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Honeybird & The Birdies – You Should Reproduce

2012 - La Famosa Etichetta Trovarobato
indie/folk/world/psych

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Tracklist

1. To the Earth's Core
2. Elastic Stares
3. East Village
4. Where D'ya live Yo
5. Swimming Underwater
6. Canopy Dream
7. Eine Kalte Geschichte
8. Perejil
9. Cajaffari
10. You Should Reproduce

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Facciamo finta di avere gli zaini pronti, un furgone pieno di amici e adesivi colorati. Facciamo finta di partire verso il sud. O verso ovest. No, anzi. Stiamo partendo per un posto lontanissimo e basta, senza pensare troppo alla geografia. La colonna sonora è senza ombra di dubbio You Should Reproduce degli Honeybird & The Birdies, trio colorato ed eccentrico che fonde in sé miriadi di culture che neanche un trattato di antropologia musicale. Quando non si vuole affrontare qualcosa si dice di metter la testa sotto la sabbia.

La filosofia di vita (suggerita da questo disco in risposta a questo modo di dire) è semplice: sotto terra Honeybird & The Birdies mettono i problemi e poi a rimpiazzarli in superficie ci pensano loro (che hanno risposto alle nostre domande qui) con tante percussioni, lingue e strumenti musicali in stile Babilonia biblica ma senza perdizioni. Il messaggio è palese sin dall’inizio con To the Earth’s Core e nella multicolor Elastic Stares. Poi, quando meno ce l’aspettiamo, torna a galla nel “rito propiziatorio” a metà di Where D’Ya Live Yo, scompigliante brano rap e dal groove trasformista. Seguendo le track dell’album arriva la risposta. Il viaggio è davvero verso il centro della terra, attraverso le città, sotto gli oceani per poi, dopo essersi liberati dell’immondizia ed aver esorcizzato frenesie e rifiuti possiamo iniziare a preoccuparci delle piccole cose, ad esempio alla sabbia dentro alle scarpe dopo aver ascoltato Swimming Underwater. Impossibile segnalare un brano migliore rispetto agli altri ma la doppietta Eine Kalte Geschichte e Perejil in successione è molto accattivante. Segue Cajaffari, in dialetto catanese. Quello che viene fuori è la sensazione di volersi avvolgere in un telo batik dai toni gialli, togliersi le scarpe e iniziare a muoversi. E l’opera deve ancora concludersi.
La composizione è tanto varia quanto coerente ai lavori passati quanto ad uno stile così personale da non poter definire “accademicamente”. La lezione che ci danno è senza ombra di dubbio quella di lasciar perdere una vita troppo conforme per evolverci, guardarci intorno e imparare la creatività dal folklore e da tutto quello che il globo offre di buono. Ottimisticamente. Il brano finale è You Should Reproduce, la title track che si rifà molto a questo ultimo concetto: forte ritmicamente, noisy nella struttura iniziale, a metà durata anche questa canzone si trasforma. I suoni sublimano in un turbinio di piume e pennellate fluo da indiani suburbani che, però, non hanno bisogno di troppa elettricità – come va tanto di moda – per poi sfumare e chiudere così un album immancabile nello scaffale degli amanti dei suoni atipici, vittoriosi sugli stereotipi, creando sorprendenti nuove e solari sonorità servendosi di mezzi più tradizionali.

Insomma, siate anche voi “quirky like birds and sweet like honey” come dicono loro; iniziate a svolazzare in giro. Il bello, dopotutto, viene anche dalla porta accanto.

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