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Grave Babies – Crusher

2013 - Hardly Art Records
dark/wave

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Tracklist

1.I
2.Over and under ground
3.Skulls
4.Slaughter
5.Count cuts
6.Breeding
7.Pain Cycle
8.II
9.III
10.No fear
11.Blood on the face
12.Death March
13.Haunted
14.Hate repeats
15.IV
16.Proztitution

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Presentare il terzetto dei Grave Babies è fin troppo semplice per uno che adora senza mezzi termini la dark wave degli ’80. Questo terzetto di Seattle ha pescato a piene mani nei momenti più felici di gruppi come Killing Joke, Bauhaus e Sister of mercy, e lo ha fatto senza sputtanare niente e senza minimamente scomodare valanghe di critiche sempre troppo semplici da muovere a tutti quegli artisti che scelgono, con sfacciataggine, di imitare a pie’ pari un sound così tipico.

Crusher è un bel disco che si apre con una spinta quasi industrial nella intro I e si tuffa dritto dritto nei movimenti pienamente dark di quasi tutti i brani successivi, con una voce potentissima, come in Over and under ground, o con una lirica più corale in Count cuts. Episodi che ben spiegano come poi proceda tutto l’ambiente del disco e come questo non si mescoli quasi mai con evasioni del tutto fuori luogo che raramente si lasciano assaporare in brani come Breeding, vagamente indie nell’insistenza di leggere “schitarrate”. Superato questo punto si può anche perdere qualche parola per dare un po’ di fiato a limitate critiche, che non riguardano solo il sopracitato Breeding, con una cantilena poco sopportabile soprattutto nell’utilizzo di voce e cori, ma anche tutta la sezione ritmica del disco che risente di un compulsivo utilizzo di una batteria elettronica davvero malamente registrata. Sembra di ascoltare l’intera colonna sonora di Turrican (i possessori di un vecchio Amiga 500 sanno a cosa mi riferisco) filtrata da un megafono, e tutto ciò è davvero fastidioso. Le premesse di qualcosa di genuino ci sono tutte e non si limitano alle conclamate arie dark, ma anche a felici episodi industrial come la lenta Pain Cycle o la più violenta Blood on the face
.
Crusher è un buon lavoro se considerata la sua particolarità, il fatto di essere così “diluito” (il disco conta 16 brani sedici) è forse un po’ un limite che fa perdere senso all’intero album, ma nel complesso ha punte piuttosto alte e ispirate quali possono essere brani come Death March e No fear. I Grave Babies sono da rivedere in un contesto più “attrezzato” per le registrazioni, con la convinzione che così facendo si possa rendere giustizia al loro valore e alle loro idee, Crusher rimane comunque un valore aggiunto alla bacheca dei trofei del gruppo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Kw94bUVryZo[/youtube]

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