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Interviste

Intervista ai TITOR

Tra navigazioni post HC alla Fugazi, violenza hard rock in pieno stile AC\DC e ricordi del punk ‘80 come quello dei Contrazione, i Titor sembrano essere il cavallo giusto su cui puntare per una rinascita della scena di Torino.

A cura di Nicolas J. Roncea.

Titor è di Torino. Si può parlare di scena torinese oggi o vi fa ridere solo la parola di questi tempi?
Innanzitutto ciao Nicolas. Chi risponde alle domande è Sabino (Titor’s vocalist) e sopratutto ringrazio te e Impatto Sonoro per la disponibilità e l’attenzione nei nostri confronti.
Vero, Titor è di Torino, per innumerevoli motivi, geografici, ambientali, artistici e (sotto)culturali. Anagraficamente abbiamo tutti e quattro fra i 35 e 40 anni ( anche se appariamo come dei bei adolescenti…!), pertanto siamo cresciuti, nella nostra adolescenza e formazione musicale, tra gli anni ’80 e ’90. Già all’epoca si parlava di “scena torinese” perlopiù divisa in vari ambiti e generi musicali (noi tendenzialmente siamo appartenuti e abbiamo vissuto quella hardcore, metal e alternative di quegli anni…). Se per “scena” si intende l’insieme di fattori comuni culturali e relative “azioni” pubbliche che accumunano determinate persone ( artisti e non), allora penso che in quegli anni essa poteva definirsi tale.
Oggi la cosa è sicuramente ulteriormente frazionata e poco propositiva e costruttiva nei termini di una “scena culturale/musicale” che possa definirsi coerente e continuativa, pertanto temo che, ad oggi, sia un termine un pò improprio da utilizzare, sebbene però numerosissi “fermenti” musicali esistano e nascano ancora con estrema frequenza e molta gente si sbatta per farli esistere ed alimentarli. Vedo tutto ciò, comunque,  con positività.

Qual’è il collegamento fra voi e John Titor?
John Titor “the real” è per noi un riferimento concettuale. Abbiamo attinto dal suo nome e la sua storia tendenzialmente con ironia ma allo stesso tempo con “rispetto” per quanto espresso sopratutto negli scritti apparsi in rete relativi ai “suoi” interventi, riflessioni, speculazioni socio-culturali, filosofiche, politiche ecc.
Abbiamo “fatto nostre” tutta una serie di cose e le abbiamo poi però traslate al sistema “occidente” di oggi, nei termini di una nostra possibilità di riflessione sulla realtà e sul presente che viviamo, con critica e autocritica in tutti i sensi.
Oltre ciò, il concetto dei “viaggi nei tempo” e tutto ciò che “pittorescamente” vi concerne, ci affascina assai da  tanti punti di vista, sopratutto quelli letterari, cinematografici ecc.
Da questi e da altri aspetti nasce pertanto il “progetto” TITOR “band”. Da ciò, però, ora, dal primo disco vogliamo far ulteriormente “evolvere” tutta una serie di pensieri e suoni, sopratutto, però NEL NOME DEL ROCK!

INRI, la vostra etichetta, è un contenitore davvero vario di artisti in quanto a generi proposti. Secondo voi, questa è una cosa positiva in tutto e per tutto o forse c’è il rischio di confondere un po’ l’identità dell’etichetta stessa?
INRI, aggiungo, è un’etichetta sorta nel 2011, dall’esperienza di Dade e Paolo ( Linea77/ Metatron) e Pietro ( Metatron). Io personalmente ho collaborato con loro e Inri anche  con l’altra mia band I treni all’alba (con un disco appartente al primo terzetto di produzioni dell’etichetta), trovandomi molto bene.
La collaborazione è sicuramente entusiasmante e ricca di moltissime risorse, collaborazioni, produzioni e idee che, probabilmente, con i “soli” mezzi di noi singole bands, sarebbero state più difficoltosamente ottenute in termini poi di “opportunità” che un’artista o band vuole cercare di ottenere. Per esperienza personale, noi Titor siamo sempre stati “forti” con il cosidetto modus operandi del “doityourself”. Unendo le nostre energie a quelle dell’etichetta stiamo raggiungendo molti degli obiettivi che ci stiamo proponendo ( concretamente il cd “Rock is back” è uscito solo 5 mesi fa e stiamo avendo molti riscontri positivi, fortunatamente!).
Allo stesso tempo Inri sta sicuramente “sperimentando”, e producendo in ambiti  e  progetti musicali anche molto diversi e distanti fra di essi. Tutto ciò può sicuramente sviare e confondere una possibile identità “musicale e artistica” dell’etichetta , ma allo stesso tempo invece penso sia molto coerente da un punto di vista di progetto di produzione discografica ed editoriale che possa dare visibilità e opportunità a nuovi progetti artistici e bands secondo loro “meritevoli” di attenzione e credibilità nazionale. E ad oggi, tale intento, che nasce da una vera e propria passione da parte di chi produce, penso sia un fenomeno abbastanza raro in Italia.

Qualcuno che non ha mai ascoltato un vostro pezzo verrà ad assistere ad un vostro concerto per la prima volta. Che cosa deve aspettarsi? Come descrivereste un live dei Titor?
Vorrei che chi assiste ad un live di Titor per la prima volta non si aspetti assolutamente nulla.
Adoro “giocare” sull’effetto “sopresa”! Adoro lasciare soddisfatto chi non si aspetta nulla e magari è rimasto infine realmente sopreso e amo lasciare insoddisfatto chi invece si aspetta tutto ciò che aveva già maturato precedentemente nella propria testa.
Effettivamente perchè questo è ciò che mi piace quando assisto a un live….e se vi è un pò di sangue, è ancora meglio.

Come nasce l’idea di omaggiare Graziani nel vostro disco?
Il principale fan di Ivan Graziani, nei Titor, sono proprio io, fin dall’infanzia. Gli altri membri del gruppo però ben lo conoscono e apprezzano da sempre.
Avevamo un forte desiderio di omaggiare la storia rock italiano in qualche maniera, perchè ad essa sentiamo di appartenere (con tutti i “distinguo” del caso, ovviamente) con il nostro dna musicale. Dopo una nottata passata a “scambiarci” ascolti via mp3 di un’infinità di brani, infine siamo rimasti folgorati da questa meno conosciuta canzone del rocker. E’ una canzone del ’77… ed  il testo è incredibilmente punk! Quando Dade di Inri l’ha ascoltato era convinto fosse un brano nostro!
L’abbiamo pertanto riarrangiata e resa così come la potete sentire.
In questi giorni su XL di Repubblica sta inoltre uscendo un cd Tributo a Ivan Graziani e siamo stati inclusi anche noi, per una spettacolare coincidenza di tempi! Siamo in compagnia di Simone Cristicchi, Cristina Donà, Tre allegri Ragazzi Morti, Linea77, Raiz, Roy Paci, Filippo Graziani e moltissimi altri artisti italiani! Devo dire che è una delle canzoni del disco che preferisco e che mi piace maggiormente suonare dal vivo. Secondo me può influenzare molto le nostre future scelte di sonorità…!

Una cosa che chiedo a tutti gli artisti che intervisto: consigliaci tre album, i primi tre che ti vengono in mente.
Bella domanda…i primi tre che mi vengono “al brucio” dunque:
Dirty deeds done dirt cheap degli AC/DC,
Kings of metal dei Manowar
Kill’em all dei Metallica
…un pò troppo metal, forse….!!!

a cura di Nicolas J. Roncea

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=D8pKflcDvLo[/youtube]

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