Menu

Recensioni

The Leisure Society – Alone Aboard The Ark

2013 - Full Time Hobby
chambers/folk/pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Another Sunday Psalm
2.A Softer Voice Takes Longer Hearing
3.Fight For Everyone
4.Tearing The Arches Down
5.The Sober Scent Of Paper
6.All I Have Seen
7.Everyone Understands
8.Life Is A Cabriolet
9.One Man And His Fug
10.Forever Shall We Wait
11.We Go Together
12.The Last In A Long Line

Web

Sito Ufficiale
Facebook

I primi due dischi dei Leisure Society sono considerati da molti vette del chamber pop più introspettivo, infatti la forza di The Sleeper stava nelle sensazioni che ti trasmetteva.
Si avanzava verso territori già conosciuti, senza mai provare a scarnificare troppo la canzone, come ad esempio fece il ben noto Bon Iver e tutta l’orda di simil-copie che è venuta dopo, ma si cercava di fare il contrario: riproporla come un canto corale carico di speranza.
In altri termini, non si cantavano i dolori dell’esistenza umana, piuttosto venivano ricreati attraverso arrangiamenti e testi mai banali, e affrontati, per poi riuscire a vincerli del tutto.(Consiglio: Il finale del film Tyrannosaur è accompagnato da We Were Wasted che ricrea magnificamente il senso del film e del gruppo in questione).
Ne “Into The Murky Water” si riesce a capire che l’ispirazione, in parte, è calata: un chiaro esempio è This Phantom Life, il classico singolo di punta che mira molto alle classifiche.
Alone Aboard The Ark è il loro terzo disco e anche il peggiore dei tre, infatti a confronto con i suoi due predecessori raggiunge a stento la sufficienza.
In questa terza opera la vena malinconica è totalmente assente per lasciare spazio alla totale felicità: sembra quasi di essere di fronte ad una band indie-pop.
Manca l’ispirazione, ma le tracce rimangono prodotte e arrangiate alla perfezione, rendendo questo disco il modo con cui i Leisure Society vogliano aprire un dialogo col Grande Pubblico.
Fight for Everyone e Another Sunday Psalm sono i singoli “scala-classifiche”, apprezzabili, ma non memorabili e alla lunga stancanti.
Anche il brano finale, da sempre scelto dalla band come chiave e simbolo del disco, non regge il confronto con i suoi due predecessori “Just Like The Knife” e “ Love’s Enormous Wing”.
Dal resto del disco si isola completamente “The Sober Scent of Paper”, brano che ci fa ancora sperare in Chris Humming, il quale riuscirà a riproporre qualcosa di simile al suo primo capolavoro?

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close