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Om – Advaitic Songs

2012 - Drag City
psych

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Tracklist

1.Addis
2.State Of Non-Return
3.Gethsemane
4.Sinai
5.Haqq al-Yaqin

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Ho sempre adorato i dischi che sanno trasmettere nei loro solchi una grande spiritualità, quelli che ti lasciano dentro quella sensazione di un viaggio quasi metafisico.

Questo “Advaitic Songs” fa parte di questa categoria e devo dire che mi ha smosso dentro in maniera molto profonda, vuoi per il fatto che il concept racchiusovi mi ha sempre affascinato, vuoi perché ho personalmente respirato i luoghi e le atmosfere che questo lavoro descrive. Sin dalla splendida cover e dai titoli dei vari brani, si capisce che il baricentro degli interessi di Al Cisneros e Emil Amos si è spostato completamente verso la cultura religiosa del Medio Oriente, una influenza soltanto appena accennata nel precedente album..
L’utilizzo di strumenti tipici e di stili vocali di quel’ area geografica arricchiscono e rivoltano, come mai era successo prima, il suono degli Om. Un suono che, col passare degli anni, è diventato sempre più rarefatto (specialmente nel non proprio esaltante “Pilgrimage”) tralasciando l’impatto fisico tipico del duo.
Quello che non è mai sparito invece, è quell’ andamento mantrico che è il cardine del progetto (a partire dal nome stesso, Om) e che diventa, qui, dinamico ed efficace come non mai.
La prima traccia, che vede protagonista una melodia di voce femminile sorretta da tablas e archi, fa subito intendere che un’ evoluzione abbastanza profonda c’è stata . A fare da impalcatura ci pensa il basso profondissimo di Cisneros che avvolge il tutto, mentre la produzione pulitissima e caldissima fa il resto.
La successiva “State of no Return” (con un suono di basso distorto incredibile) rappresenta il ponte più evidente con il passato e nei suoi sei minuti arricchisce il sound di un disco come “Conference Of Birds” con innesti di archi e percussioni nella parte finale.
“Gethsemane” invece prosegue, evolve e riempie il suono di un disco meravigliosamente sfuggente come God is Good e lo fa con una maturità ancora maggiore.
Con “Sinai” arriviamo al momento piu alto di questo “Advaitic Songs”: Un lungo mantra dai toni spettrali apre ed accompagna il pezzo che, nei suoi dieci magnifici minuti, riesce a descrivere perfettamente la salita verso il Monte Sinai, appunto. L’andamento si trascina in maniera quasi dub, con la voce ipnotica di Al perfettamente asettica (aiutata tra l’ altro dall’ ospite-guru Robert Lowe) e la batteria di Amos sempre dinamicissima. Un pezzo incredibile e, per chi come me ha vissuto l’ esperienza descritta, emozionante.
Chiude l’album “Haqq al-Yaqin” in cui, nei i suoi dodici minuti fatti quasi esclusivamente di archi e percussioni, il suono degli Om si trasfigura in una jam session desertica dal sapore totalmente etnico.

Sinceramente, non sapevo proprio cosa aspettarmi da questo nuovo lavoro prima della sua uscita, dato che il gruppo da “Pilgrimage” in avanti sembrava aver intrapreso una strada pericolosa e senza grossi sbocchi evolutivi.
Questo “Advaitic Songs” invece è stata la sorpresa più bella di quest’anno musicale e, per chi scrive, uno dei tre dischi più belli dell’anno (di pochissimo dietro a quel “The Seer” degli Swans di cui parleremo a breve).

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=q93mV7gLecY[/youtube]

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