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Recensioni

Swans – The Seer

2012 - Young God
avant/rock/avantgarde

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Tracklist

Cd 1:
1.Lunacy
2.Mother Of the World
3.The Wolf
4.The Seer
5.The Seer Returns
6.93 Ave. B Blues
7.The Daughter Brings The Water

Cd 2:
1.Song For A Warrior
2.Avatar
3.A Piece Of The Sky
4.The Apostate

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Questo disco fa e farà paura a molti. Questo perché dopo trent’anni di attività, in cui il buon Michael Gira ha disintegrato il rock (forse ancora meglio dei concittadini Sonic Youth) per poi ricostruirlo a suo piacimento, fare uscire un lavoro del genere sarebbe veramente impensabile per chiunque. Talmente tanto da mettere completamente in un angolino il precedente “My Father Will Guide Me Up A Rope In The Sky” e da rendere la marea di ospiti solo un qualcosina in più.
Se aggiungiamo poi che la gestazione di alcuni pezzi dura da decenni, possiamo iniziare ad intuire la grandezza e la maestosità di questo “The Seer”: un’ idea che nasce dalla chitarra di Gira per poi essere arrangiata e terminata con i compari, Phil Puleo, Christoph Hahn, Thor Harris e soprattutto Norman Westenberg.

“Lunacy”, la prima traccia, rappresenta il perfetto legame tra la voglia di folk degli Angels of Light e gli Swans più bistrattati del capolavoro “White Light from the Mouth of Infinity”. La canzone è talmente bella di suo da far rendere l’intervento vocale di Al e Mimi dei Low “solo” la ciliegina sulla torta e introduce perfettamente il mood del disco, sempre in bilico tra melodia e ricerca dell’estremo. Estremo inteso non solo come forma ma anche come intenzione: esempio è la successiva “Mother Of The World” che inizia in modo quasi epilettico e ripetitivo per poi mutare violentemente in una litania apocalittica degna del miglior Gira.
La brevissima “The Wolf” introduce la title track, vero mostro del disco. L’essenza di un’intera carriera è racchiusa tutta in questa mezz’ora abbondante in cui tutto viene estremizzato all’inverosimile, dalla durata al numero di strumenti usati. Tutto il brano è un saliscendi di correnti sonore, mostruosi drone elettroacustici e cavalcate percussive in cui si rimane ipnotizzati e frastornati. Un incubo sonoro sviluppato ed affinato sui palchi del precedente tour, in cui lo stesso accordo viene ripetuto di continuo, fino allo sfinimento, in pieno stile Swans.
Soltanto nei cinque minuti finali, “The Seer” acquista una parvenza di forma-canzone dal sapore vagamente blues, caratteristica che viene sviluppata appieno nella successiva “The Seer Returns”: il brano, impreziosito dall’intervento vocale di Jarboe, è una nenia funebre declamata da un Gira spettrale che si trascina tra echi di capolavori come “The Great Annihilator” e “Children Of God”.
C’e anche spazio per “93 Ave. B Blues”, un lungo interludio strumentale (in bilico tra l’art-rock dei Velvet Underground e dischi come “Cop” o “Greed”) che precede la traccia di chiusura del primo disco, “The Daughter Brings The Water”, una tipica ballata folk-noir uscita dalla chitarra di Michael Gira.
Di colori opposti è la meravigliosa e quasi solare “Song For The Warrior”, cantata da Karen O, che apre la seconda parte dell’album, richiamando i momenti più alti degli Angels of Light.
Con i rintocchi delle campane di “Avatar” arriviamo al secondo vero capolavoro: otto minuti infiniti, di una violenza e di un’intensità che solo un gruppo come loro può regalarci. Da ascoltare e basta.
La lunghissima e spettrale “A Piece Of The Sky” (in cui ritornano all’opera i collage vocali di Jarboe) ci riporta dalle parti noise-rock della title track dilatando a dismisura, nella seconda metà, vaghe influenze acid-folk: brano, questo, che per certi versi rispecchia l’influenza avuta su Michael dalla collaborazione pluriennale con gli Akron Family. Chi ha avuto la fortuna di vederli live l’anno scorso conoscerà molto bene l’ultimo pezzo di questo “The Seer”.
“Apostate”, già presente sul live “We Rose From Your Bed…” rappresenta l’ultimo tassello di un disco enorme. La formula è sempre quella di una lunghissima processione sonora dall’atmosfera nera e raggelante che si trascina, per metà della sua durata, tra feedback, drone strumentali e scariche rumoristiche, sfociando in un delirio no-wave memore dei primi lavori.

Se io fossi Quentin Tarantino probabilmente mi autociterei dicendo che questo “non è solo il disco più bello di quest’anno, ma di ogni anno da qui in poi”, e non credo che esagererei; d’altronde gli Swans hanno da sempre rispecchiato appieno la mia visione della musica.
Ciò che invece è oggettivo, è che chiunque abbia la pretesa di ascoltare o suonare qualcosa che possa andare oltre, che possa esser catalogato come “post” (per quanto questo termine abbia oggi poco senso) deve, volente o nolente, passare per questo gruppo.
Questo disco, che tra le altre cose è stato quasi completamente finanziato dai fan tramite la vendita dell’album limitato “I Am Insane”, ne è l’ennesima prova.
Michael Gira in una nota speciale nel libretto dice: Please do not upload this music on the internet. This music is the product of work, sweat, blood and love. Treatin it like a handful of sand thrown in the air devalues the work, and makes it increasingly impossible to continue making music. Think about it, then: don’t do it!
Aggiungere altro sarebbe stupido.

Ps: se avete la fortuna di accaparrarvi l’edizione speciale, potrete godervi un bellissimo documentario live di un’ora e mezza, ma di questo non anticipo nulla.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=pKMibrA71LQ[/youtube]

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