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Scott Walker – Bish Bosch

2012 - 4AD
avant

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Tracklist

1. ‘See you don’t bump this head’
2. Corps de blah
3. Phrasing
4. SDSS14+138 (Zarcon, A Flagpole Sitter)
5. Epizootics!
6. Dimple
7. Tar
8. Pilgrim
9. The day the “Conducator” died (An X-Mas song)

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Parlare di un disco abnorme come questo “Bish Bosch” risulta estremamente difficile.
Parte finale di una trilogia iniziata con quell’imprescindibile capolavoro che è “Tilt” e proseguita con “The Drift”, questo nuovo lavoro di Scott Walker riesce nell’intento di spostare ancora più in là quelle intenzioni avanguardistiche che hanno caratterizzato la metamorfosi musicale del crooner americano negli ultimi due decenni.
Un album difficile, frutto di una gestazione di quasi quattro anni, in cui perdersi è semplicissimo e pericolosissimo.

Descrivere ogni singolo brano infatti risulta quasi impossibile vista la mole impressionante di idee presenti in ognuno di essi.
Dal punto di vista strutturale infatti, Il flusso sonoro di questo “Bish Bosch” pare descrivere più un film o un sogno, in cui la voce di Scott (mai così profonda ed espressiva) viene accompagnata da una varietà di scelte sonore impressionanti.
Come nella spiazzante traccia di apertura “See You don’t Bump His Head” in cui una base di batteria epilettica e rumori metallici sono spezzati ogni tanto da una chitarra elettrica.
“Corps de Blah” è invece un incredibile collage surrealista che richiama da vicino addirittura certe cose dei Nurse With Wound soprattutto nell’uso di rumori concreti (e su alcuni di questi non vi anticipo nulla), mentre frammenti quasi doom si mischiano a partiture orchestrali e vicine alla musica contemporanea.
“Phrasing” riesce nell’intento di disegnare una struttura vagamente accostabile alla forma canzone mescolando a ruota libera industrial, chitarre doom, e addirittura samba (???).
I ventidue minuti di “SDSS12+13B (Zercon, A Flagpole Sitter)” rappresentano l’apice del disco.
In questa lunghissima suite, a cavallo tra Attila e le nuove scoperte dell’astrofisica (leggetevi il testo per capire meglio), è racchiuso l’apice della carriera di Scott in cui ogni suono, ogni parola, ogni secondo di silenzio abissale (parte importantissima nell’economia di questo lavoro) e ogni esplosione orchestrale ha un alone alieno e ultraterreno.
Merito anche di una produzione incredibilmente dinamica, che unisce alle perfezione digitale e analogico.
Pesanti note di Tubax (una sorta di enorme sassofono dal suono mostruosamente grave) introducono “Epizootics!”, singolo da cui è tratto anche un bellissimo video e con il quale il disco raggiunge la sua metà.
Dalla tragicità di “Dimple” agli incubi metallici a suon di machete di “Tar” tutto è un indescrivibile viaggio sonoro sorretto da una quantità di idee sonore e da un lirismo che hanno dello spaventoso.
Chiudono “Pilgrim”, che ridescrive al meglio certe intuizioni industriali teutoniche di inizio anni ottanta e la quasi umana “The Day The Conducator Died (An Xmas Song)” ballata deforme e senza tempo dedicata al dittatore romeno Ceausescu.

Dopo “Tilt” era veramente arduo pensare a come Scott Walker potesse evolvere un suono già di per sé irraggiungibile e nessuno avrebbe potuto (credo) immaginare questo “Bish Bosch”.
Ci sono più idee in questo lavoro che nella maggior parte delle uscite degli ultimi decenni, e il fatto che sia un settantenne con quasi cinquant’anni di onorata carriera alle spalle dovrebbe far riflettere.
Ma, come accadde ai tempi di “Tilt”, forse la maggior parte di noi non è ancora pronta.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=2Ih7KzKLLWA[/youtube]

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