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David Bowie – The Next Day

2013 - ISO Records
pop/rock

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Tracklist

1.The next day
2.Dirty boys
3.The stars (are out tonight)
4.Love is lost
5.Where are we now
6.Valentine's day
7.If you can see me
8.I'd rather be high
9.Boss of me
10.Dancing out in space
11.How does the grass grow
12.(You will) Set the world on fire
13.You feel so lonely you could die
14.Heat

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I dieci anni passati dall’ultimo Reality, l’operazione al cuore nel 2004 e poi il silenzio infinito. Il tramonto di David Bowie mi ha stretto il cuore per dieci (10) anni, quasi un lasso di tempo infinito per uno che trasuda ammirazione per il duca bianco. Poi così, improvvisamente, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno ecco uscirsene dal silenzio di tomba con un nuovo singolo e l’annuncio del nuovo album e tutto si capovolge, il progenitore di uno dei periodi più incredibili della storia della musica rock sposta la lancetta nel senso inverso fino ad arrivare al prossimo giorno di 30 anni fa, quando, tra le plumbee stratificazioni della grigia e bellissima Berlino costruiva, insieme a quell’altro genio di Brian Eno, la trilogia berlinese (Low, Heroes e Lodger), forse il momento più alto di tutta la sua carriera. Tornando ai giorni nostri, a dir la verità, i 34 anni passati da Lodger (uscito nel 1979) si sentono eccome e, se vogliamo, staccano un po’ il cordone ombelicale di questo The next day dal resto della trilogia. È stato lo stesso Bowie a chiarire, facendo riferimento alla copertina (il concept di Heroes con l’immagine del cantante coperta da un bollino bianco con il titolo del disco sopra), che l’album è una sorta di “revisione” sovversiva dei contenuti di “Heroes”, una specie di rilettura del disco senza l’alone opprimente del “predecessore”. A parte la malinconica visione proposta nel primo singolo estratto, Where are we now, il resto del disco rimaneggia tutta una serie di contenuti tipici del rock di Bowie facendo intravedere ampi spiragli dance anche estremi, come nel caso del brano If you can see me, che sembra figlio diretto della particolare esperienza tribal di Earthling. Una “novità” molto gradita sono le parti blues affidate alla chitarra di Earl Slick, che già aveva fornito il suo sound unico in dischi come Young Americans e Diamond dogs (entrambi precedenti all’esperienza berlinese di fine anni ’70). Per il resto si tratta di un repertorio classico quanto basta ma assai lontano dagli ultimi lavori del duca bianco come Outside o Heathen, una sorta di amarcord per annunciare un ritorno sulle scene. Ci sono episodi che nella loro impostazione “scolastica” lasciano un segno e possono dare il senso di quale sia la caratura dell’autore e quanto importante per questi sia la collaborazione si un mito come Tony Visconti. Episodi validi come la conclusiva The heat, un nastro lirico meno altisonante di altri brani che trova forza nelle trame sospese delle sovraincisioni. La movimentata dialettica della chitarra in quello che è forse il brano più riuscito del disco, Love is lost, che fornisce anche una convincete prova testuale e vocale. E per chiudere il riff piuttosto violento di (You will) Set the world on fire al quale ben si collega la ritmica marcatamente dance del ritornello, buono il mix, ottimi i risvolti corali. The next day è il ritorno di Bowie, senza pretese ma anche senza troppi patemi, è lo squillo di tromba per gli addetti alla catapulta addormentatisi a due passi dalle mura, una sorta di appendice rivisitata di quanto fatto in un periodo indimenticabile della sua carriera. Vale la pena acquistarlo? Che domande! Stiamo parlando di David Bowie!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gH7dMBcg-gE[/youtube]

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