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KATATONIA + Alcest + Junius – Orion, Roma, 21 novembre 2012

Grande attesa fuori i cancelli dell’Orion di Ciampino (Roma) lo scorso mercoledì 21 novembre per il ritorno in Italia degli svedesi Katatonia dopo un’assenza di due anni; motivo dell’attuale tour europeo è l’uscita, lo scorso 27 agosto, di “Dead End Kings”, il nuovo validissimo album dei “malinconici” metallers, il quale presenta un sound più diretto del solito, orecchiabile e curatissimo nei dettagli.

C’è interesse e curiosità anche per i due special guests della serata, i francesi Alcest e gli americani Junius. Proprio questi ultimi aprono la serata (a dire il vero con un’ora buona di ritardo, causa non specificati problemi tecnici) catalizzando l’interesse di chi si è già posizionato in prima fila col loro metal-gaze trascinante. Purtroppo i suoni non sono ancora nitidissimi, specialmente batteria e chitarre ci mettono un po’ a ingranare; nonostante ciò, i Junius riscuotono qualche timido applauso, specie grazie ai loro due pezzi più rappresentativi dell’ultimo album Reports From The Threshold of Death, Betray The Grave e All Shall Float. La scaletta risulta probabilmente rimaneggiata a causa del succitato ritardo con cui la serata è iniziata, per cui dopo cinque pezzi i metallers di Boston salutano il pubblico e lasciano spazio al prossimo gruppo, gli Alcest.
Non è facile definire questa band dal passato black metal e che attualmente con quel genere non ha nulla a che fare, trattandosi a conti fatti di shoegaze misto a post rock/metal decisamente onirico…Comunque mentre chi scrive si perde nelle più disparate etichette affibbiate di solito agli Alcest, varie decine di ragazzi si affollano sotto il palco, a testimoniare che la band in questione è effettivamente sempre più apprezzata anche dalle nostre parti. La bellezza delle melodie di chitarra e l’atteggiamento intimista degli Alcest, incarnato nella persona del cantante-chitarrista Neige colpiscono nel segno, anche se probabilmente due sono le canzoni che spiccano nella scaletta della band, ovvero l’ormai classica Souvenir D’Autre Monde e Percées de Lumière. Nel susseguirsi dei brani, comunque, l’impressione è che i francesi siano più adatti ad un ascolto solitario -magari in cuffia- rispetto ad un live dove, per fare un esempio, le linee vocali spesso morbide e basse di Neige e del secondo chitarrista Zero non sono valorizzate al massimo. Anche la struttura di alcuni brani, a modesto parere di chi scrive, dal vivo risulta alquanto ripetitiva. Ciò non toglie che i francesi siano comunque interessanti ed amati dagli astanti. Comunque, dopo circa tre quarti d’ora l’Orion scalpita, è giunta finalmente l’ora dei Katatonia.

L’apertura è affidata a The Parting, apripista della nuova fatica discografica, la quale anche in sede live si dimostra pregevole e ricca di pathos. Il frontman Jonas Renkse saluta il pubblico con affetto e si scusa per l’ora tarda, poi attacca subito con un altro nuovo pezzo, la micidiale Buildings, primo singolo estratto da Dead End Kings. Buona parte del pubblico dimostra di conoscere i nuovi brani e questo non fa che aumentare l’entusiasmo per la serata da parte degli astanti ed ovviamente della band, che sciorina via via i maggiori successi di The Great Cold Distance, l’album che segna la svolta “prog-oriented” nella storia dei Katatonia e che a conti fatti rappresenta una pietra miliare nella loro discografia. Nella parte centrale dello show, i vecchi brani tratti da Discouraged Ones e da Last Fair Deal Gone Down fanno da padrone, per la gioia degli appassionati di lunga data. La struttura dei “classici” Deadhouse, Sweet Nurse e Teargas è più semplice rispetto agli ultimi dischi ma contraddistinguono quel sound doom-gothic inscritto nel dna dei Katatonia. Dopo una breve pausa, ecco che Ghost of The Sun, estratta da Viva Emptiness, riprende ad infiammare tutti i presenti, a farci urlare tutti a squarciagola. Non si può non notare la bravura e l’impatto dei nordici, i quali suonano decisamente più potenti rispetto ai gruppi spalla, complice anche un cambio di impianto. Anche i due recenti acquisti dei Katatonia – il bassista Niklas Sandin ed il secondo chitarrista Per Eriksson – fanno il proprio lavoro alla perfezione. Proprio Per infatti, è l’autore di una canzone del nuovo album, Lethean, suonata anch’essa questa sera. La resa dei nuovi brani è magnifica, anche per canzoni come The Racing Heart, dove gli abili svedesi intrecciano interessanti melodie sui samples preregistrati. Il concerto giunge alla conclusione con gli ultimi due brani, Leaders dal già citato The Great Cold Distance (agghiaccianti gli urli del chitarrista Anders Nystrom) e Dead Letters, che non a caso chiude anche Dead End Kings. Nonostante il nuovo album suoni meno “metal” rispetto ai predecessori, dal vivo la potenza degli strumenti e soprattutto dei suoni di batteria – imponente Daniel Liljiekvist questa sera – non delude e “stordisce” positivamente l’Orion.

I Katatonia ringraziano molto calorosamente ( rispetto agli standard di nordici, ovviamente), sanno che le nuove canzoni si imprimeranno molto presto nella mente degli ascoltatori; per il sottoscritto è effettivamente così, come per molti di voi che eravate lì a cantare.

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