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Interviste

Intervista a GEOFF FARINA

Geoff Farina è una leggenda: con i suoi Karate prima, e con i suoi svariati successivi progetti, ha segnato indelebilmente anni di musica alternativa e formato una bella generazione di ascoltatori. Da stasera è in Italia per un minitour di 8 date (qui tutte le date) per presentare il suo nuovo album solista “Wishes Of The Dead” (clicca qui per leggere la nostra recensione) e non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di scambiare quattro belle chiacchiere.

A cura di Fabio La Donna.

Ciao Geoff! Sei soddisfatto di come il tuo ultimo album “Wishes Of The Dead” sia stato accolto da critica e pubblico?
Beh, in realtà non ci sono ancora molte recensioni, ma quelle che ho ricevuto sono state tutte molto positive. Penso che una volta che comincerò a suonare il mio disco dal vivo capirò molto meglio se e come le persone l’avranno accolto.

The Wishes Of The Dead, 10 songs written along the Kennebeck River in Maine. Un disco tradizionale e emozionante che lascia sicuramente il segno. Ci parli di come è stata scelta la bellissima copertina? Cosa ti ha spinto ad incentrare un disco sull’ambiente di dove vivi?
Ho scritto tutte le canzoni del disco durante l’anno in cui io e mia moglie abbiamo vissuto nei pressi del fiume Kennebeck, in una piccola città del Maine, Hallowell. In realtà non ho direttamente scelto di dedicare le mie canzoni a questa esperienza, ma nel momento in cui siamo tornati a Chicago, mi sono accorto di avere 10 nuove canzoni che riflettevano perfettamente tutto il tempo e tutte le esperienze vissute ad Hallowell. Ci aspettavamo di trovare nel Maine un’atmosfera idilliaca, pacata e tranquilla, ma in realtà è un posto molto strano in cui vivere, e molte di queste storie e immagini così strane risaltano dalle canzoni. Penso che tutto questo abbia reso il disco un lavoro unitario e coerente, e nella mia idea le canzoni sono qualcosa come dei capitoli di un libro. La copertina è stata realizzata da Dan di LandLand (http://cargocollective.com/landland) in Minneapolis. La mia idea era di unire delle immagini del Maine alla sensazione astratta dell’artwork, e credo che il lavoro di Dan funzioni alla grande in questo senso. Mi piace davvero molto.

“The dove and the lamb” è tra le canzone più interessanti dell’album. Ci parli di com’è nata?
La parte strumentale di questa canzone è stata influenzata da “Spike Driver Blues”, pezzo di John Hurt contenuto nel suo “Okeh Recordings” del 1928. Mi muovo spesso da una canzone a un’altra, e quando suono “The Dove And The Lamb” cerco di catturare lo spirito gentile e cadenzato di “Spike Driver”. Mi ricordo esattamente il momento in cui ho scritto il testo di questa canzone. Fummo svegliati molto presto una mattina d’estate ad Hallowell, da qualcuno che stava rasando l’erba non lontano da casa nostra, circa verso le 7 del mattino. L’odore dell’erba, i primi raggi del sole che si riflettevano sull’acqua del fiume e la sensazione di essere svegliati così presto durante il weekend dal frastuono di un tosaerba erano tutte cose che non avevo mai sperimentato per più di 30 anni (ho vissuto in città da quando avevo 18 anni). Guardai fuori dalla finestra e vidi una coppia di giovani punk, probabilmente quattordicenni, passeggiare sul prato della biblioteca di fronte casa nostra, scambiandosi idee e impressioni su di un libro. Tornai con la mente a quando ero giovane, e avrei voluto fare lo stesso…passeggiare di fronte ad una biblioteca o un museo nello stesso momento in cui qualcuno stava nuotando in piscina o giocando a calcio in sabato soleggiato. Da qui ho scritto questa storia, era tutto davanti ai miei occhi, è stato veramente facile scrivere questa canzone.

Nel 2008 è uscito sotto l’Italia FromSCRATCH, l’album Still Life With Commercials dove hai suonato con Massimo Pupillo e Michael Zerang. Vuoi parlarci di questa esperienza?
l merito va tutto a Massimo: ero in Italia per un tour nello stesso momento in cui lui stava organizzando alcuni concerti per Michael, così ci incontrammo tutti in uno studio a Roma e improvvisammo. Inoltre, abbiamo suonato 3 concerti insieme, ed è stato bellissimo, mi ricordo che un concerto a Roma fu davvero fantastico. Massimo mixò ed editò molto quello che avevamo registrato, così il disco è venuto fuori molto diverso da quello che mi aspettavo in realtà. È passato molto tempo dall’ultima volta in cui l’ho ascoltato, non credo di poter dire molto a riguardo. Forse proverò a riascoltarlo a breve. È buffo che tu mi abbia chiesto di questo disco: ho suonato di nuovo con Michael, per la prima volta dall’uscita del disco, proprio un paio di settimane fa. L’ho invitato in un club a Chicago e abbiamo suonato insieme alla grande. Michael è un grande musicista.

Sarai in Italia per 8 concerti: cosa ti aspetti dai tuoi ascoltatori italiani? Che tipo di strumentazione userai?
L’italia è probabilmente il mio luogo preferito dove suonare. La mia famiglia è italiana e parlo un po’ di italiano, mi sento a casa qui. Sto anche cercando di organizzarmi per passare un po’ di tempo con alcuni dei miei fans italiani che sono sempre molto amichevoli e di idee molto aperte, cosa che apprezzo sempre molto. E, ovviamente, adoro l’ospitalità e la cucina italiana!
Quanto ai concerti, non ci sarà nessuna backline, saremo solo io e la mia chitarra acustica, come nel disco.

Il 26 novembre suonerai in un piccolo paese (Umbertide) in Italia. Una sala di 99 posti in un luogo di evasione dalla quotidiana routine di provincia in cui le immagini e i suoni di un concerto si trasformano in sogni e viceversa. In una provincia fatta di routine e vizi questo è un piccolo spiraglio di colore. Emotivamente parlando, che differenza trovi tra le grandi città e le distese rurali? Son due mondi che generano persone diverse o sono complementari?
Devo dire che adoro suonare nelle piccole città. Ho suonato in moltissime cittadine in tutta Europa, e c’è qualcosa dell’intimità di queste piccole realtà che amo davvero molto. Solitamente, le persone che vengono ad ascoltarmi si conoscono l’una con l’altra, e c’è una atomsfera comune che rende il tutto più confortevole e rassicuramente. Inoltre, gli spostamenti sono decisamente più comodi: ovviamente mi piace suonare anche a Roma o Milano per esempio, ma sono sempre di cattivo umore quando mi trovo a dover poi stare nel traffico per ore!

La nostra intervista è finita: puoi lasciare un messaggo ai nostri lettori?
Grazie a tutti gli italiani che hanno ascoltato la mia musica in questi anni. Ci vediamo ai miei concerti!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sou78GiLezI[/youtube]

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