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Interviste

Intervista a LO STATO SOCIALE

Lo Stato sociale è una caratteristica dello Stato che si fonda sul principio di uguaglianza sostanziale, da cui deriva la finalità di ridurre le disuguaglianze sociali. In senso ampio, per Stato Sociale si indica anche il sistema normativo con il quale lo Stato traduce in atti concreti tale finalità; in questa accezione si parla di welfare state (stato del benessere tradotto letteralmente dall’inglese, detto anche stato assistenziale).

A cura di Serena Lucaccioni.

Lo Stato Sociale è un gruppo che nasce in Emilia-Romagna, una regione che è sempre stata teatro di musica di alto livello, basti pensare alla cultura del cantautorato che si fonda tra le città di Modena e Bologna. Quanto questo ha influito, motivato o magari anche demotivato la vostra scelta musicale?
Bella domanda. Se è sempre stata teatro di musica di alto livello, il vero dilemma è che cazzo c’entriamo noi. Comunque, effettivamente hai detto una cosa vera, che noi c’abbiamo tutti questi pistolotti della politica da bar perché siamo di Bologna, questo è oggettivo. Quindi sì, sicuramente quello che ascoltiamo della nostra regione come Claudio Lolli, Lucio Dalla, un po’ di Guccini… Ci ha influenzato in modo piuttosto significativo. Ci piace anche Cesare Cremonini.

Cosa pensate della democrazia -incompiuta, peraltro- italiana?
Noi in questi discorsi non ci vogliamo entrare, ma proviamo a rispondere in venti secondi. La democrazia è incompiuta di natura; nel senso che è difficile compierla in toto, perché ci vorrebbe una buonissima volontà da parte di chiunque che, fondamentalmente, non c’è. Quella italiana forse è più incompiuta di altre, perché c’è ancora meno voglia di partecipare al gioco e più voglia di stare da un lato a rompere il cazzo o a goderne. E poi anche questa cosa del “compiere” è sopravvalutata; cioè quando tu, per esempio, compi diciott’anni, hai appena finito il tuo diciottesimo anno di vita. Dunque finché non hai compiuto una cosa, quella cosa la stai, di fatto, realizzando.

“Il lavoro debilita l’uomo” cantate in Cromosomi, l’ultimo singolo estratto da Turisti Della Democrazia. Però è necessario. Che lavoro credete che fareste, adesso, se questo progetto non avesse funzionato?
Avremmo un bar. Oppure una squadra di opinionismo in una tv regionale; sempre noi cinque che, a rotazione, parliamo di calcio, di basket, di politica… In pratica di tutto.
Avevamo anche pensato di affittare gli amici finti per le lauree, sfruttando il business dell’università, che va forte a Bologna. Così se tu sei uno sfigato che non ha avuto amici per questi cinque anni di studi, noi ti affittiamo gli amici. Se paghi l’extra hai anche la fidanzata, e facciamo una mega festa. Come mestiere avrebbe anche un risvolto sociale : capiresti che se certa gente non ha amici, un motivo ci sarà.

Qualche giorno fa, avete annunciato due date per il prossimo anno che vedranno la luce all’estero. Essendo voi una band italiana con radici salde nel Bel Paese, fa strano immaginarvi su un palco europeo. Come è nata questa idea e/o esigenza?
È un tour speciale, in cui visitiamo tutti gli stati senza l’estradizione per trovare asilo politico in paesi che magari hanno il mare o un clima migliore. Il famoso mare di Parigi. In realtà ci hanno chiamato. Non sapendo quello che facevano.

Reputate azzardata, in un periodo come questo, l’idea di finanziamento pubblico che state promuovendo con MusicRaiser?
A dire il vero ci sta un po’ antipatica di per sé l’idea del finanziamento, però evidentemente Turisti Della Democrazia Deluxe sarà un feticcio per qualcuno a cui è piaciuto tantissimo qualcosa che già conosce, e quindi riusciamo a sopportarlo. Se dovessimo fare un disco ex novo facendoci finanziare dalle persone, che pagano in anticipo per contribuire ad un album che poi magari gli fa schifo, non saremmo in grado di reggere le aspettative. Perché comunque, effettivamente, un pochino ci pesa.

Com’è nato il “cazzeggio” durante i concerti? Avete iniziato a suonare proprio con l’intenzione di portare sul palco uno spettacolo al limite del cabaret oppure siete degenerati col tempo?
La domanda è come sono nati i concerti durante il cazzeggio. In principio c’era il cazzeggio, ovvero questo brodo primordiale dove, ad un certo punto, delle cellule si sono incontrate e sono uscite fuori delle canzoni; anche se non sappiamo come è successo. Sicuramente al baretto.

E adesso parliamo di cose serie. Quanto vi siete rotti le palle delle polemiche su di voi?
In generale non ce ne frega più di tanto, ma ci piace sentire il rumore dei nemici.

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