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Crystal Castles – III

2012 - Fiction Records
electro/punk

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Tracklist

1. Plague
2. Kerosene
3. Wrath of God
4. Affection
5. Pale Flesh
6. Sad Eyes
7. Insulin
8. Transgender
9. Violent Youth
10. Telepath
11. Mercenary
12. Child I Will Hurt You

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In copertina la “Pietà Yemenita” fotografata dallo spagnolo Samuel Aranda che gli è valsa il premio World Press Photo come immagine dell’anno; la versione stilizzata dello scatto che è divenuto il simbolo della Primavera Araba, immortalando una madre che culla il figlio ferito in ospedale in seguito agli scontri con la polizia durante una manifestazione politica, colpevole la dura repressione del governo yemenita.

Così Alice Glass e Ethan Kath, noto duo canadese che porta il nome di Crystal Castles, prendono in prestito quest’immagine carica di significati per rappresentare il nuovo e terzo disco “III”, riversargli i loro contenuti e condividerne il messaggio. Un concept album, questo, che argomenta l’oppressione dell’essere umano da parte dei governi, della religione, della società; una cruda istantanea della modernità che ripercorre per grandi linee i punti dolenti della nostra storia recente toccando genocidi, idee folli che hanno portato alla sterminazione di intere razze e culture, libertà dell’individuo tarpata; in un excursus che non manca di entrare a fondo nelle questioni più scomode come accade in “Sad Eyes”, ballata con echi a ricordare la loro recente “Not in Love” feat. Robert Smith, la quale racconta, senza mezzi termini, delle restrizioni alle libertà personali imposte dai talebani alle donne. Uno sguardo attento, diretto, scarnificante, violento, distopico e drammaticamente sincero al presente, che mette in luce un chiara maturazione della scrittura nella stesura delle liriche ed una evidente presa di posizione mai come questa volta radicale e convinta.
Tutt’altro discorso si può fare, invece, riguardo la frangia strumentale, che vede un abbandono quasi totale dell’estetica punk, le sferzate di 8-bit music, le soluzioni strettamente noise, le urla lancinanti della vocalist e degli odori chiptune, ormai lasciati a disperdersi nell’etere; a favore di una ritrovata armonia con i richiami rave (vedi “Sad Eyes” stessa), di un’intesa coi sintetizzatori e le distorsioni, onnipresenti, di linee di basso vagamente darkstep ed ancora lo-fi, scenari dark-wave e dark-ambient, ed infine un plot a narrare di un sempre più epico e cavernoso synth pop ed una ridondante witch house giunta a fioritura completa e quasi definitiva. Ne sono testimonianza la roboante “Kerosene”; il climax continuo di “Plague”, brano classicamente nel loro stile, presentato in anteprima e già animato da un videoclip, non a caso, uno degli episodi migliori per questo lavoro; l’esplosiva e caotica “Insulin”; “Pale Flesh”, con la sua batteria minimale mista ai graffianti stridi robotici; le rincorse tra trance ed electro pura di “Violent Youth”, arrivando a rallentare e concludere la sessione con lo scampanio e la solennità di “Child I Will Hurt You”.

I Crystal Castles riescono in quello che, probabilmente, avevano in mente: giungere a cifre stilistiche più compatte ed amalgamate e riproporsi in maniera, almeno in parte, rinnovata. Non tutti gli episodi risultano riusciti pienamente e l’esperimento lascia con la voglia di ascoltare altro, magari ricalcando la nuova scia improntata da sperimentazioni rappresentate, ad esempio, dalla cadenza decrescente e catastrofica fusa al tintinnio di “Wrath of God” e l’inaspettata melodia cullante a fine LP di “Child I Will Hurt You”. Test da ripetere, per il momento non c’è che aspettarli live prossimamente in Italia.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=JxVm2_ojQtk[/youtube]

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