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Teho Teardo, Nubilum, How much wood would a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood? : Viaggio al termine della notte #16

“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”

Questa è una delle frasi più celebri del romanzo Viaggio al termine della notte, scritto da Louis-Ferdinand Céline nel 1932.
A volte, non è solo la vita a perdersi in qualche frammento della notte, ma anche la musica. Con l’avanzamento dell’era tecnologica, la quantità di uscite musicali è aumentata notevolmente, portando tutti i vantaggi e svantaggi del caso. Uno dei principali svantaggi è proprio quello di perdere tante piccole perle musicali nella notte della rete. La rubrica è quindi una riscoperta di tutto quello che nei giorni o mesi passati, non ha trovato spazio tra le pagine di Impatto Sonoro e che vi viene proposto come il biglietto per un lungo viaggio musicale. In ogni uscita parleremo di quattro tappe che riscopriamo assieme a voi. Non vi resta che partire e ricordarvi che la cocaina non è che un passatempo per capistazione.

A cura di Fabio La Donna.

Teho Teardo – Music for Wilder Mann (Ambient, Specula Records)
Quando penso a Teho Teardo mi vengono in mente due sue attività: la trasportazione teatrale dell’opera Viaggio al temine della notte di Celine e la realizzazione di diverse colonne sonore per dei film italiani come Il Divo, Una vita tranquilla, Denti, ecc. Non bisogna però dimenticarsi di lavori come Music for Wilder Mann, uscito a fine gennaio per la sua Specula Records. Abbinata alla musica di Teho Taerdo ci sono le immagini di Charles Fréger e un concept interessante: l’uomo selvaggio. Un disco strumentale di pregiata fattura dove Teardo, The Balanescu Quartet e gli altri partecipanti sono una variopinta banda di musicisti che sviluppano qualcosa d’inaspettato, di strano. L’inaspettatezza della natura, dell’essenziale, del bello. Le sonorità rimandano a un mondo brado: nascono, vivono e muoiono con la stessa naturalezza con cui proseguiamo nel cammino di tutti i giorni e da questo s’intravede un filo di dolcezza. Le sonorità sono dilatate, tanto da cancellare ogni frenesia legata al mondo moderno, e orientano l’ascoltatore verso uno spazio-tempio nebbioso dove a far da padrone, sono gli elementi che più spesso vengono messi in secondo piano nel quotidiano: le emozioni. Tranquillità, violenza, euforia, sensi di colpa, goia e squilibri sono tutti stati di animo che si percepiscono ascoltando più volte Music for Wilder Mann e, arrivati alla fine, ci troveremo di fronte al quadro della nostra vita. Teho Teardo dà vita a Music for Wilder Mann, cibo per l’anima e per la mente che sarà la colonna sonora usata per la ricerca della parte più primordiale di noi stessi.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=F33ayGx22lk[/youtube]

Nubilum – Restless Sunrise (Ambient, Autoproduzione)
Un’alba sui rami nudi che si smarca nel corso di due tracce. Un groviglio oscuro e marcio che parte da un dark ambient profondo come un buco nero e che cresce fino ad implodere in un calvario dal ritmo elettronico. In sottofondo un cielo dal colore blu elettrico delinea delle fonti di rumore. Ossessive e cicliche. Uno squarcio di vita osservata malamente dietro un tronco. Nubilum ha il sapore delle esperienze complete e sensoriali che appena volgono al termine scaturiscono l’ardente desiderio di essere ri-vissute. Infinitamente. Restless Sunrise è un esperienza sonora che va vissuta pienamente senza perderla lungo la strada. Alla fine rimarrà tanta fame che potrà essere saziata solo con dei futuri lavori.

How much wood would a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood? – s/t (Folk apocalittico, Avant!, Boring Machines)
Quanta buona musica potrebbe fare un musicista se un musicista potesse suonare bene?
Primo LP per il progetto How much wood would a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood? che alcuni ricorderanno per l’interessante split con i Father Murphy uscito qualche tempo fa. Un lavoro dove folk, drone, noise e curiosi tappeti sonori, danno vita ad un lavoro di notevole spessore. Le parti oscure che rimandano ai passaggi apocalittici dei Current 93, si correlano con la teatralità insana e underground di vecchie glorie come i Devil Doll. Il tutto dà vita ad un opera pulsante e ancestrale. Le sei canzoni che compongono l’album hanno un fascino intrigante, quasi peccaminoso: generano curiosità, mostrano grazia e hanno l’eroico spirito di chi non vuole fermarsi ad uno schema preciso ma cerca di osare sempre di più. Un portone arrugginito e con i vetri sporchi di polvere che si innalza circondato da un buio pneumatico. Man mano che si apre genera infinite vibrazioni che inducono a leggeri stati di stallo. Poi la porta si apre ed esce luce, note, colori. Come un pulviscolo di colori, spesso contrastanti, gli autori di questo progetto realizzano un album più che positivo e con il fascino del bello e dell’indefinito, poiché l’album ha una forte centralità ma la forma e i contorni sono indefiniti e in continuo mutamento rappresentando una bella sfida sia per l’ascoltatore che per chi lo ha realizzato.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=4NAD1Z272Yc[/youtube]

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