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Interviste

Intervista agli Honeybird & The Birdies

Quando si pensa alla musica indipendente è facile farsi venire in mente tradizionali schitarrate o synth super electro e distorsioni. Ma non è così. E se serve un momento per staccare e unirsi al cosmo, Honeybird & the birdies con il nuovo album You Should Reproduce (clicca qui per la nostra recensione) ci portano nel loro mondo. Rigorosamente in volo.

Indubbiamente siete particolari. Non vi si può definire in un determinato modo o schematizzare il vostro “genere”, vista l’ecletticità e il modo di porvi nei confronti della musica senza seguire sentieri già battuti. E la vostra forza è sicuramente questa, insieme alla padronanza di tanti, tantissimi strumenti e oggetti diversi. Ma, appunto per questo, come create? Come organizzate tutte le idee?
(honeybird):Grazie! Ah come creiamo? Bella la domanda! La creazione nasce dal bisogno di esprimersi, di far uscire fuori un’idea, un concetto, un’esperienza, di condividere una energia. È una strana, strana cosa. È imprevedibile quando “nascerà” una canzone e non ci sono calendari di ovulazione. Io amo la fase di composizione e scrittura. È una esperienza folle perché arriva un momento in cui non c’è nient’altro nell’universo tranne quella canzone, entriamo in uno zen di sperimentazione e ricerca, dove tutt’insieme coagulano poesie, note, accordi, strumenti e poi…toc…come l’uovo fuoriesce la canzone!

You Should Reproduce è divertente. Ma anche spiazzante e paradossale (nel senso più positivo che si può dare a tali parole), così come diverte e spiazza (ma in modo diverso) la storiella che si cela dietro al titolo… Insomma, la società ci vuole già belli cresciuti, sposati, infigliati e con la vita regolare. Ma voi, sia musicalmente che a livello umano, vi sentite cresciuti? Cambiati? Da Mixing Berries a adesso, oltre alla presenza di walkietalkiebird, sentite di avere qualcosa in più?
(honeybird):Cresciuti, noi? Direi che musicalmente stiamo sempre in fase di crescità. Non ci fermeremo mai a suonare, imparare, e crescere musicalmente, armonicamente, melodicamente, spiritualmente e sperimentalmente. Al livello umano, penso che andare in tour fa crescere molto, come viaggiare e esplorare. Andiamo a conoscere diverse realtà, persone, dialetti, cucine locali, cosmovisioni, etc fa un gran bene! Riguardo al cambiamento, il cambiamento è una costante. Il mondo gira e mi rassereno pensando che siamo in eterna trasformazione. Bellissima!
Da Mixing Berries a adesso, abbiamo sicuramente qualcosa in più, oltre all’età e a walkietalkiebird, c’è più sinergia e un suono sempre più “nostro”, dove uno dice “ah, è honeybird & the birdies”. Inoltre, avere un produttore (Enrico) per questo album è stata un’aggiunta fantastica. È riuscito a canalizzare e tirar fuori il meglio di noi!

In una vecchia intervista, Honeybird diceva che Mixing Berries si basava sulla lettera B di bagel, birdie, bird, bubula e così via. Anche stavolta avete trovato un fil rouge da seguire?
(p-birdie): Stavolta il fil rouge è stato più intimo e personale. Già pochi mesi dopo Mixing Berries ci siamo accorti che nascevano nuove canzoni, e fremevano per essere registrate. Il tutto si è concretizzato dopo una visita ginecologica che Honeybird ha fatto, durante la quale la suddetta ginecologa la “incitava” a “riprodursi”. Credendo fortemente che ogni donna sia libera di decidere se riprodursi o no, è nata la canzone “You Should Reproduce”, che ha poi dato il titolo all’album. Il concept sonoro è incentrato sulla riproduzione intesa in senso lato, riprodurre luce, suono, vita (se si vuole), etc.

