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ZEUS! @ HEAVY PSYCH FEST – Forte Fanfulla, Roma 24 aprile 2013

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LA MORTE YOUNG
(come aprire testa e cuore con un cacciavite)

Se si è così fortunati da pensare alla possibilità di entrare nel club dei 27 come qualcosa a cui mancano ancora troppi anni (o se essendo nati, come la sottoscritta, il giorno ventisette avete iniziato a temere precocemente lo scoccare del ventisettesimo anno d’età, immaginando l’improbabile caduta dello scaffale dei dischi sulla vostra testa), non si può trascorrere ‘quel tempo fra le cose, fra le persone, quello che gli altri buttano, senza importanza per loro’1con della pessima musica. Il (de)cesso di vita nelle giovani menti non ammette sipario. E anche se per San Tommaso ‘nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu’, ad alcuni viventi è necessario costruire proprio un senso (musicale). Alle idee innate e alla logica deduttiva è sempre preferibile l’empirismo, persino in campo amoroso conviene fidarsi più dell’osservazione che della fede. É necessario plasmare la tabula rasa (dei rimasti viventi under 27) con un processo induttivo in grado di condurla all’elettrificazione sonora, e quindi alla violenta (come Bologna) vita musicale. L’esperienza diretta (e indiretta) di concerti (e concetti) ancora troppo poco discussi dalla stampa musicale è la sola soluzione a questa questione. La critica necessita dell’approccio sperimentale che fu della meccanica quantistica e deve proporre (form)azioni in grado di contenere la (de)composizione, il dualismo e il relativismo del suono contemporaneo. (Form)azioni alla Lento, che, come ho scritto proprio sul n.52 di :Ritual:, sono in grado di far degenerare in altro una certa discografia italiana di genere (tanto da approdare a una label internazionale come Denovali). Un sound, tipo quello degli Ornaments di Pneumologic, capace di (con)fondere doom e post rock. Solo scrivendo sopra questa materia musicale vivente i concerti di gruppi come Zeus! potranno avere ancora maggiore pubblico e pubblico attento (i live non andrebbero ascoltati fuori dall’ingresso del locale, all’interno non ci sono da evitare lezioni sul ‘Principio di indeterminazione di Heisenberg’). Questa noise hardcore band nostrana che ho nominato offre non pochi spunti di riflessione. I suoi due componenti, Luca Cavina e Paolo Mongardi, provengono da altre interessanti realtà del panorama italiano, Calibro 35, Fuzz Orchestra, Fulkanelli. E queste ultime due band citate appartengono, anche con The Death Of Anna Karina e altri nomi, alla Blinde Proteus, label dove s’incontrano invitanti novità e collaborazioni alterate di artisti conosciuti. Perché oggi il musicista non è più legato a una sola e identificabile etichetta. Lo split di Chambers e TDOAK è una collaborazione tra Blinde Proetus, Shove Records e To Lose La Track. Gli Zeus! anche con Opera escono supportati da più nomi: Santeria, Tannen, Offset. E si accingono a entrare anche nella scuderia Three One G, per condurre oltreoceano il loro gioco nonsense che, tra Giacomo Leopardi e La Mont Thornton Young, da sempre scardina la profondità della citazione colta per restiutirci un nome privato del suo significato collettivo, un po’ come facevano i surrealisti con gli oggetti (un po’ come oggi il gruppo fa con con la label, un po’ come fanno i Lento con i loro padri musicali). Il tutto tra un sound che, se ha origine nei Novanta e anche nel più antico prog., arriva col profondo sapore di questi anni più recenti. Un gusto segmentato, veloce, sarcastico e straziante insieme, devastante per l’apparato uditivo e per la mente. Oggi il pianto di Madama Butterfly si dipanerebbe Lento lungo una tangenziale e avrebbe il suono ironico e isterico di un concerto degli Zeus!
Verrà la morte (della brutta musica, della critica musicale classica e della webzine da falso hipster) e avrà gli occhi dell’Opera.

NOTA BENE: Adatto anche ad un pubblico che, come l’autrice, ha oramai sorpassato i ventisette e la loro maledizione!

Foto di Giulia Delprato

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