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Interviste

Intervista ai NE OBLIVISCARIS

Tempo fa ci eravamo occupati di un dischetto veramente interessante, “Portal Of I” (clicca qui per la nostra recensione), dei metallers australi Ne Obliviscaris. La particolarità e la validità del loro extreme-metal, virato al prog ma altrettanto ricco di feeling ed emozioni, hanno fatto del loro album una delle più interessanti sorprese di questo 2012, ormai agli sgoccioli. Ne parliamo con i disponibilissimi Xenoyr e Benji, rispettivamente voce (growl e scream) e chitarra solista.

Ciao ragazzi, prima di tutto benvenuti sulle pagine di Impatto Sonoro. Devo dirvi che ho apprezzato davvero molto il vostro lavoro su “Portal Of I”, e infatti l’ho piazzato nelle zone alte della mia Top 10 di questo 2012 metallico. Come descrivereste la vostra proposta, in poche, rapide parole?
Xenoyr (voce e testi): Progressiva, melodica, estrema

Concordo. “Portal Of I” è uno degli album più sorprendenti usciti di recente, sia sotto il punto di vista prettamente musicale che lirico. A tal proposito, si tratta di un concept, oppure di una raccolta di canzoni, ognuna delle quali tematicamente indipendente?
X: Grazie mille, non siamo ancora abbastanza abituati alle numerosissime reazioni positive che il nostro album sta suscitando! Ti posso dire che “Portal Of I” non è un concepì propriamente detto, anche se, in senso lato, potrebbe essere visto come tale, visto che ogni sua canzone rappresenta un percorso, un viaggio, con un inizio e una fine.

Sono stato colpito dai titoli dei brani, molto particolari ed evocativi.
Puoi rivelarci qualcosa di più su di essi?

X: Dunque, senza andare troppo per le lunghe: “Tapestry Of The Starless Abstract” riguarda la conoscenza di se stessi e l’auto-accettazione. Ognuno di noi è diverso, alcuni posseggono la volontà di esplorare il proprio lato oscuro, altri no.
“Xenoflux” si riferisce all’abilità di evolversi e vivere le nostre tenebre interiori, ed essere capaci di credere a qualcosa di più grande di noi. Siamo in costante cambiamento, proprio come l’ignoto che abbiamo costantemente di fronte…
“Of The Leper Butterflies” tratta della compresenza e della compenetrazione degli opposti. Senza la sofferenza, l’orrore e la morte non ci potrebbero essere la felicità, la bellezza e la vita.
“Forget Not” è un brano per coloro che abbiamo perso lungo la strada, una sorta di requiem. Piangiamo la loro perdita e celebriamo l’impatto che hanno avuto nelle nostre vite.
“And Plague Flowers The Kaleidoscope”: solo quando dobbiamo affrontare circostanze estreme vengono alla luce i nostri veri sentimenti e il nostro sincero carattere. Ognuno di noi è un’opera d’arte unica nel suo genere.
“As Icicles Fall” tratta della rovina prodotta dall’umanità sul nostro pianeta. Individualmente ognuno di noi ha un impatto sul mondo, consapevole o meno, ma come umanità stiamo operando a nostro detrimento, pianificando la nostra stessa distruzione di massa. Come diceva Nietzsche l’umanità è una malattia, e non posso che concordare.
“Of Petrichor Weaves Black Noise” riguarda quei particolari momenti della vita in cui gli eventi fanno di noi ciò che siamo. Momenti unici, nei quali il tempo sembra fermarsi e tutto il resto attorno pare in assoluto silenzio.
Queste descrizioni sono ovviamente generiche, più che altro degli indizi che si rifanno ad altri concetti e significati, che ognuno può approfondire come meglio crede.

Ne Obliviscaris significa “non dimenticare”. Quale motivazione vi ha condotto alla scelta di questo affascinante monicker?
X: Volevamo un nome che risultasse di aperta e libera interpretazione, qualcosa a cui la gente potesse riferirsi attraverso propri personali collegamenti. Può essere inteso come un modo per ricordarsi chi si è, in quanto individui, o per celebrare la bellezza della vita, oppure i ricordi di un amore perduto…

Il vostro sound è un melting-pot di vari approcci e stili, dal metal estremo (death, black) al prog rock. Pare proprio che siate degli ascoltatori onnivori, ma quali sono i vostri artisti preferiti, gli album più importanti per la vostra formazione musicale?
Benji (chitarra solista) : Personalmente le mie pietre miliari musicali sono state: Death – “Symbolic”, Cynic – “Focus”, Emperor – “Anthems to the Welkin at Dusk”, “The Mars Volta – De-loused in the Comatorium”, Antoine Dufour – “Existence”, The Rosenberg Trio – “Live 1992 North Sea”. Come avrai intuito i comuni denominatori sono integrità, emozioni e duro lavoro tecnico.

Sul web siete spesso paragonati a band come Opeth, Cynic, Agalloch, My Dying Bride, ma secondo me la vostra proposta è molto personale e ben distinguibile, sebbene vi siano delle ovvie similarità nel sound. Come avete raggiunto un tale risultato, in termini di composizione?
B: Lavorando duro da oltre 9 anni. Personalmente non presto molta attenzione a questi paragoni, anche perchè di solito metà delle band che vengono nominate non le conosco o ascolto nemmeno. L’unico gruppo che in qualche modo trovo somigliante e attinente a noi sono i Disillusion, col loro fantastico album “Back to Times of Splendor”. Paradossalmente non mi sembra però che nessuno abbia mai avanzato un paragone tra noi e loro.

Parliamo ora dell’artwork, una composizione che raffigura un teschio, una falena, colombe, fuoco e volute di fumo. Che significato celano queste immagini?
X: La copertina è una combinazione di tutti gli elementi che ci rappresentano, a livello simbolico. Direi che si tratta di un’immagine abbastanza astratta, come colori e texture, ma proprio per questo riesce a essere aderente e simile alla nostra musica.

Avete siglato un contratto con l’etichetta italiana Code 666 Records.
Come vanno le cose con loro?

B: Molto bene! Sono appassionati della nostra musica, e lavorano davvero duro per diffondere il nostro lavoro al di fuori dell’Australia e della Nuova Zelanda.

Complessivamente preferite la fase di composizione e di lavoro in studio, oppure il contesto live?
B: Suonare dal vivo, senza dubbio. E’ lì che veniamo ripagati del nostro lavoro, il luogo in cui ci sentiamo come un unico corpo, che suona all’unisono, mentre i brividi corrono lungo la spina dorsale.

A livello di pubblicazioni siete una band relativamente giovane. Ora che “Portal Of I” è sugli scaffali di tutto il mondo, quali sono i vostri prossimi obiettivi? Avete già pianificato un tour o avviato la lavorazione di nuovo materiale?
B: Attualmente il nostro più grande desiderio sarebbe fare un tour mondiale. Nel frattempo stiamo già lavorando a nuovi brani, e spero proprio che non dovremo attendere altri cinque anni per pubblicare un nuovo album!

Ok ragazzi, questa era l’ultima domanda. Grazie per la vostra disponibilità, vi auguro un 2013 altrettanto ricco di soddisfazioni, come per voi è stato questo 2012.
B: Grazie molte per l’intervista e per il tuo interesse verso i Ne Obliviscaris. Sono un grandissimo estimatore dell’Italia, come paese e come cultura, e non ci sarebbe niente di meglio per me che suonare le nostre canzoni dal vivo per voi!
X: Ringrazio di cuore te e chiunque abbia avuto il tempo di ascoltare e apprezzare la nostra musica.

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