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Pony Pony Run Run – Pony Pony Run Run

2012 - 3ème Bureau
Power/Synth/Pop/Rock

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Tracklist

1. Just a Song
2. Time To Reveal
3. Come Back To Me
4. Everywhere I Go
5. Sorry
6. Don't Stop
7. We Never Try To Recall
8. Far Away
9. Here I Am
10. Interlude
11. Eternally
12. Notorious Lady

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Dopo essere stati quasi bombardati da gruppi electrosynthrockindiepop (e chi più ne più ne metta) per diversi anni, un’altra band si mostra al pubblico dopo un primo album snobbato praticamente ovunque tranne che in terra natìa dove raggiunge 100000 copie vendute.

Pony Pony Run Run è il nome di questo ensemble francese che, dopo aver pubblicato You Need Pony Pony Run Run nel 2009 ritenta quest’anno la scalata con l’album omonimo. Le sonorità touch ci sono, gli svarionamenti nostalgici di dance pure, le chitarrine clean non mancano; cantano in inglese come i conterranei Phoenix e non nascondono l’attitudine disco (che, ammettiamolo, abbiamo tutti) un po’ come i britannici Fenech Soler e compagnia varia. Il mix che ne esce è un po’ prevedibile, ma comunque ben ascoltabile. Tutto molto chiaro dall’open track, si registrano poi presenze inevitabili di synth, voci e cori filtrati stile 80’s (Notorious Lady). Abbiamo poi Eternally, il brano col testo che fa tanto eurodance di un decennio fa, preceduta dall’Interlude che, almeno nelle ritmiche, ricorda quello che hanno poi fatto i Django Django e lì ti viene da pensare “vuoi vedere che studiavano Belle Arti pure loro?”. E infatti i componenti (due fratelli che si fanno chiamare per semplicità G, chitarra/voce, A al basso e l’amico T alle tastiere) hanno iniziato a suonare proprio durante lo studio all’Accademia di Nantes. In linea generale il sound è rimasto a quel periodo, quando questo genere era attivissimo (Come Back To Me e Everywhere I Go, che tradisce di nuovo la loro provenienza grafico-accademica ripetendo “What you see is what you get”). La nota meno positiva dell’album è la linea vocale che sembra ripetersi sempre sullo stesso range, non regalando crescendo o botte di vita particolari.

Dance sì, ma un po’ sottotono. Pop rock sì, ma dance. Rimangono in un limbo che potrebbe dare di più. Eppure il resto c’è. Coerenti alla produzione musicale dell’ultimo lustro, si scatenano poi coi video. Su tutti, Just a song si becca pure l’improbabile flag di clip sconveniente. Ovviamente da parte della fetta puritana dell’utenza di internet.

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