Il Diario Dell'Antigenesi

Merkawa, Mahùt, Lilia, The Suricates: Il Diario Dell’Antigenesi #8

Questa rubrica vuole essere un diario, una raccolta di pensieri, emozioni e suggerimenti su ciò che ci colpisce dei gruppi emergenti. Demo, EP, first release, MP3, tracce singole, bandcamp, myspace, e-mail. Tutto fa brodo e armonia per riempire queste pagine con nomi di progetti sconosciuti o anomali. Ci piace semplificare il tutto e mettere in collegamento realtà, persone e pensieri. Un percorso anomalo e brutale che non tiene conto delle tradizioni e del giudizio conforme. Come un’abiura della genesi, vogliamo prendere strade evolutive e di pensiero anarchiche e indipendenti, per seguire la nostra ricerca di forme artistiche nuove, che muovono i primi passi nel caos della creatività.
Se volete segnalare il vostro materiale potete mandare una mail a: antigenesi@impattosonoro.it . Vi avvertiamo che tutto ciò che ci arriverà passerà esclusivamente per la scimmietta pesca voti. Siete avvertiti.

A cura di Fabio Gallato.

Merkawa – Merkawa (Autoproduzione, 2012)
È indubbio che ormai cavalcare l’onda di certo emo-core dal rinnovato e buonissimo sapore sia quasi sempre garanzia di riscontro più o meno immediato, anche se non a volte non ce ne sono i reali presupposti.
Ecco perchè ci fa piacere sottolineare come l’esordio degli spezzini Merkawa sia per certi versi un’iniezione di fiducia in una scena che forse si sta beando un po’ troppo tra ovvia nostalgia e facili ripescaggi dal tempo che fu.
Più Death Of Anna Karina che Fine Before You Came, più Putiferio che Gazebo Penguins, i Merkawa conquistano con mezz’ora di disagio generazionale condensato in un cingolato inarrestabile che, dai dettami di un post-hardcore sposato senza troppi indugi, non disdegna scappatelle in territori math, noise o perfino in quelli limitrofi di un certo classico rock alternativo italiano che a molti farebbe storcere il naso. Funzionano alla grande i Merkawa e accendono la luce su quella che sembra essere una delle proposte più interessanti dell’intero panorama.

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Mahùt – Mahùt
C’è tutta l’essenza della vita che scorre nei 7 pezzi che i salernitani Mahùt regalano prima di dedicarsi al debutto vero e proprio: il territorio è quello di un post-rock senza troppe velleità di rivoluzione, ma la mappa dei punti da colpire è ben chiara e dettagliata. C’è già tutto: chitarre malinconiche che si inseguono con l’incedere del pittore che dipinge paesaggi e sogni, inserti elettronici e arrangiamenti orchestrali che sono lo specchio di chi ha capito la missione e sa come tornare vincitore, un altalenare di psichedelia e sguardo terreno, ingredienti perfetti per cavalcate chiaroscure e bi-dimensionali, in un saltellare tra realtà e finzione, vita vera e cinema d’essai.
Con un doveroso sguardo ai mostri sacri del genere, i Mahùt sembrano forse già pronti a scrivere una bella storia. Ne sentirete parlare, statene certi.

Lilia – Il Pleut (Grammofono Alla Nitro, 2012)
Nell’epoca delle Pussy Riot e di un femminismo che svende la propria dignità in cambio di una comoda posizione in cima alla piramide posticcia dello showbiz, capita che Lilia, 23enne cantautrice pescarese, scelga di sussurrare tutto il suo amore per la musica e per la lingua francese in un disco esordio, “Il Pleut”, che è un bell’esempio di folk e soul come in Italia forse manca da un bel pezzo.
Sette pezzi in cui c’è tutta la malinconia e la delicatezza della pioggia, ci sono storie di vita, d’amore e di guerra avvolte in un velo di tristezza e nostaglia che incanta e contagia. Da rivedere forse alcuni riempitivi di troppo in un disco che fa della delicatezza e del minimalismo la sua forza, ma è difficile non sentirsi toccati nel cuore da perle assolute come “Parapluie” o “Je Me Rappelle”.

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The Suricates – DEMOstrazione (Autoproduzione, 2012)
Ep d’esordio tanto acerbo quanto intrigante, quello dei teatini The Suricates, giovane quintetto alle prese con un complicato compito, quello di cercare di ridefinire gli argini di un post-rock che sembra sempre aver detto ormai tutto e che poi, puntualmente, riesce ancora a stupire.
Sorvolando su imperfezioni tecniche e su una produzione lasciata spesso un po’ troppo al caso, i tre pezzi che compongono “DEMOstrazione” mostrano più di una nota positiva, su tutte la voce, capace di passare vertiginosamente da timbriche annoiate e monocorde a sussulti deviati e virtuosi. Bene anche le trame ordite dalle chitarre, coinvolgenti e ben architettate per avvolgere una sezione ritmica che forse vorrebbe più attenzione.
La sensazione è quella di essere di fronte ad un progetto embrionale che può regalare sì molto di buono, ma che, in precario equilibrio sul proverbiale filo del rasoio, rischia anche di annegare inevitabilmente in una goccia d’acqua.

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