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Daughter – If You Leave

2013 - 4AD
dream/indie/pop

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Tracklist

1. Winter
2. Smother
3. Youth
4. Still
5. Lifeforms
6. Tomorrow
7. Human
8. Touch
9. Amsterdam
10. Shallows

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Rumori di fondo, radio, vinili graffiati per qualche secondo. E poi “I’m wasted, losing time. I’m a foolish, fragile spine. I want all that is not mine, I want him but we’re not right”.
Questi, in Smother, i primi sussurri di Elena Tonra, frontwoman dei Daughter (fino a poco tempo fa progetto solista), band londinese al primo album.
Il testo si conclude con “Suffocator, suffocator. I’m sorry if I smothered you. I sometimes wish I’d stayed inside my mother, never to come out”.

Diciamocelo, l’esordio non è dei più allegri e chi li ha ascoltati nei precedenti ep non lo troverà una sorpresa. Anche perché questo sarà decisamente il main theme dei successivi brani. L’atmosfera di soffocante attesa, di sospesa, dolorosa staticità è l’autografo che il terzetto lascia indelebilmente trasparire da ogni singola parola e ogni singolo suono.
Dai riverberi all’eco dei cori (la voce ricorda altre interpreti della musica dream, più o meno pop, con incursioni dark), dalla strumentazione essenziale e malinconica, ai testi fino al crescendo di effetti e percussioni -che si fermano per poi ripartire incessanti- tutto, senza dubbio alcuno, sembra esser messo al posto giusto per raggiungere un solo scopo: creare un topos ben preciso, un contesto di scarna tristezza universale e ginocchia tremanti.
Chiudere il lavoro con Shallows (traccia di 11 minuti e mezzo che finisce con le oniriche parole “Lying on my back, watching stars collide”) è la prova di coraggio.
Cavalcare l’onda su una strada spianata da altri non è difficile e i Daughter riescono il più possibile a galleggiare. Così come accade per molte altre band di indubbio valore, pur non proponendo nulla di nuovo o rivoluzionario, i tre si confermano come una ventata nuova sulla scena.
Molti tra fan o simpatizzanti, dopo l’uscita dell’ep This Wild Youth nel 2011, sentivano la necessità di un lp. Presumibilmente nessuno di loro resterà deluso.

Curiosità finale: la critica britannica (e il Guardian su tutti) non esalta questo lavoro, probabilmente a causa della troppa pressione data dalle aspettative.
Il pubblico, invece, insorge sul web addirittura dichiarandolo senza indugi il miglior album del 2013.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=uUWrcFpmI5U[/youtube]

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