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The Secret – Agnus Dei

2012 - Southern Lord
black/grind/hardcore/metal

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Tracklist

1. Agnus Dei
2. May God Damn All of Us
3. Violent Infection
4. Geometric Power
5. Post Mortem Nihil Est
6. Daily Lies
7. Love Your Enemy
8. Vermin of Dust
9. Darkness I Became
10. Heretic Temple
11. The Bottomless Pit
12. Obscure Dogma
13. Seven Billion Graves

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C’erano una volta gruppi come i Ringworm, o i Cursed. Gente che prese l’hard-core e lo sporcò con quanto di più sudicio e cupo il metal sapeva offrire.
Iniziarono infatti a comparire, in un genere abbastanza conservatore, tematiche più consone ad un gruppo death o black insieme all’intento di rendere, anche musicalmente, il tutto adeguatamente nero.
Per fare ciò è bastato prendere il suono degli Entombed di “Wolverine Blues” ed ecco nascere un nuovo suono.

Alla Southern lord, che grazie ai suoni marci e oscuri si sono costruiti una carriera intoccabile, non potevano certo farsi scappare la cosa e, da un paio di anni a questa parte si sono moltiplicate le uscite di gruppi come Trap Them, Nails, Masakari, Alpinist, All Pigs Must Die e, appunto, gli italiani The Secret.
Che il gruppo friulano fosse apprezzatissimo all’estero lo si era capito già ai tempi di “Disintoxication” uscito, come il debut “Luce”, per la americana Goodfellow e registrato in Svezia da Magnus Lindberg dei Cult Of Luna.
Questo nuovo lavoro arriva due anni dopo quel “Solve Et Coagula” che ha rappresentato un po’ il giro di boa per il suono del gruppo, che ha lasciato per strada buona parte delle influenze di gruppi come Converge e Botch per addentrarsi in un inferno hard-core/grind dalle atmosfere sulfuree.
L’approccio iniziale di “Agnus Dei” è violentissimo sin dalla iniziale title track, che ci lancia addosso un riff black su di una impalcatura sonora che ricorda il grind nord europeo di gruppi come Nasum.
Il suono, ad opera ancora una volta di Kurt Ballou, è pazzesco e risulta più definito e, se possibile, ancora più pesante rispetto al lavoro precedente.
Tutta la prima metà del disco è tiratissima (eccezion fatta per il granitico mid tempo di “Post Mortem Nihil Est”), sempre in bilico tra violenza sonora e un’ alone grigio e inquietante, trovando massima espressione in “Violent Infection” e nei 55 secondi di “Daily Lies”.
“Geometric Power” ricorda da vicino i brani di “Disintoxication”, mentre “May God Damn Us All” rispolvera i Converge e li ricopre di nero.
Dopo l’hard-core tour-court di “Love Your Enemy”, e con il pesante incedere di “Vermin Of Dust”, l’album cambia registro: la seconda metà, in cui la velocità spesso lascia spazio a soluzioni più dilatate, risulta infatti più varia.
La bellissima “Darkness I Become” si mantiene su tempi veloci ma ci sputa addosso in maniera esplicita tutte le influenze black metal del gruppo, tanto che quasi non sfigurerebbe in un disco dei Darkthrone.
I cinque minuti di “Heretic Temple” si trascinano con una lentezza e un atmosfera doom sfiancante, vicinissima a certe cose di Xasthur, con un’atmosfera funerea e depressiva resa in maniera perfetta grazie ad un muro di feedback e chitarre e ad una prova vocale disumana.
L’attacco di “Obscure Dogma” ci risveglia bruscamente con una bordata grind micidiale prima dell’ultima “Seven Billion Graves” introdotta dalle grida di Marco Coslovich.
Il pezzo, che rimane uno dei migliori del disco insieme alla già citata “Darkness I Become”, rappresenta il bilanciamento perfetto tra tutte le influenze musicali dei triestini.
C’è ancora il tempo di una ghost-track per mettere l’ultimo sigillo a questo “Agnus Dei”: quasi sei minuti di un impenetrabile muro sonoro che si appoggia su feedback, chitarre e stacchi funerei di batteria.

Che i The Secret siano uno dei gruppi di punta in Italia (per quanto mai troppo profeti in patria) ce lo hanno dimostrato da tempo, ma con questo lavoro si piazzano di diritto tra le migliori band in campo estremo per freschezza e continuità.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MFGl8YHZ_GI[/youtube]

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