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Art Postfolk Fest II – Closer, Roma, 16 marzo 2013

Roma Amor

Nella release in edizione limitata prodotta da Suono Organizzato per la seconda edizione dell’Art PostFolk Fest c’è il cuore pulsante del corpo dell’evento. Tre tracce che rappresentano il sound delle tre formazioni e che tracciano il percorso del post folk italiano contempoaneo. Ad aprire la tracklist, ma non la serata, è Mushroom’s Patience, progetto che nasce a Roma negli anni Ottanta e che, grazie a Dither Craf, continua ad essere in costante divenire. La fusione di folk, ambient, industrial e noise si contamina con la multimedialità. Il nuovo album, ‘Road To Nowhere’, presentato in questa cornice live, vive nella mimica e nella voce di Echo Eerie che appare come una Polly Jean alla fine del mondo, tra suoni che richiamano le pagine di ‘The Road’ (la capacità di Mushroom’s Patience di amplificare le immagini è la stessa mostrata da Nick Cave e Warren Ellis nella trasposizione cinematografica del romanzo di Cormac McCarthy). Un pop atonale che con la preziosa collaborazione di Vinz Aqurian (Ballo Delle Castagne) scrive una colonna sonora per un film sulla guerra esistenziale post apocalittica, dove i bunker sono bolle di sapone. Una battaglia poetica, lontana dall’estetica marziale di Der Feuerkreiner. Nonostante attivi da undici anni, Valentina Castellani e Federico Flamini sbagliano la messa in scena del loro dramma da palcoscenico. Se su disco l’amalgama di power industrial e lirismo risulta riuscita, questa si perde nell’esibizione live. La lontananza tra le radici dei due componenti del gruppo (lei proviene dalla Scuola di Canto Polifonico del Coro della Santa Casa di Loreto e lui dall’underground) non genera una sola e disarmante creatura, ma mostra due mondi che non si fondono: lei indossa abiti sottotono e canta in disparte, lui è isolato nel suo personale rumore. L’altra faccia del matrimonio artistico è invece rappresentata da Euski e Candela: Roma Amor. In loro la tradizione popolare italiana si combina con il cabaret europeo, sino a dare vita al folk noir. Entrambi sono vestiti di bianco e di nero. Lei, tra geometrie francesi e tacchi, indossa con eleganza una voce alla Patti Smith che racconta di streghe e bambine. Lui, con una maglietta che ricorda i marinai sul pontile di Brest, conduce questa voce tra le malinconie di ‘Les Amants De Saint Jean’. Infatti il duo risulta solido anche nel confronto con la cover. ‘The Killing Moon’, nel concludere la release che accompagna questa serata, è una piccola testimonianza dello splendido concetto deleuziano di différence.

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