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Depeche Mode – Delta Machine

2013 - Sony Music
electro/pop/new wave

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Tracklist

1. Welcome to my world
2. Angel
3. Heaven
4. Secret to the end
5. My little univers
6. Slow
7. Broken
8. The child inside
9. Soft touch/raw nerve
10. Should be higher
11. Alone
12. Soothe my soul
13. Goodbye

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C’è un vincitore assoluto in questo tredicesimo album in studio del gruppo inglese e questo vincitore assoluto è sicuramente la voce di Dave Gahan. I Depeche Mode di Delta Machine compiono un bel passo indietro nel tempo ed utilizzando tutto il potere che il loro tipico sound sintetico gli ha fornito riescono nell’impresa di produrre qualcosa di davvero magico.

C’è questa macchina che si chiama Delta Machine (non è un oggetto fisico, è più una sorta di botta di culo del veterano) che, attraverso semplicissimi processi di missaggio, riesce a dare alla composizione del brano una bellezza così semplice da far gridare al miracolo. L’ultimo disco dei DM è un piccolo capolavoro minimal, un insieme di misere costruzioni sonore che stanno lì buone buone a fare da cornice ad un continuo e disarmante gioco lirico tra le voci di Gahan e Gore, una facilità nel trovare la chiave sonora di ogni duetto che raggiunge vette così alte e piacevoli nel brano My little universe, il perfetto esempio di quanto fin qui detto, un beat minimal appena udibile nell’alternarsi delle strofe. Rimasi positivamente sorpreso per alcuni buonissimi episodi contenuti nel precedente Sound of universe, ma qui la cosa è completamente diversa, è una vera e propria “lectio magistralis” del synth-pop, una prova di tale forza contenuta in tredici tracce indimenticabili, tredici tracce di pari valore senza spazi grigi prestati a riempitivi di alcuna sorta. Ci si può al limite sbizzarrire nel ricercare le divagazioni, gli “esperimenti” ed ecco eruttare fuori da un cilindro in fiamme gli episodi quasi psichedelici di Slow e del primo singolo estratto dal disco, Heaven, che funzionano benissimo con tutto il resto del disco. Molto probabilmente, anche se Gahan aveva precisato nella Conferenza stampa di presentazione del disco che Delta Machine: “Non è differente, ma scompigliato, per dargli quel vero sound Depeche Mode”, non era proprio nelle intenzioni del gruppo di produrre un lavoro che si discostasse troppo dal classico sound dei DM, ed è per questo che i due brani sopracitati fanno ancor più bella figura nel computo del disco. Altro episodio decisivo del disco è il brano Should be higher, nel quale un caricatissimo Gahan giunge alla sfida con la sua stessa voce fornendo un acuto incredibilmente lineare a pulito che, sinceramente, risulta un po’ inaspettato rileggendo en todo i toni del disco.

Volendo essere pignoli si può dire che questo Delta Machine sarà un lavoro difficilmente riproponibile dal vivo. Sembra poco probabile, visto il già citato aspetto minimal delle sonorità, una fedele riproposizione di alcuni brani dal punto di vista vocale, soprattutto dopo un act al limite delle tre ore (anche meno, direi). Detto questo non resta che celebrare una delle più feconde realtà musicali di questo infame millennio senza troppi indugi consumando le tredici piacevoli tracce di questo Delta Machine.

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