Alessandro Fiori – Questo Dolce Museo

Alessandro Fiori – Questo Dolce Museo
2012 - Urtovox
pop/songwriting

Tracklist

    1. Il vento
    2. L'airone
    3. La vigna
    4. Io amo Gesù
    5. E quando tutte le stelle

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“Questo dolce museo EP” è un’anticipazione del secondo album solista di Alessandro Fiori, previsto in uscita a settembre 2012.
Il secondo lavoro del barbuto cantautore arriverà dopo 2 anni dall’incantevole “Attento a me stesso” (clicca qui per leggere la nostra recensione), con le sue fiabe surreali e dolci, evocative e  tragicomiche, con un accenno (addirittura) al macabro. A suo tempo, mi conquistò. Tra l’altro, Fiori ha lasciato i Mariposa intanto. Che si auspichi qualche altra novità?
Intanto, questo EP fa da ponte dell’attesa.

”Il vento”, singolo ufficiale, apre con una ritmica spensierata, accompagnata da violini e da vari orpelli sonori per tutto il pezzoi; la voce è uniforme, quasi monocorde.
Il vento lo consideriamo invisibile solo perchè ci fa comodo, non ha un percorso rettilineo, ed è dispettoso solo nelle sue emanazioni, esso “interlaccia e cava le foglie”, senza di lui un posto ha solo un odore, “Un cuore senza vento è un cuore senza amore”.
Con ”L’airone” sembra di essere alle giostre, e di avere anche fretta. Il controcanto alla prima voce è sparato e aumenta la sensazione del surreale, assieme ad un testo in cui si citano cavalli color senape, teli su piscine, buste incastrate non degne di importanza.
”La vigna” è un estratto dall’album ufficiale. Una poesia commovente nel ricordo del bisnonno: descrive l’infanzia che ha il sapore di pane, vino e zucchero; l’odore dei vigneti con la loro sacralità; la bellezza del sorriso negli occhi dell’uomo anziano; il suono di parole essenziali (“Il bisnonno era uomo di poche parole, più precisamente di punte”). L’arrangiamento è semplice ed ha l’effetto di esaltare ulteriormente le parole.
La malinconia che rende roca la voce.
“Io amo Gesù” è un pezzo con un loop vocale natalizio (jingle bells) di base, cassa e chitarra anch’esse reiterate per tutta la traccia e  poche altre variazioni strumentali. Religione, preghiere, distrazione dalla spiritualità, presepi di plastica e cime di abete del Carrefour… “Perchè non andate più a messa?” E se poi Ratzy “si prende la depressione? se si butta dal finestrone?”.
La conclusiva “E quando tutte le stelle” è un valzer-ninna nanna brevissimo, la cui ritmica ternaria è scandita da una tastiera sintetica. Siamo cullati fino al verso conclusivo “come se l’amore potesse durare”.

Di certo a Fiori, folletto cantastorie, si può attribuire una personalità artistica peculiare, un’impronta che ne individua con certezza la produzione. E non è cosa da poco, essere inconfondibile.

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