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MARIA ANTONIETTA + EVA MON AMOUR – Lanificio 159, Roma, 3 novembre 2012

Un vestitino senape e delle calze coprenti  in tipico stile Londra anni ’70, una matassa di capelli rossi scarmigliati, delle scarpette basse a fiori e la Fender sotto braccio. Questa è Maria Antonietta (Letizia Cesarini) sul palco. La ragazza si presenta con aria innocente, ma poi scatena tutta la sua anima punk, agitando le braccia tatuate sulle corde e lasciando il rossetto sul microfono.
Il locale è piccolo, il palco è basso, le luci sono arrangiate e il microfono non va.
-Ricominciamo da capo!- è la prima frase che la nostra donzella pronuncia, quando tenta di fare il primo pezzo con scarso risultati.
Si sporca le mani; va di persona a ricollegare i fili e dà il via -stavolta davvero!- al concerto, cantando un arrangiamento più rockeggiante di “Alla felicità e ai locali punk”.
Frenetica ed energetica, sul palco ostenta una spavalderia che forse nella vita non le appartiene, batte sul pedale dell’elettrica. Donna come non mai, si scatena esibendosi in “Quanto eri bello”, “Con gli occhiali da sole” e “Santa Caterina”.
Non tutti cantano, forse non molti sono lì per lei, ma non le interessa, si butta in pasto ai lupi senza paura.
Qualche commento di sottofondo : “Certo però che è strana!”
Un aspetto di lei innegabile quanto attraente, Maria Antonietta, col suo parlare poco e strascicato tra una canzone e l’altra, col suo muoversi in modo strano sul palco, con quell’espressione che la fa sembrare sempre un po’ fuori fase; ti tiene con gli occhi incollati al palco per tutto il tempo che le è stato concesso.
A metà concerto manda via la sua band e si esibisce in acustico nella straziante “Maria Maddalena” reclamando a gran voce “Io sono ancora bella!”, per poi concludere con “Stasera ho da fare” cantata a cappella.
Ringrazia prima di iniziare a cantarla, poi, preso il tamburello, tira fuori il suo ultimo tormento e se ne va, senza una parola.

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