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Interviste

Intervista ai DYSTOPIAN SOCIETY

Un ep autoprodotto e finalmente un disco di debutto, “Cages”, licenziato dall’etichetta tedesca Af Music: abbiamo incontrato i fiorentini Dystopian Society, autori di un post-punk energico e sudato, che sa di death-rock e scura new wave.

A cura di Michele Guerrini.

Partiamo dal vostro inizio, chi o cosa diede origine al progetto?
Il nostro progetto nasce sul finire del 2010, anche se entrambi avevamo già in mente da diversi anni di iniziare un progetto di questo tipo. Abbiamo cominciato a provare con Mariglen alla batteria (che ha recentemente lasciato il progetto a causa di divergenze stilistiche) e in poche sessioni tutto ha preso forma. Penso che lo spunto iniziale sia venuto dalla necessità di tornare alle origini del post punk  inglese più oscuro del ’78-’79, quello con maggiori influenze punk, per intenderci. Nel giro di poco tempo abbiamo scelto il nome “Dystopian Society”, che era quello che al momento descriveva al meglio il nostro stato d’animo e le nostre prime canzoni.

Il death rock degli anni ’80 è una importante componente della vostra identità, quali sono gli elementi e le band in cui vi siete identificati?
Non abbiamo mai composto le nostre canzoni tentando di prendere ispirazione dalla miriade di gruppi che abbiamo come  riferimento, ma è naturale che quelli che ascoltiamo maggiormente siano stati gli stessi che hanno contribuito a formare il sound della band.
Potremmo citare i Christian Death di Rozz Williams, gran parte del post punk, dell’hardcore punk americano e non, oltre al punk e all’anarchopunk britannico e non; nomi come Joy Division, Killing Joke, Paralisis Permanente, Dead Kennedys, TSOL, Black Flag, Rudimentary Peni, Nerorgasmo, Conflict, Crass, The Mob, Crisis….e tantissimi altri!

Il vostro nome e l’artwork del vostro ultimo album, dai connotati semi massonici ed esoterici, quale è il valore che gli attribuite? Quale è la vostra visione della realtà e dei suoi legami interni?
I simboli massonici sono un chiaro riferimento al fatto che viviamo in una società dove la verità è spesso celata dietro una cortina di fumo, ma di cui purtroppo siamo ben consci dati gli innumerevoli misteri e stragi irrisolte che affliggono la nostra storia.
Utilizzare questi simboli per l’artwork è stata una scelta di auto consapevolezza e di denuncia, oltre che una decisione estetica.

“Last Crusade”, “No Hope”, “Antisocial”, nomi che delineano un immaginario da guerriglia urbana e da scenario post apocalittico. Come sono nate e cosa vogliono rappresentare nei confronti del mondo esterno, della società?
Tutte le canzoni hanno chiari riferimenti a temi politici e sociali, con testi a tratti criptici e aperti a libera interpretazione dell’ascoltatore, a tratti introspettivi, altri vere e proprie denunce, come “Last Crusade” , che è una canzone di accusa nei confronti dei governi che hanno partecipato alle azioni belliche a seguito della cosiddetta “guerra al terrorismo” da parte del del mondo occidentale, il cui pretesto non era altro che impadronirsi delle risorse dei paesi invasi e di gettare le basi per il proprio progetto di dominio mondiale. Nell’introduzione rumoristica ci sono dei riferimenti della storia recente e non, che sicuramente qualcuno avrà notato.
“No Hope” invece vuole rappresentare  il senso di vuoto e di impotenza che proviamo di fronte ad alcune scelte obbligate imposte dalla società, con la conseguente perdita di ogni emozione;  “Antisocial” è un inno a coloro che decidono di vivere la vita a modo loro, con il coraggio di rischiare (e anche di sbagliare) e che sono stufi di ascoltare raccomandazioni e bugie da predicatori improvvisati; qualcosa di molto simile alla libertà.

Quali pittori e film hanno segnato la vostra crescita come artisti e persone? Mi immagino le vostre canzoni come sottofondo perfetto a qualche B Movie diretto da Rodriguez su sceneggiatura di William Burroughs.
Sara: Non sarebbe una cattiva idea, siamo entrambi estimatori di Sin City :) Per quanto riguarda la pittura e l’illustrazione, ho sempre ammirato William Blake, Aubrey Beardsley, Caspar David Friedrich, Arnold Bocklin, Hieronymus Bosch e tutti coloro che ne hanno tratto ispirazione in seguito. Per citare anche un contemporaneo, sicuramente Eric Drooker.  Riguardo ai film, sicuramente Metropolis di Fritz Lang, Arancia Meccanica di Kubrick, Assassini Nati di Oliver Stone, Il Cielo sopra Berlino di Wim Wenders, Trainspotting di Irvine Welsh, La Strada di Federico Fellini, Dracula di Murnau, solo per citarne alcuni!
Max: Tra i pittori ammiro molto Salvador Dalì, Pablo Picasso, Hans Ruedi Giger, Hieronymus Bosch, René Magritte, Maurits Cornelis Escher. Tra i film, sicuramente La Haine, Dead Man, Strange Days, Essi Vivono, Suburbia, Repo Man, Dark City, Metropolis, Full Metal Jacket, Blade Runner, Equilibrium, Strade Perdute, Pulp Fiction… ma quello che mi ha segnato di più è stato The Rocky Horror Picture Show! (risata)

Quale libro vorreste seppellito con voi?
Max: Fahrenheit 451 di Ray Bradbury
Sara: Racconti Straordinari di Edgar Allan Poe

Il vostro approccio è molto legato all’attitudine DIY, da quali necessità nasce e come fa parte di voi?
L’approccio DIY è fondamentale per gruppi underground come noi, che devono autoprodurre completamente le proprie opere con costi spesso rilevanti, ma se non altro tutto ciò ci permette di non scendere a compromessi dolorosi. Quello che non ci piace è l’utilizzo, spesso fuori luogo, del termine;  parecchi tendono a definirsi tali in base a criteri di appartenenza di “scena” o genere musicale e non sulla base di attitudini reali;  in questo modo il DIY viene ridotto ad una sorta di status symbol, perdendo completamente il suo significato originario.

Che ne pensate di altri progetti death rock che stanno avendo un buon riscontro? Lost Tribe Alaric, Date At Midnight, per fare qualche nome….
Ci piacciono molto, abbiamo avuto modo di ascoltare diverse formazioni che come noi hanno avuto le stesse fonti di ispirazione e che hanno deciso, più o meno nello stesso periodo, di tornare a proporre delle nuove sonorità legate a questa vecchia tradizione. Il 2012, come il 1978, oltre ad essere un periodo di cambiamenti sociali, economici e politici, può essere fonte di un nuovo fermento musicale. Il momento è arrivato per tutti: non stiamo ad aspettare tutto ciò che arriva dall’America, anche in Europa, e soprattutto in Italia, abbiamo grandi gruppi che meritano più attenzione.

Quali sono i vostri piani per il futuro? Collaborazioni, tour?
Nuovi pezzi in arrivo, qualche probabile collaborazione, una nuova release e una data al Drop Dead Festival 2012, dove avremo il piacere di suonare con UK Decay, Tanzkommando Untergang e altri gruppi!

a cura di Michele Guerrini

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=VnTtOuLyBmQ[/youtube]

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