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Nile – At The Gates Of Sethu

2012 - Nuclear Blast
thrash/death/metal

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Tracklist

1. Enduring The Eternal Molestation Of Flame
2. The Fiends Who Come To Steal The Magick Of The Deceased
3. The Inevitable Degradation Of Flesh
4. When My Wrath Is Done
5. Slaves Of Xul
6. The Gods Who Light Up The Sky At The Gate Of Sethu
7. Natural Liberation Of Fear Through The Ritual Deception Of Death
8. Ethno-Musicological Cannibalisms
9. Tribunal Of The Dead
10. Supreme Humanism Of Megalomania
11. The Chaining Of The Iniquitous

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Avevo un po’ perso di vista gli americani Nile dopo l’uscita dell’ottimo “Those Whom the Gods Detest” che li aveva riportati più vicini ai fasti dei due capolavori “Black Seeds Of Vengeance” e soprattutto “In Their Darkened Shrines”. I due dischi nel mezzo infatti, pur rimanendo su di un livello alto rispetto alla media, avevano un po’ perso quell’epicità catacombale che li aveva contraddistinti, vuoi per una produzione diventata sempre più scintillante, vuoi per un sound più tagliente, pulito e tecnico.

Questo nuovo “At The Gates Of Sethu”, che vede il ritorno al microfono in alcuni brani del buon vecchio John Vesano, ha rappresentato per il sottoscritto un’ incognita. Almeno inizialmente.
I primi ascolti infatti mi avevano spiazzato ed in parte deluso, non tanto per la qualità dei brani, quanto per il suono che ne usciva. Il mix finale fa risaltare tantissimo le medio-alte delle chitarre, risultando, soprattutto con l’ascolto in cuffia, abbastanza fastidioso e piatto. In realtà, con un attento ascolto su di un impianto stereo le cose migliorano moltissimo, con la batteria che riempie ogni spazio e frequenza lasciata vuota. Il sound finale è ampio e molto atmosferico, sempre molto tagliente ma anche più dinamico e potente, merito soprattuto della prova di George Kollias, le cui trame di batteria si incastrano alla perfezione con quelle dei due chitarristi.
I brani non si discostano di molto dal classico stile della band e, sebbene non presentino grosse innovazioni, un utilizzo più vario della voce e una scrittura meno dispersiva li rendono sempre interessanti e mai noiosi o scontati.
Tra i brani migliori segnaliamo le violentissime e contorte “The Fiends Who Come To Steal The Magick Of The Deceased” e “The Inevitable Degradation Of Flesh”, la epica “The Gods who Light Up The Sky At The Gate Of Sethu” dal riffing molto thrash-metal, e “Tribunal Of The Dead”, in cui blast-beats e rallentamenti doom si alternano continuamente.
Non mancano nemmeno interludi dal sapore etnico come “Etno Musicological Cannibalism” e “Slaves Of Xul”.
Chiudono il disco “Supreme Humanism Of Megalomania”, con chitarre dal sapore più melodico e arabeggianti e la lunga “The Chaining Of The Inquisitous”, che con i suoi innesti di strumenti e percussioni etniche, ci riporta alla mente i momenti migliori di un disco come “In The Darkened Shrines”.

Un disco ottimo quindi, che rimane Nile al 100% ma dimostra un ulteriore affinamento nel songwriting di una band che ormai, dopo anni di carriera, non deve certo dimostrare più nulla. Insieme al fenomenale disco dei Cannibal Corpse anche quest’anno il death metal ha i suoi vincitori.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=z6SZTiha8bw[/youtube]

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