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Interviste

Intervista a LILIA

Nell’epoca delle Pussy Riot e di un femminismo che svende la propria dignità in cambio di una comoda posizione in cima alla piramide posticcia dello showbiz, capita che Lilia, 23enne cantautrice pescarese, scelga di sussurrare tutto il suo amore per la musica e per la lingua francese in un disco esordio, “Il Pleut” (clicca qui per leggere la nostra recensione), che è un bell’esempio di folk e soul come in Italia forse manca da un bel pezzo.

Intervista a cura di Nicolas J. Roncea.

Una domanda che secondo me non ti ha mai fatto nessuno: perché hai scelto di scrivere in francese? 
Mi cogli impreparata, effettivamente nessuno mi aveva mai fatto questa domanda prima d’ora!
Scherzi a parte, la lingua francese è delicata, garbata, raffinata, ma anche decisa e tagliente, tutte qualità che affascinano. Inoltre sono studentessa di lingue straniere e per me questa scelta è stata anche una sorta di esperimento e “allenamento”!

Quali sono gli artisti che maggiormente ti hanno influenzato nel periodo in cui hai scritto”il pleut”?
“Il pleut” è nato più o meno cinque anni fa, mentre imparavo a suonare la chitarra.
Premetto che prima di allora non avevo mai preso in mano uno strumento: ogni tanto mi veniva in mente una melodia e mi dicevo “se solo sapessi suonare, ora potrei conservare questo motivetto!”.
Quindi in quel particolare periodo ero una specie di spugna, e ingurgitavo qualsiasi genere musicale, concentrandomi maggiormente sulla figura femminile (Joni Mitchell, Tori Amos, Norah Jones, Bjork, la quasi-sconosciuta Terra Naomi). Nel frattempo mi avvicinavo anche ad un genere più “world”: due piacevoli scoperte furono Sara Tavares, cantautrice di Capo Verde, con il suo “Balance”, e Rokia Traoré, artista maliana. Inoltre ero affascinata dalla potenza di internet (avevo da poco comprato un portatile tutto mio): passavo ore al pc cercando artisti/e sconosciuti/e ma molto popolari in rete (una fra questi la francese Zaz -scoprii la sua “Je veux” nel 2008- che ha avuto successo internazionale solo negli ultimi mesi).

Come nasce la collaborazione con l’etichetta “Grammofono alla nitro”?
Questa collaborazione, che prima di tutto è una bella amicizia, nacque tre anni fa, quando conobbi Fabio Di Zio che mi parlò della sua “Grammofono alla nitro”. Prima di incontrarlo l’idea di incidere un disco non mi aveva mai neanche sfiorato, ma “forte” della mia inesperienza e dell’incoraggiamento suo e di tutti i meravigliosi musicisti che hanno suonato nel disco (Fabio Duronio, Giacomo e Roberto Salario, Graziano Zuccarino e Luca Marinacci) ho potuto toccare con mano quello che fino a poco tempo prima rimaneva tra le quattro mura della mia camera.

Lilia vive a Pescara. Che cosa puoi dirci della vita musicale e della scena locale? 
Posso dire di aver preso coraggio ed essermi proposta anche grazie all’”aiuto indiretto” degli artisti Pescaresi (e abruzzesi in generale), nel senso che conoscendo sempre più la scena musicale locale mi sono sentita stimolata e spronata. Tante diverse e interessanti realtà coabitano in questo territorio e sarebbe bello che ognuna di esse potesse esprimersi come merita.

Consigliami 3 dischi che ti vengono in mente in 30 secondi da adesso.
“Unsolved” dei Karate, “Handmade” di Hindi Zahra e “Pink Moon” di Nick Drake

Domanda alla Marzullo: cosa vuole fare Lilia da grande?
Da grande vorrei lavorare. Vorrei fare musica. Vorrei viaggiare.
L’ideale sarebbe lavorare grazie alla mia musica, e quindi viaggiare.

a cura di Nicolas J. Roncea

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=zVRbQENKXfQ[/youtube]

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