Il progetto di crowdfunding impostato in un certo modo (ricordo il carinissimo spot di presentazione di You Should Coproduce e tutti i premi per i partecipanti) è stato un po’ una novità. Pare il pubblico abbia reagito bene, insomma! 7000 dollari sono una bella cifra! Di solito si parla di cifre più basse in questi ambiti. Considerando anche il fatto che in studio avete lavorato con Enrico Gabrielli, che ci dite dell’esperienza di questa produzione con la Trovarobato?
(walkietalkiebird): È stato davvero curioso. Abbiamo fatto una sorta di salto nel vuoto contro tutti i pronostici. È stata una scelta molto spontanea e semplice. Ci siamo trovati in sala con tantissimo materiale (tieni conto che in quel periodo stavamo lavorando su 22 brani da cui poi sono usciti i 10 finiti sull’album) e pochi soldi per realizzarlo. Seguivamo da tempo i siti di crowdfunding che impazzavano in tutto il mondo fatta esclusione per il paese in cui viviamo. Ci siamo detti “In Italia non funziona?” “Proviamo”. Il risultato è stato fantastico quanto inatteso. Fare un disco consapevoli di aver il sostegno concreto di 150 persone ha avuto un sapore completamente diverso.
Enrico è stato un grande. Ha seguito anche lui con curiosità questa nostra campagna. L’accordo con Trovarobato è arrivato dopo, ma siamo molto contenti di uscire con loro.
È un’etichetta fatta di persone che amano la musica sul serio e che producono dischi sempre interessanti e stimolanti.

Considero i vostri brani “visuali”: ognuna ci fa immaginare il contesto specifico del quale tratta (sfido chiunque a non sentirsi in spiaggia con Swimming Underwater!). Una canzone dell’album a cui siete particolarmente affezionati? (personalmente, viste le mie origini, Cajaffari è un “piezz’e core”!)
(p-birdie): Visuali è la parola perfetta! ogni canzone nasce un po’ da un’esperienza personale, da un accaduto, da un pensiero, e trova più o meno spesso riscontro nelle nostre vite. Di sicuro una canzone che ci lega fortemente è “To the Earth’s core”, dove immaginiamo di prendere tutta la spazzatura del mondo (che è davvero tanta) e portarla al centro della terra, dove magicamente sparisce. Parlando poi delle tradizioni devo ammettere che, da buona sicula, personalmente Cajaffari è un “piezz’e” core pure per me!

Venite da posti differenti. Fusion credo sia la parola d’ordine. L’album inizia con la frase “Welcome to the earth’s core”. Sentite di dare una “provenienza” specifica alla vostra musica o viene davvero da un calderone al centro della terra?
(p-birdie): Il triangolo Los Angeles, Catania, Torino, si concretizza insolitamente in quel di Roma, che attualmente è la nostra città. Una strana fusione di provenienze e tradizioni fanno di noi birdies un gruppo insolito e multiforme. La nostra musica non può che venire quindi un po’ da tutte le parti ed arrivare fino al centro della Terra…senza sparire stavolta!

Domanda a bruciapelo: l’album senza il quale non sareste voi stessi?
(honeybird): Ah! Beh, il mio primo istinto sarebbe da dire “You Should Reproduce”!
Alternativamente potevo rispondere dicendo “Jane’s Addiction – Ritual de lo Habitual”, “Miles Davis – Birth of the Cool”, “The Legendary Marvin Pontiac”. Ora, su due piedi, potrei anche buttarmi a darvi 2 possibili risposte dagli altri birdies, cioè, p-birdie “Paul Simon – Graceland” e walkietalkiebird “Fela Kuti – Zombie” ;-) mica pizza e fichi!

Parte tra poche settimane anche il tour: quasi venti date in poco più di un mese… che ci dite a riguardo? E i progetti futuri?
(walkietalkiebird): Stiamo lavorando molto in sala per il tour. Quello che vogliamo è semplicemente trasmettere quello che siamo: dare colore al live, riuscire ad offrire momenti psichedelici e suggestivi e al tempo stesso esplosioni di energia, dare valore al loop sacro che ci unisce. Non vediamo l’ora di iniziare. I progetti nel cassetto sono tanti. La creatività è la stella polare di questa band. Ci teniamo molto e la seguiremo ogni notte ovunque ci conduca. Se volete saperne di più seguiteci sul sito www.honeybird.net o sui Social.

Un messaggio ai lettori!
Be elastic!

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