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And So I Watch You From Afar – All Hail Bright Futures

2013 - Sargent House
Sargent House

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Tracklist

1. Eunoia
2. Big Thinks Do Remarkable
3. Like A Mouse
4. Ambulance
5. The Stay Golden Pt. 1
6. The Stay Golden Pt. 2 (Rats on a Rock)
7. The Stay Golden Pt. 3 (Trails…)
8. Mend And Make Safe
9. Ka Ba Ta Bo Da Ka
10. Things Amazing
11. All Hail Bright Futures
12. Young Brave Minds

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“All hail bright futures” è come l’accecante sole d’estate che irradia vallate, distese di verde; montagne a rispecchiarsi nell’acqua cristallina che scorre rapida lungo il corso del fiume, fino a perdersi all’orizzonte. Mai copertina fu più azzeccata per descrivere in immagini, profondamente, il cuore di un disco. Luce, veloci sequenze tratte da scene di divertimento collettivo ubicate in chissà quali terre remote ed esotiche, positività: se ascolti i And So I Watch You from Afar, vuoi non vuoi, è a questo che pensi; queste sono le immagini che, come dipinte, ti si stampano in mente.

La mancanza totale di lirica non fa altro che – invece di limitarla – aiutare la fantasia a liberarsi e sbizzarrirsi senza freni. Solo qualche breve frase, ripetuta ossessivamente ed intonata in coro, si sente di tanto in tanto, ma la funzione che assume è pari a quella di uno dei tanti strumenti: immerse in maniera omogenea nel resto della sessione, le voci divengono, quasi, simili od uguali ad ogni altra vibrazione e vi si confondono, si mimetizzano; a volte quasi non si riconoscono in quanto corde vocali, e non strumenti musicali. Riescono in quella ardua impresa di far diventare le parole solo suoni. Se poi le parole altro non sono che versi insensati, a ricordare delle onomatopee rese melodiche, o, meglio ancora, sono frasi come “The sun is in our eyes” (contenuta in “Big Thinks Do Remarkable”), tutto torna e lo spirito del lavoro intero si ripete e si moltiplica, si evidenzia e si suggella solennemente.
“All hail bright futures” è un’unica grande e virtuosa traccia (quasi) prettamente strumentale che si sciorina in poco meno di tre quarti d’ora: guardare ai brani singolarmente vale a poco, è il complesso che conta. Nonostante ciò, indubbiamente, si distingue dal mucchio “Ka Ba Ta Bo Da Ka”, che, a parte l’odiosa e ripetuta sillabazione del titolo, viene giostrata fra giri di basso preponderanti, stop’n’go, accelerazioni, brusche frenate e ripartenze, flemmatici momenti d’arpeggio malinconico misti a duri, repentini e spessi riff di chitarra, e, scelta innovativa dell’album per questa band, camaleontiche linee elettroniche, che si rincontreranno in vari punti del LP. Per non parlare delle inaspettate corde vibranti di violino e le note soffiate di tromba di “Trails”, ed ancora dei flauti e la diamonica di “Mend and Make Safe”; tutti elementi non ancora adottati, fino ad oggi, dai quattro ragazzi di Belfast. L’intento, come è evidente, è di proporre qualcosa di nuovo all’ascoltatore rimanendo, tutto sommato, gli stessi ASIWYFA a cui ci avevano abituati: voluminosi, scintillanti, festosi e seriosi al contempo, tintinnanti, solari. La maniera di strutturare, cementare, costruire, stratificare per poi grattar via, spogliare lentamente, rimuovere livello per livello, e ridurre all’osso le canzoni, è la stessa del precedente “Gangs”, e di sempre.

“All hail bright futures”, quasi come se il math rock fosse ormai parecchio assimilabile al post rock ed alle sue band alfiere in quanto ad intenti, non è una rilevante tappa in avanti ne per gli ASIWYFA ne per il genere di cui si fanno fautori; le loro cavalcate strumentali, suonate con perizia esecutiva, altro non vogliono che divertire e scatenare, evitando la falsa pretesa di rivoluzionare e rivoluzionarsi. E’ come salire su una giostra e non scendere finché non si è stremati, fissare quel sole finché gli occhi non ti bruciano.

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