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Appino – Il Testamento

2013 - La Tempesta Dischi
rock/alternative/songwriting

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Tracklist

1. Il testamento
2. Che il lupo cattivo vegli su di te
3. Passaporto
4. Lo specchio dell'anima
5. Fuoco
6. La festa della liberazione
7. Questione d'orario
8. Fiume padre
9. Solo gli stronzi muoiono
10. I giorni della merla
11. Tre ponti
12. Godi (adesso che puoi)
13. Schizofrenia
14. 1983

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Non c’è niente da fare, quando un italiano decide di volersi rovinare con le proprie mani niente e nessuno può fermarlo. Questo vale per qualsiasi campo di applicazione della nostra società. Se uno vuole rovinarsi giocando al videopoker conosce la strada da prendere: un bar a due passi da un bancomat e ci siamo, ci vorranno appena 4, 4 ore e mezza per tornare a casa in lacrime. Appino voleva provare l’emozione di sentirsi dire: “complimenti, per noi è si!”, e Il testamento sicuramente questa emozione non gliela negherà. Fuori dalla sua porta ci saranno sicuramente un’orda di sempliciotti che non vedono l’ora di prenderlo sotto braccio e chiedergli cosa ha ispirato questo fantastico lavoro. Ma da cosa volete che sia ispirato? Uno che si mette in testa di produrre uno dei progetti più interessanti degli anni 2000, gli Zen Circus, e poi canta i ritmi di 40 anni di musica pop da Festivalbar, da cosa volete che sia ispirato? Le possibilità sono poche. Una su tutte: quest’anno organizzano l’Heineken Jammin’ Festival e vuole partecipare. Forse la più plausibile. E pensare che i collaboratori, Giulio Ragno Favero e Franz Valente de Il teatro degli orrori, li ha scelti buoni e parecchio “in voga” in questo momento e pensi che tanto basti per comprare qualche certezza nella pochezza del panorama nazionale, poi ascolti canzoni come Fiume padre, attendi due secondi di un riff da quattro soldi ed immediatamente, la base ritmica, la tanto sbandierata base ritmica de Il teatro degli orrori ti mette in piedi il peggior Vasco Rossi della storia. Più che un testamento è la sepoltura diretta, in notturna, di un assassino, pedofilo, cravattaro che non mancherà a nessuno. Finito qui? Ma neanche per sogno! La successiva Solo gli stronzi muoiono è anche peggio. Un campionario di cose che uno fa perché non sa cosa fare e questa volta, oltre alla sezione ritmica, ci si aggiunge Appino con un testo preso direttamente dalle istruzioni del Besta/Uppleva di Ikea. Siamo lontanissimi dal solito Appino, sembra quasi che sia stato lobotomizzato ad un livello superiore, una trasformazione che sicuramente trova più di qualche giustificazione nel difficile momento economico, come il chitarrista sotto la metro che, per raccimolare due spiccioli in più, si mette a fare Knockin’ on heaven’s door con la voce di Axl Rose. Non posso accettarlo. Non mi va neanche di pensarlo votato ad una carriera così infame e chi ve lo dice è un grande ammiratore del personaggio e di (bene o male) tutto quanto ha fatto prima di questo “inciucio” con la mediocrità. Quella stessa mediocrità che celebra in maniera, stranamente, indovinata nel brano più riuscito dell’intero lavoro, La festa della liberazione, un momento rivelatore che non nasconde la fatalità che si palesa nel verso sicuramente più ispirato e condivisibile di tutto l’album: “Ho paura di vederlo spuntare, sorride, dice: Appino, che cazzo fai?”.

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