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Devendra Banhart – Mala

2013 - Nonesuch
songwriter/folk/pop

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Tracklist

1.Golden Girls
2.Daniel
3.Für Hildegard Von Bingen
4.Never Seen Such Good Things
5.Mi Negrita
6.Your Fine Petting Duck
7.The Ballad Of Keenan Milton
8.A Gain
9.Won’t You Come Over
10.Cristobal Risquez
11.Hatchet Wound
12.Mala
13.Won’t You Come Home
14.Taurobolium

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Devendra Banhart, folk singer di origini venezuelane, torna con il suo ottavo lavoro “Mala”.
E’ un personaggio sofisticato e poco convenzionale, a partire dal nome che gli è stato dato da un mistico indiano, ma è il suo percorso di vita a renderlo speciale. Un vero spirito dell’America Latina che ha passato la vita fra il Venezuela,l’Europa,la California e New York.
Sin da piccolo ha coltivato la sua passione per l’arte, musica e disegno.Alcune delle sue opere sono esposte al MOMA di San Francisco. E’ l’autore della copertina di questo ottavo disco e parla dell’arte come “qualcosa che gli ha salvato la vita,letteralmente”.
E’ un artista dal bagaglio musicale notevole, da bambino era circondato da salsa,merengue, bossanova e poi amava molto i Guns N’ Roses e Rolling Stones. La sua musica è stata classificata come indie (rock/folk), i suoi testi sono spesso naturalistici.
Attualmente sviluppa progetti come solista ma anche come parte del gruppo musicale Vetiver.

L’album precedente a questo “What will be”, uscito nel 2009, è ispirato dall’idea che lo stesso artista ha avuto soffiandosi il naso con un kleenex e pensato a ringraziare idealmente l’albero dal quale era prodotto, il suo pensiero è stato “Grazie per avermi lasciato soffiare il naso”. Un modo di ragionare complesso, che dimostra il suo spirito panteista profondamente legato alla natura.

E’ proprio da un “Oh Mala”, che la sua ragazza Ana Kras, modella-artista di origine serba, ha sussurrato durante una telefonata che nasce il titolo di questo lavoro. La duplicità linguistica di questa espressione ha affascinato Devendra, dato che in serbo , la lingua della sua ragazza, vuol dire “tenero” e in spagnolo, la sua lingua d’origine vuole dire “cattiva”. Lo stesso artista ha trovato appropriato dare a questo album un significato trasversale, partendo dal titolo e dalla copertina alla quale vuole lasciare libera interpretazione.
E’ il primo lavoro, ad uscire per Nonesuch, label costola della Warner, per la quale già incidono David Byrne, Wilco e Caetano Veloso.
La realizzazione è avvenuta nella vecchia casa di Devendra a Los Angeles, la registrazione a S. Francisco. L’artista ha scelto un posto che ha amato e ama molto per portare avanti quello che definisce un percorso duro e difficile ma anche coinvolgente. Lui stesso ha suonato molteplici strumenti e volutamente ha impresso uno stile vintage nelle melodie.
Dichiara di essere diventato molto critico, anche perché essere produttori di sé stessi è sicuramente più gratificante ma molto più faticoso.
I testi, sono sempre molto ricercati, sono storie che lui stesso dichiara come non autobiografiche, ma estremamente “cinematografiche”, dato che rivela che quando compone nella sua testa le storie sono in continuo movimento.
Dolcissima, romantica, piena di sapore latino “Mi negrità”. Particolari e belle anche “Für Hildegard Von Bingen”, rivisitazione in chiave moderna di una santa tedesca del 1100 che Banhart fa uscire dalla clausora per diventare vj e “Ballad for Keenan Milton”, epitaffio dedicato allo skater Keenan Milton, deceduto nel 2001.
Bellissima anche “Daniel”, dove con atmosfera malinconica racconta un amore “lost and found” nella fila per il concerto dei Suede.

Un lavoro che testimonia l’evoluzione di un artista complesso ancora “in movimento” creativo.

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