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THONY + Mamavegas – Lanificio 159, Roma, 13 dicembre 2012

Siamo a Roma e la gente che attende di entrare fuori dal Lanificio 159 lascia pensare che non sarà facile trovare posto. Infatti sarà così: il concerto di Thony è sold-out e troppa gente amareggiata resta fuori.
La cantante siculo-polacca è la rivoluzione indie-folk dell’anno. Paragonata a Cat Power e PJ Harvey risulta essere una delle promesse più interessanti nel panorama, sempre molto complesso, del cantautorato femminile italiano. Thony è pacata, scrive le sue storie con candida eleganza, la stessa che traspare nelle sue interpretazioni e nel suo timbro vocale. La chitarra è la regina indiscussa del concerto ma non mancano inserti di piano, archi e percussioni. Il sound è generalmente delicato e semplice e sono le ballate ad avere il ruolo predominante. Nonostante questo clima romantico si viene piacevolmente spiazzati quando Thony ci propone brani con forti inserti rock come “Sam”. Queste variazioni lasciano la sicurezza che lei riesca a vestire benissimo panni lontani da quelli melanconici. Da riconoscere all’artista l’indiscussa capacità di stupire e lasciare tutti a bocca aperta con pochi elementi riuscendo a toccare gli spettatori che la ascoltano impressionati.
La sorpresa della serata sono il gruppo di apertura: i Mamavegas.
Molta la gente che era lì per sentire loro, e molti coloro che dopo il loro live sono andati via. Al cambio palco si è affiancato il “cambio pubblico” e questo capita raramente dopo un’apertura di concerto.
Sei musicisti provenienti dalle più disparate esperienze musicali hanno dato origine in soli 2 anni ad un progetto che li identifica e li contraddistingue. Due gli Ep alle spalle “This Is the Day… I See” e “Icon Land”. Due settimane fa è uscito il loro primo disco di inediti, “Hymn for the Bad Things”.
Un genere non esiste e la dimensione live rafforza questa convinzione: loro sono solo i Mamavegas.
Arrivano sul palco e dopo un avvio un po’ incerto dettato dall’emozione, scaldano i motori e coinvolgono il pubblico in un modo eccezionale.
Sei anime che spiccano, sei persone che suonano in autonomia e creano un solo unico suono. Dalla diversità riescono a dar vita ad un unico grande e particolare mondo che incontra ogni angolo dell’anima, da quello più profondo e intimista a quello più arrabbiato alla parte sognatrice.
Sul palco sale anche Colapesce che accompagna i Mamavegas nel brano “Blackfire”: un ulteriore inserto che ha impreziosito qualcosa di già perfetto.
È sul finale che il gruppo riserva ancora qualcosa in più lasciando nel pubblico la sicurezza di essere di fronte a qualcosa ancora in crescita e in continua evoluzione.
A noi non resta che dire…Vi aspettiamo alla prossima tappa!

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