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Interviste

Intervista ai FAST ANIMALS AND SLOW KIDS

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E’ il 28 marzo e per la rassegna “Dirockato Winter” evento che da quasi tre anni smuove mezza Puglia, ci sono i Fast Animals e slow Kids. Nonostante le facce da neodiplomati, loro la sanno veramente tanto lunga, tanto da essersi resi disponibili e parlarci del loro nuovo disco “Hybris”, tra qualche risata e una commozione finale veramente inaspettata. Noi siamo gente di cuore, ci emozioniamo.

Abbiamo recentemente appreso che il nome di questo nuovo disco “Hybris” è saltato fuori durante una partita a Crash Team Racing. Pensavo a qualcosa di più profondo, ma così è bello uguale. Credete che la stessa “tracotanza” saltata fuori nel gioco sia stata traslata anche nel disco, ci avete messo un sacco di trombe e violini..
Il nome si è evoluto, nasce da una storia di cazzate, che è alla base della nostra band.
Lo abbiamo definitivamente scelto perché era calzante proprio in questi termini: siamo partiti da un disco che si chiama “Cavalli” e siamo arrivati ad un disco pomposo ed epico che si chiama appunto “Hybris”.
Abbiamo provato a fare qualcosa di più e abbiamo peccato assolutamente di Hybris.

In questo nuovissimo disco vediamo la partecipazione di Nicola Manzan per ciò che concerne la parte relativa agli archi, nel precedente “Cavalli” invece vi è la supervisione in veste di produttore di Appino; quanto è stato diverso l’approccio con queste due figure imponenti nell’ambito musicale odierno?
L’approccio è stato umanamente identico, trattasi infatti di due amici che ci hanno dato una mano..
Appino non ci ha dato una mano solo suonando, ma anche per ciò che concerne gli arrangiamenti stessi. Con Nicola noi abbiamo dato a lui linee guida di base, lasciandolo comunque libero di fare quel che voleva. Abbiamo fatto bene a fidarci perché siamo contentissimi, Nicola è il migliore in questo campo.

Quindi Hybris è stato molto meno indotto, è più libero..
Hybris lo abbiamo fatto tutto noi, qualsiasi cosa, sia bella che brutta è tutto frutto della nostra mente. In “Cavalli” Appino e Favero ci hanno dato una mano e molti consigli anche per il suono stesso, eravamo ovviamente più acerbi; quando abbiamo rfegistrato Hybris sapevamo più o meno come fare, come si sta in studio, ma il merito è comunque il loro.

Voi FASK, oltre al supporto in vinile, cd e l’attualissimo free download, avete reso disponibile “Hybris” con Creative Commons, scelta se vogliamo inusuale almeno nella nostra penisola. Parlateci di questa scelta..
Non è una scelta usuale in italia ed è vero, però è un peccato perché crediamo fermamente che nel 2013 questo tipo di contenuti debbano circolare gratuitamente online.
Se il disco è infatti licenziato SIAE, seppur in free download, l’ascoltatore non ha il diritto di possederlo legalmente, cosa che invece non accade con il Creative Commons.
Con Creative Commons sei autorizzato a scaricare il disco, farlo scaricare a chi vuoi, remixarlo, rilaborare il pezzo come ti pare, ovviamente senza fini di lucro.
Questa condizione ci rispecchia molto come band, crediamo molto nel supporto della gente e l’aiuto che il pubblico ci da.
Noi siamo stati fortunati, comunque perché anche la nostra etichetta, la Woodworm ci ha sostenuti molto quando abbiamo optato per la Creative Commons. Il che pare assurdo, ma si sono fidati di noi e noi ci fidiamo del sostegno del pubblico.

Creative Commons potrebbe addirittura essere una soluzione per quanto riguarda i live stessi..
Sì, perché licenziando un disco con Creative Commons il gestore del locale non è obbligato a compilare nessun tipo di Borderò SIAE dove noi non siamo neanche iscritti. Si risparmiano quei 90 euro l’anno e si fa comunque musica con band che proprio ci credono.

Parlateci della copertina di questo secondo disco. A me personalmente è sembrato la copertina di un disco dei Dream Theater, sarà che ci sono formiche su una cover di un loro disco del 2007.
Sì, mi piacciono i Dream Theater.
Aimone: A me dispiace che a te piacciano i Dream Theater. Ce lo hanno detto in tanti che sembra la cover di un disco dei DT; ma a noi non è interessato, perché se il disco si chiama “Hybris” deve essere pomposo in tutto, anche visivamente.
Abbiamo pensato ad un ambiente etereo ed onirico, in stile Dalì e all’interno abbiamo inserito undici elementi, ognuno dei quali rappresenta un pezzo del disco.
La copertina diventa quindi un collage, se si apre infatti il booklet, per ogni pagina si potrà trovare il testo della canzone e il pezzo, presente in copertina, corrispondente a quella stessa canzone.

Fa un po’ turba mentale..
Sì sì, questo disco ha fatto emergere un po’ di turbe mentali.

Vi siete dispiaciuti perché ascolto i Dream Theater e vi ho parlato della questione copertina.. Vi dispiacete anche per tutti gli altri seguaci che hanno detto la stessa cosa?
No no, ci dispiace solo per te. Comunque seriamente, uno è libero di ascoltare la marmitta del motorino tutto il giorno.

“A cosa ci serve”, che si sta imponendo come pezzo asslutamente popolare e “sing-along” è stupendo. Vogliamo sapere per filo e per segno come vi è venuto. Perché é una canzone bellissima in tutto e per tutto..
La storia è fichissima.. “A cosa ci serve” nasce dalle prodi mani di Orsetto che è un gran chitarrista ed anche un discreto figo; aveva registrato la parte di chitarra a modo suo, su Garage Band in maniera veramente orrenda. Dopo averla ascoltata la prima volta mi era già venuto un mezzo inizio di testo, ma gli avevo detto di farla meglio, al che Orso è impazzito due giorni per far funzionare quel programmino di merda che è Garage Band, ci siamo riuniti, il testo era fatto e l’abbiamo cantata tutti insieme.
La prima versione di “A cosa ci serve” è veramente bruttissima fatta tutta su Garage Band e completa di cori, trombe, batteria, però è stato comunque bellissimo.
Quando ho scritto il testo mi ero immaginato un alpinista che scalava la montagna, che rappresenta anche un po’ noi con la musica; è una sorta di esorcismo.. A cosa ci serve impegnarci così tanto se poi è sempre difficile trovare la soluzione ed arrivare alla meta.. Arrivare alla cima?

Foto di Vito Reddy Degirolamo

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