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Meteorismi

Meteorismi #3: HANSON

Meteorismi, ovvero star che, come peti, si dissolvono nell’etere

Meteorismi: una rubrica di stampo informativo con lo scopo di farvi esclamare, in ogni finale di puntata, “Vedi, c’è chi sta peggio”. Una pompata all’ego e alla curiosità, attraverso l’analisi delle fini più o meno decorose di quegli artisti definibili oneshot. Si inizi dunque, al grido di: Never ending merda.

Hanson

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=NHozn0YXAeE[/youtube]

Gli Hanson incarnano alla perfezione lo spirito di Meteorismi: pur non essendo mai (ufficialmente) scomparsi dalla scena meritano COMUNQUE una menzione speciale. Se esistesse il meteorismo d’oro, andrebbe a loro per Honoris Causa.
Come tutti sanno, queste tre proto lesbiche mancate, iniziano la loro carriera fanciullissimi nel ’92, anche se per la ribalta hanno dovuto aspettare 5 anni e la meravigliosa Mmmbop. Conosco persone di sesso maschile che guardando il video, hanno fatto più di un pensiero impuro su Taylor, prima di scoprire che anche lui è portatore sano di cazzo.
Per capire la portata del fenomeno Hanson vi rendo partecipi di ciò: il governatore dell’Oklahoma, terra natia dei nostri puti, ha dichiarato il 6 maggio Hanson day (n.b nel 1997 in tale giorno è uscito l’album Middle Of Nowhere – disco che ha reso famosa la band e che contiene una versione del pezzo di cui sopra). Non so come si celebri, ma credo che da quest’anno lo festeggerò anch’io andando in giro per la città in rollerblade con una parrucca bionda e –mio malgrado- provocando erezioni ai pederasta. Insomma la solita roba da Hanson.
I visini puliti e l’essere la risposta degli anni ’90 ai Jackson 5, hanno permesso loro di vincere BEN due Grammy nel ’98.
Subito dopo, non soddisfatti e soprattutto avari di successo, pubblicano un altro album che raccoglie i lavori precedenti e le autoproduzioni, in soldoni si rigiocano la hit Mmmbop in 5-6 versioni diverse per disco. Cosa che suona tristemente come quei comici di Zelig che vengono ricordati, non tanto per il loro nome, ma piuttosto per una loro battuta tormentone, che di solito è un’onomatopea insensata e poco divertente. Togliendo questa personalissima osservazione, pare che il giochetto funzioni e faccia vendere ai biondissimi una cosa come 8 milioni di dischi.
Infatti, nonostante questo minestrone ri-ri-riscaldato, arrivano al 2000 con alle spalle 4 dischi, molti tour mondiali, dei Grammy e un 6 maggio dedicato. Mica briciole.
Purtroppo anche questa storia ha un lato tragico: nel 2003 dopo aver proposto alla loro etichetta un disco che era già in circolazione da due anni, vengono prima cassati e poi scaricati. Avrà fatto cagare ‘sto disco?
Per darci modo di rispondere alla domanda gli Hanson hanno pensato di fondare, quello stesso anno, una loro etichetta, la 3 Car Garage Records, e oltre al precedente This Time Around aka l’album del fallimento, hanno raccolto e prodotto canzoni di quando erano bambini, incise nel loro garage (ma dai?).
Questa storia dell’etichetta indipendente non dev’essere per nulla riuscita, visto che poco dopo hanno fatto uscire un documentario sulla crisi discografica- musicale; hanno optato allora per la svolta umanitaria, non riuscendo neanche questa volta a ricavalcare l’onda come quando avevano 11-12 anni e i testicoli ancora nella pancia.
A questo punto della loro carriera gli Hanson non sanno più cosa fare o che carta giocare; i soldi abbondavano ma a loro non bastava essere dei ragazzini prodigio o finire tutte le scorte di eroina del mondo come il loro quasi coetaneo Macaulay Culkin, quindi decidono di insistere, insistere e insistere.
Creano collaborazioni e nuove band, cercano di farsi mettere in tutte le line up dei festival del mondo, di apparire nei palinsesti radiofonici e televisivi, ma niente da fare.
Stoici come sempre, gli Hanson dal 2005 ad oggi continuano a produrre musica e a fare tour (per lo più parliamo di show case in localini e pub); la cosa peggiore è che nonostante loro adesso siano sulla 30ina e anche musicalmente siano maturati, la gente continua a chiedergli di suonare Mmmbop, skippando a piè pari i vari messaggi umanitari di cui i tre si fanno ambasciatori.
Su iTunes comunque trovate i loro ultimi lavori, tra cui No Sleep for Banditos, fresco fresco di quest’anno che sorprendentemente è una raccolta di 5 inediti (sì, non c’è nessuna versione di Mmmbop).

Possono indossare tutti i giubbotti di pelle e i tuxedo che vogliono, farsi crescere la barba fino alle ginocchia e girare con gli eserciti di figa, ma per me rimarranno sempre le tre ragazzine lesbiche, che a 10 anni mi hanno fatto capire che la femminilità può essere anche una camicia e un paio di jeans ereditati da uno zio sovrappeso.

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