Menu

Recensioni

Fabri Fibra – Guerra E Pace

2013 - Universal
hip-hop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.2031 (Intro)
2.Bisogna Scrivere
3.Voce
4.Che Tempi
5.A Me Di Te
6.Non Correre
7.Tutto In Un Giorno
8.Pronti, Partenza, Via!
9.La Solitudine Dei Numeri Uno
10.Panico
11.Frank Sinatra
12.Raggi Laser
13.Nemico Pubblico
1.Non Credo Ai Media
15.Guerra E Pace
16.Alta Vendita
17.Centoquindici
18.Ring Ring
19.Dagli Sbagli Si Impara
20.Troppo Di Tutto

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Dopo 3 anni di silenzio, Fabri Fibra torna sul mercato discografico con il suo nuovo album Guerra e Pace.

Se con Turbe Giovanili era riuscito a raccontare la piccola realtà del rap underground a cavallo degli anni zero, con Guerra e Pace si catapulta nel 2031 (o forse siamo ancora nel 2013?) per analizzare la situazione italiana e umana.
La prima traccia che colpisce è la numero quattro, Che Tempi, nonché emblema del disco.

“Che tempi, bisogna stare attenti, per schivare colpi” (Ritornello)

Come se generazioni di scrittori non l’avessero mai capito.
Insomma, in questa canzone, e nella maggior parte del disco ritorna con forte persistenza il monotono clichè delle avversità della vita, o meglio, di quanto sia difficile per un individuo affrontare con leggerezza la quotidianità.
Ad esempio, Ring Ring è un gioco di parole fra la “sveglia” del telefono e il ring da boxe, ovvero, viene riproposto il fatto di “stare attenti per schivare i colpi” (bassi) della vita.
La perla però, si ha con Non Credo ai Media, dove Fabri Fibra, da rapper italiano si trasforma in elettore del M5S o fan di Mistero, avvertendoci sul fatto che oramai, nel 2031 le informazioni possono essere manipolate.
Per quanto riguarda le basi, in parte, sono forti richiami a quel sound noir di Turbe Giovanili (Bisogna Scrivere) e, in parte, si cerca di essere originali, essere al passo con i tempi, varando sull’electro/dupstep (Pronti, Partenza, Via!, Tutto in un Giorno e Nemico Pubblico ne sono un esempio): seppur vi siano beat intelligenti che stupiscono, la novità(?) della dupstep, oltre che a stonare, fuoriesce dagli schemi del rap, producendo qualcosa di scontato.
Il nodo centrale da capire è che Fabri Fibra non abbraccia né il rap di Mecna né quello dei Club Dogo. Lui si pone esattamente tra i due, cercando di interpretare il ragazzo che vuole uscire dal Sistema, affrontando tematiche importanti e in questo modo, cercando di distaccarsi dai suoi colleghi.
Il punto è che ciò viene fatto in maniera totalmente banale e commerciale, forse(?) facendolo pure apposta, in modo da riuscire a rivolgersi alla stragrande maggioranza degli italiani.

Non a caso il senso di Fabri Fibra si racchiude nella frase della terza traccia, Voce:

“Sette dischi che ho fatto ho cercato di dirvi solo una roba
Raga, lasciatemi fare l’Mc, anche se a volte mi viene così così
Ho bisogno di questo foglio, di questo sogno
Di questo pubblico, di questi SOLDI”

Forse, vista la situazione italiana e il sorgere dello Tsunami di Grillo, vista l’attuale ostilità che la ggente ha contro la kasta, visto il dilagare della UKF dupstep, questo è il disco giusto per far soldi e non per essere sé stessi.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=GTBuGpw–Zo[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close