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Profligate – Come Follow Me

2012 - More Records
electro/noise

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Tracklist

1.Vixen
2.Suppression
3.Barrier Earth
4.Against The Wall
5.Triumph
6.Faint Image Of Myself

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Dalle parti di Philadelphia, statene certi, qualcosa accade. Sempre. E questa volta è anche stupefacente. Un mattacchione, che di nome fa più o meno così: Ren Schofield e che bazzica dalle parti di More records, da qualche tempo attraverso il suo progetto, Container, si diverte a sparare basi elettroniche e, salito su di una austera quadriga, le insegue. Peccato che dalla sua luccicante faretra, al posto dei dardi, scagli dei droni loopizzati. Ma vabbè, questa è un’ altra storia. Tale simpatico individuo, evidentemente rende onore al suo impulso al gioco in codesto modo e qualcuno, non a caso, ha parlato di “Technoise”. Ok basta, abbandoniamo lo Spieltrib schofieldiano e che si spengano le luci.

Noah Antony, ex Social Junk, già Night Burger ed ora anche Profligate, oltre ad essere nel giro poc’anzi (“pocanzi” raro, cfr. treccani) citato, è il paziente di oggi. L’opera, “Come follow me”, è uscita il 1 Novembre duemila(e)dodici per More Records (se non l’aveste capito si invita la gentile clientela ad approfondire) e tra poco ci sarà una sua nuova pubblicazione per Not Not Fun Records. Altra label assurda, celebre in qualsiasi interstizio dello spazio siderale per i suoi macchinari impazziti (vedi Umberto). Noah, all’ inizio del progetto Night Burger ci andava giù pesante, soprattutto di noise e suonava qualcosa di incatalogabile e sperimentale (tra trentatré anni scopriranno che avrà inventato un paio di generi). Il nome Profligate è preso in prestito dalla seconda canzone dell’ album “What happens next?”, chiaramente composto sotto il monicker, peraltro iper produttivo, Night Burger. “Come follow me” è una b-side composta in totale da sei pezzi e solo in apparenza segna un punto di rottura col passato. Ciò in quanto non compare più nulla che si possa ascrivere all’ambito rumoristico, ma l’ordine di idee e l’intento, anche se prima decostruito (volendo fenomenologicamente) e poi minimalizzato, si pone in continuità col passato. L’opera ha una struttura minimal wave, suona darkstep/industrial e,in alcuni casi, compaiono delle clean vocals. Per quanto mi riguarda è una delle uscite più originali e ben fatte degli ultimi tempi per il genere, o meglio, i generi che abbraccia.
“Vixen” apre il flusso incandescente con un giro di basso incalzante, accompagnato da synth con effetti svariati e voce. Ritengo che si possa considerare un’ opener eccellente e mai ridondante, nonostante la lunghezza. Lo scenario è molto coinvolgente e inquietante, ma questa ormai non è più una novità per il genere e per l’artista.L’atmosfera diventa ancora più buia con l’affanno iniziale e la voce di “Suppression”. La melodia costante cela dietro di sé delle dimensioni arcane inaccessibili a tutti coloro che non sono adepti.Si assiste ad una minaccia incombente in “Barrier Earth”, dove l’iniziale atmosfera ambient, è prima accompagnata da un ritmo martellante e poi colpita da effetti psichedelici. Il lato B dell’opera si apre con “Against the wall”, melodie, voce, testi e coinvolgimento al top. La strumentale “Triumph” e la più lunga (mai troppo ) “Faint image of myself” chiudono con finezza e in chiave più “classica” per i canoni del genere, ma anche in questi casi effetti originali le rendono, nel complesso, ottimi pezzi.

La morale della favola è che bisogna star lontani dal lupo cattivo.

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