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JENNIFER GENTLE ft. VERDENA + Slumberwood – Locomotiv, Bologna, 20 dicembre 2012

Altro colpaccio messo a segno da quei volponi di Murato! la rassegna musicale organizzata dal divino binomio Unhip Records e Radio Città del Capo.

Questa volta sul palco l’esperimento Jennifer Gentle + Fratelli Verdena (Alberto e Luca Ferrari), esperimento riuscitissimo tanto che più di una volta durante il live sono stata colta dalla tentazione di parafrasare Gene Wilder, saltare sul palco e urlare “Si … può … fare!”. Meno male che a volte mi trattengo.
Andiamo però con ordine, che in questo vortice di psycho-acid rock è facile perdersi. Aprono la serata gli Slumberwood, giovanetti portatori di un sound tra psichedelica alla Flaming Lips e fremiti più oscuri, ascosi, decisamente suggestivi. Fantastici sono i cori ipnotici e ripetuti fino allo sfinimento, il tutto condito da un apparato di tastiere intricato quanto basta. Non per nulla gli Slumberwood sono prodotti da Marco Fasolo, una delle due metà dei Jennifer Gentle.
Perfettamente in the mood (come direbbe il caro Glenn Miller) grazie agli SW, accogliamo i Jennifer Gentle già predisposti a un bel viaggetto ai confini del suono. Non veniamo delusi. Tappeto di tastiere avvolgente come velluto blu, batteria letteralmente impazzita, saltellante da semplici percussioni soffici come pioggia a violente esplosioni che percuotono come sberle sul muso. A tutto questo si aggiunge un basso(un viola bass da antologia) onnipresente, seducente e schizofrenico che fa il paio con una chitarra deformata (ok, era una Fender Jaguar, ci sta) e un cantato stridente, fastidioso … perfetto. I Jennifer Gentle ci prendono per la manina, ci seducono e poi ci danno una pedata nel culo: questo è infatti l’andamento del concerto, in delizioso ondeggiare tra atmosfere allucinate e accelerate violente che se fossimo in macchina avremmo già vomitato e invece siamo a un concerto e va tutto bene.
La scaletta procede che è un piacere, con Take My Hand, Nothing Makes Sense, No Mind in My Mind e un’altra vagonatina di titoli che sarebbe anche un po’ tedioso scrivere. Spunta I’m so Tired dei Beatles e spicca anche l’intervento del pubblico che chiede spiegazioni a Fasolo in merito all’accordatore abbarbicato sulla chitarra. Sorpresa, non è un accordatore bensì un mini-schermo collegato al satellite che permette di vedere tutte le partite della Champions League infatti, cito, “c’è l’Albinoleffe che sta stracciando la Germania”.
La conclusione è da inserire negli annali: esplosione di suoni guidata dalla batteria al galoppo con le tastiere in ricorsa, distorsioni a manetta, Alberto Ferrari che morde il basso e si rotola per terra, voci incrociate, fischi, mormorii da incubo, il pubblico in trance e poi … silenzio. Ultimo brano: lullaby sottovoce come se non fosse accaduto niente.

Che viaggio.

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