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MUMFORD AND SONS – Alcatraz, Milano, 14 marzo 2013

Mumford-Sons-4

I Mumford And Sons sono tornati in Italia con tre date andate sold out in pochi giorni.
Il reportage vi porterà alla scoperta del loro magico show all’Alcatraz di Milano, ma non finirà con il finire del concerto, ma si prolungherà ben oltre, vi farà scoprire quello che fanno realmente le band dopo un concerto e ci addentreremo nei meandri degli after show.

Ma procediamo con ordine:
La folla fin dalle prime ore del mattino ha assediato il locale con la voglia di vedere finalmente il gruppo salire sullo stage del noto locale milanese.
Con il calare della sera e con l’avvicinarsi dell’ora di apertura dei cancelli la tensione si alza decisamente: è infatti proprio in questi momenti che i fans cercano di far di tutto per arrivare ai posti più contesi, ovvero quelli in prima fila.
Il locale è ormai pieno, sul palco sale il primo cantautore che aprirà il concerto, Jesse Quinn. Che dire? Buona musica, ma non di quella che ti rimarrà nella testa. Viene aiutato da alcuni componenti dei mumford che salgono sul palco in anticipo per “duettare” con il loro amico.
Se il prima artista è rimasto indifferente al pubblico non si può di certo dire la stessa cosa delle Deap Vally, un duo californiano composto da due ragazze, ma su di loro non vi svelo altro dato che presto avremo un articolo su questa band. Essendo io nuovamente in prima fila ho avuto l’opportunità di scambiare alcune battute con la cantante che mi offre anche da bere, questo dettaglio che potrebbe essere inutile risulterà fondamentale per ciò che accadrà successivamente.
Dopo lo show delle ragazze, giunge l’ora di Marcus e compagni. Si riesce ad avvertire un’atmosfera leggera, ma allo stesso tempo pronta ad esplodere.
Certo, per me non è facile essere imparziale essendo un loro fan, ma sono sicuro che chiunque fosse entrato in quel momento avrebbe avvertito quell’aria. Iniziano sulle note di Babel e finalmente l’Italia può riabbracciare una delle band più di successo degli ultimi anni; più i brani passano e più riesco a capire per quale motivo si siano aggiudicati il premio per “il miglior show dal vivo” agli ultimi Grammy awards. Ho letto sul web che sono stati criticati per mancanza di spirito e stanchezza sul palco: sinceramente non ho trovato queste critiche all’altezza dello show che la band ha fornito e questo lo posso dire da critico e non da fan.
I Mumford And Sons sono una band che riesce sia a far divertire che far piangere, che trasmette un qualcosa d’importante alle persone che sono lì a guardarli.
Con la loro semplicità Marcus, Winston, Ben e Ted sono riusciti a conquistare l’Italia e tutto il mondo.
Uno dei momenti più intensi è sicuramente quello in cui i ragazzi si affacciano ad una balconata all’interno del locale ed eseguono Sister senza amplificazione.
Con il concludersi del concerto rimane il ricordo di uno show fantastico in cui i ragazzi hanno dato un segnale all’Italia, ma ne hanno ricevuto un altro altrettanto importante: tornare nel nostro paese.

Come vi dicevo prima la parte del reportage sullo show si è conclusa, seguirà una parte che racconterà la mia esperienza a contatto con la band.
Aspettando i Mumford all’uscita del locale per le foto di rito con i fan ho avuto l’occasione di rivedere Lindsay la cantante delle Deap Vally. Riconoscendomi, abbiamo aperto una breve conversazione che si è conclusa con la mia richiesta scherzosa di poter proseguire la serata con la sua band e lo staff. Con mio stupore accetta e la seguo insieme ad un mio amico improvvisato
(nel senso di conosciuto in coda) verso il tour bus per posare alcuni oggetti. Qui intravediamo già i componenti dei Mumford alle prese con il post concerto e successivamente veniamo invitati in un bar vicino all’Alcatraz. Al nostro arrivo troviamo i turnisti della main band e lo staff in una grande tavolata, già alle prese con bottiglie di ogni tipo: veniamo accolti non da fan, ma come parte integrante di quel mondo tanto sognato. Sembra quasi di rivivere le scene del film “Quasi famosi”, nel quale un reporter rock vive a stretto contatto con la band che preferisce. Con nostro enorme stupore dopo pochi attimi dalla porta d’entrata entrano alcuni mumford per un saluto veloce, solo Winston decide però di trattenersi.
Qui inizia una serata che rimarrà nella mia mente per un bel po’: bere con delle persone che fino al giorno prima vedevi solo nei loro videoclip è un qualcosa di straordinario, ancora più straordinario è come sia le Deap vally che Winston e la crew cerchino di farci sentire a nostro agio. Certamente l’alcool e il resto aiutano molto, ma loro sono veramente persone fantastiche. Potrei elencare tutti i tipi di alcolici presenti sul tavolo, ma diventerebbe una lista troppo lunga e noiosa. Piano piano c’è chi cede alla stanchezza e si avvia verso il tanto voluto letto e quindi rimaniamo solo il mio amico, io e Winston, giusto il tempo di un ultimo whisky e accompagniamo il banjo al bus. Sicuramente nella mia mente ci sono maggiori dettagli di questa serata, ma per il bene delle band, mio e per lo spazio che bisogna cercare di rispettare nel magazine li tralascio a “malincuore”.
Posso dire che è stata un’esperienza fantastica che mi ha permesso di conoscere in maniera più approfondita una delle band rivelazione della musica contemporanea. Il giorno successivo mi sono svegliato cercando di capire se fossi stato preso sotto da un tir o cosa fosse successo veramente. Per fortuna l’alcool non ha intaccato troppo la mia memoria ed ora sono qui a raccontarvi ciò che è accaduto.

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