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Femi Kuti – No Place For My Dream

2013 - Maison-Naive
ethnic

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Tracklist

1. Nothing to Show for It
2. The World Is Chancing
3. No Place for My Dream
4. Action Time
5. No Work No Job No Money
6. Carry On Pushing On
7. Politics Na Big Business
8. Na So We See Am
9. One Man Show
10. Wey Our Money
11. This Is Only the Biginning

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Ci sono stati tre anni per Femi Kuti che probabilmente hanno valso più di tutta la sua vita. Nel 1997 muore suo padre Fela per AIDS, poi sua sorella Sola non riesce a vincere un cancro. Nel 1998 è in rotazione Shoki Shoki, terzo album per Femi dove affiorano come incubi le perdite più care e la voglia di capire. Nel 1999 viene premiato da Nelson Mandela in persona come miglior artista africano.

È l’ennesimo endorsement sull’afrobeat, che rinasce dalla polvere e dal dolore. Poco meno che adolescente, il piccolo Femi assisteva con i suoi occhi ad uno stravolgimento culturale e suo padre ne era l’indiscusso protagonista insieme a Manu Dibango e James Brown. Il funk stava cambiando le sorti della musica mondiale. Fela Kuti fu uno dei pochi a comprendere l’importanza del fenomeno e Femi ha raccolto nel tempo quell’eredità che solo Tony Allen all’epoca era disposto a portare avanti. Accostarsi alla produzione di un perfezionista della disciplina musicale come Kuti vuol dire capirne l’intima connessione con la sua terra, dovunque egli sia. Ascoltare per credere il live a Lagos, Africa shrine del 2004, per capire quanto ancora sia forte la voglia di ridare l’Africa agli africani. Affascinato dalla figura del padre, fin da giovane inizia a divorare vinili di jazz e nel contempo a trovare delle risposte a quello che succedeva in Nigeria, ai fatti che coinvolsero la sua famiglia.
In Day by day, album uscito nel 2008, quelle risposte si cristallizzeranno paradossalmente in un quesito (“Dovresti chiedere a te stesso se non sia meglio che i Cristiani e i Musulmani vadano via dall’Africa/ Dovresti chiedere a te stesso perché noi possediamo il petrolio ma questo non ci porta alcun beneficio. / Dovresti chiedere a te stesso perché mentre aspetti l’arrivo del salvatore, le altre nazioni diventano sempre più ricche”- da you better ask yourself). E’ la dipendenza dalle contraddizioni mondiali, l’intensificarsi dei conflitti, l’insufficienza democratica a ricoprire la maggior parte delle invettive. In Africa for Africa la decisione è forte; tornare nei Decca studios, ora Afrodisia records, dove mosse i primi passi il padre, per registrare le origini della sua terra. Non esiste nervo che non sia teso al cambiamento dell’esistente, in quest’uomo di paglia e fieno che ha tanta di quella profondità da sfidare i fondali. Da poco uscito per le interessantissime label Maison-Naive, No place for my dream è l’essenza stessa della musica afroamericana. L’obiettivo dichiarato è “far ballare le persone aiutandole a ingoiare l’amara pillola della realtà”. I ritmi incalzanti viaggiano su mari circumnavigati da anni. L’hammond in perfetta sintonia con una sezione fiati esperta in Nothing to show for it, il folklore senza fronzoli di The world is changing, il romanticismo acceso di Action time, gli arabeschi davisiani di One man show, il reggae international di No work no job no money e il finale aperto di Klezmer jazz in this is only the beginning.

C’è poco da aggiungere se non una maggiore accuratezza, volutamente tralasciata nell’album precedente. L’ennesima conferma di un artista universale.

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