Menu

Recensioni

Umberto Maria Giardini – La Dieta Dell’Imperatrice

2012 - La Tempesta Dischi/Woodworm
cantautorato/post/rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. L'imperatrice
2. Anni luce
3. Il trionfo dei tuoi occhi
4. Quasi nirvana
5. Il desiderio preso per la coda
6. Discographia
7. Fortuna, ora
8. Saga
9. Genesi e mail
10. Il sentimento del tempo
11. L'ultimo venerdì dell'umanità

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Moltheni non c’è più, lunga vita a Moltheni. Ora l’artista – e mai come in questo caso bisognerebbe scriverlo con la “a” maiuscola – bolognese d’adozione decide di tornare dopo tre anni (in mezzo la parentesi con il gruppo strumentale Pineda, in cui si cimentava dietro le pelli di una batteria) assumendo come ragione sociale il suo nome di battesimo: Umberto Maria Giardini.

Il risultato è un disco che va dritto al cuore ed al cervello dell’ascoltatore, come il nostro non era più riuscito a fare dai tempi del suo secondo album, il ruvido e riuscitissimo Fiducia Nel Nulla Migliore. Da lì in poi Giardini aveva scelto di sottrarre invece che aggiungere, intraprendendo un percorso più intimo e poco incline agli ammiccamenti radiofonici, forse in aperta contrapposizione a quel Natura In Replay che lo aveva visto esordire alla fine degli anni 90 (lo si ricorda anche per una breve apparizione al festival di Sanremo). In questa decisione c’è molto del personaggio, un uomo ed un artista mai sceso a compromessi con nessuno. La Dieta Dell’Imperatrice ce lo ripropone in versione più elettrica rispetto agli ultimi lavori, con il post rock (vecchio amore di Giardini) ora dilatato, ora ombroso, ora muscolare (come nella strumentale Il desiderio preso per la coda, quasi un outtake del progetto Pineda, o nell’energia sprigionata ne Il sentimento del tempo) che entra prepotentemente nella struttura di tutti i brani, plasmandola in maniera decisa. Così, lo stile cantautorale del nostro si arricchisce di spunti finora inediti, ed il disco ne acquista in spessore; la “grana” di questi undici brani è bella sostanziosa, gli strumenti suonano come da tempo non si sentiva. Il lirismo che sprigiona da pezzi come Anni luce, Saga e Genesi e mail va così ad unirsi a dei crescendo strumentali dal taglio psichedelico efficacissimi (la coda di Fortuna, ora). L’ultimo venerdì dell’umanità raggiunge l’apice offrendo asperità e profondità soniche vicine a mostri sacri come Mogwai e Mono.

Rinascita artistica, nuova vita, chiamatela come volete: l’unica verità sostanziale è che siamo in presenza di un album di qualità superiore.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Fwq4gfTdDaA[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close