anno) il palco interno è stato sostituito da un’altro all’esterno, poco distante dal Main Stage.
Si inizia subito benissimo con i
Maso, il loro mix di noise, feedback e math-rock, tutto rigorosamente improvvisato, ci delizia e rappresenta uno dei live più interessanti della serata.
Subito dopo salgono sullo stesso palco i torinesi
Tons (ero curiosissimo di vederli)e il loro pesantissimo stoner dai toni sludge impregna magnificamente l’aria calda e afosa.
Abbiamo il tempo di vederci metà del bel concerto dei
Big Business prima di mangiare qualcosa e vedere i sempre bravissimi Gandihi’s Gun (alle prese col loro stoner rock di Kyussiana memoria) e il progetto jazz-core Mombu del sassofonista LucaT. Mai (ex Zu).
Pur non essendo io particolarmente fan di questi suoni, devo dire che il concerto è stato molto interessante (rimane ovviamente fuori discussione la loro bravura) e il pubblico ha parecchio apprezzato la mezz’ora di delirio e improvvisazioni.
Arriviamo così, mentre si fa buio, ai primi veri big della serata: gli
Unsane del buon Chris Spencer.
Anche se rimango dell’idea che la location migliore per una band come la loro sia quella di un club piccolo, il loro live è stato ottimo.
I suoni, molto convincenti e definiti, davano il giusto spazio ad ogni strumento, e persino i volumi, nota dolente di quasi ogni live all’aperto qui al Magnolia, parevano adeguati.
A parte un piccolo problema con le luci stroboscopiche che infastidivano Spencer, il concerto è stato un susseguirsi di pezzi storici come Scrape, Sick, Committed, Over Me e Latch.
Il loro mix di noise rock, hardcore, e richiami blueseggianti rende i loro pezzi perfetti per la dimensione live ed infatti il pubblico, molto numeroso, ha risposto in maniera entusiasta.
Terminata l’esibizione degli Unsane abbiamo il tempo di vederci parte del set degli Ornaments, incredibilmente emozionali nel loro post-core strumentale che nonostante evidenti influenze di gruppi come Pelican e Cult Of Luna rimane sempre personalissimo nelle atmosfere.
Un mixer, un lettore mp3, un Pod una chitarra e un violino elettrico sono le uniche armi con cui il buon vecchio Nicola Manzan ci regala mezz’ora del suo grindcore digitale in attesa di chi il grind-core invece lo ha inventato.
Il set di Bologna Violenta è un susseguirsi di schegge noise-grind impazzite e intervallate da samples di film, documentari e altro, mentre sul palco Nicola recita, si contorce e dà spettacolo. Grandioso come sempre, un suo live è ogni volta una esperienza difficile da dimenticare.

Qualche colpo di cassa velocissimo e qualche blast beat come riscaldamento e capiamo subito che è ora dei Napalm Death.
Il concerto si apre esattamente come il nuovo Utilitarian dove l’intro Circumptect e la folgorante Errors In The Signals spazzano via tutto risultando però penalizzate da dei suoni troppo confusi dove batteria e basso coprono qualunque cosa.§Col passare dei minuti però la resa migliora notevolmente (anche se si sente a volte la mancanza di una seconda chitarra) e la setlist, come anticipato dal singer Barney, sarà particolarmente varia prendendo canzoni anche da dischi come Words From The Exit Wounds,e Inside The Torn Apart, di solito considerati (a torto) secondari.
Una Suffer The Children fa impazzire il pubblico così come le schegge sonore di You Suffer e Dead, le brevissime Deceiver e Control e una sempre meravigliosa Unchallenged Hate. C’è spazio anche per la classica Nazi Punks Fuck Off. La band sul palco è compatta e abbastanza precisa con Greenway che si muove continuamente e nel suo classico modo scordinato e quasi epilettico. Il concerto si chiude con 5 minuti di storia in cui a farla da padrone sono i brani dello storico Scum. Che dire, nonostante gli ormai trent’anni di carriera Shane Embury e soci continuano a macinare live con lo stesso entusiasmo di una volta e, per chi come me è cresciuto ai colpi dei loro blast beat, la lacrimuccia di commozione è sempre dietro l’angolo.

Si chiude così questa bella edizione del SoloMacello, come sempre e doverosamente ringraziamo gli organizzatori per questa bellissima giornata di musica e chi la musica ce la ha regalata suonandola ovvero tutti i gruppi presenti.
Ci vediamo l’anno prossimo.

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