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Settembre Nero – La Dittatura Del Piano B

2013 - Autoproduzione
electro/rock/sperimentale

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Tracklist

1.Boia di Sè
2.Fiore Nero
3.Mezza Naturale (ft. Mr Wood )
4.Che Cosa Dire di Noi
5.L'Uomo del Destino
6.LaHaine (ft. DeNiro&Kwality)
7.Sexy Kitten no.1
8.Mezza Naturale (Lowpitch Remix)

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Da Torino un nuovo episodio di contaminazione che questa volta però non riguarda scandali alimentari o pseudo tali, ma più ludicamente un raro caso della sindrome nota come “the sound of the underground”. Il Dott. Guariniello può quindi dormire sonni tranquilli e dedicarsi ad altre indagini high profile, quali la presenza di carne di manzo nelle polpette di cavallo e viceversa.

Al centro di questa vicenda ci sono Nino Azzarà detto “Tosh” (voce/chitarra/programmazioni), Franco Cazzola detto “Tek” (chitarra/synth) e Vito Guerrieri alias “Guerra” (batteria), ossia le tre menti pulsanti alla base della band nota come Settembre nero, realtà in grado di smerciare potenti e letali dosi di electrorock, del tipo “senza lineetta” ovvero quello più coeso e massiccio e che fa dei due additivi principali, elettronica + rock, un tutt’uno difficile da districare ed in grado di dare immediatamente assuefazione e dipendenza.
La formazione torinese con questo disco impressiona per la capacità di amalgamare due mondi antitetici quali la bass music ed il rock e questo grazie ad un sound tanto ritmato e sintetico quanto affilato ed abrasivo e che si rivela in grado di esaltare i tratti principali delle due scuole di pensiero evitando scimmiottamenti e parodie. I Settembre Nero sanno cioè scrivere e suonare pezzi dall’impatto prevalentemente elettronico ma dal marcato retrogusto rock grazie alle poliedriche chitarre, al cantato rauco e passionale, ma soprattutto al modo di costruire ogni singola traccia, pensata e composta imbracciando una chitarra e non spistolando su un qualsivoglia software o applicazione musicale.
Questa cosa riesce a sporcare e graffiare l’asettico sound electro e a donargli in questo modo uno strano ma piacevole sentore di amplificatori, pedaliere e sudore, umanizzando ogni singola traccia e portando a immaginarle suonate su un palco piuttosto che prodotte da una fredda consolle. Il fatto poi che la strumentazione veda la chitarra orfana del basso e comunque in netta minoranza rispetto a synth, tastiere ed aggeggi elettronici vari, pare essere un mero dettaglio, anzi l’impressione che si ha è che il risultato sarebbe lo stesso anche invertendo i fattori.
Se a tutto ciò aggiungiamo un inusuale disinteresse per il ritorno melodico e per l’orecchiabilità fine a se stessa, non possiamo che ottenere 7 tracce (+ 1 remix) che scorrono in piena autonomia e che paiono guidate solo da loro stesse e con l’ovvia e conclusiva conseguenza che anche dopo numerosi ascolti la sensazione che rimane sul timpano è quella di un gran bel album d’insieme, potente, ritmato, corrosivo ma non facile, non immediato, senza hit o singoli radiofonici e dunque da scoprire ascolto dopo ascolto dopo ascolto….

Discone!

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