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Mudhoney – Vanishing Point

2013 - Sub Pop
punk/grunge

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Tracklist

1. Slipping Away
2. I Like It Small
3. What To Do With The Neutral
4. Chardonnay
5. The Final Course
6. In This Rubber Tomb
7. I Don’t Remember You
8. The Only Son Of The Widow From Nain
9. Sing This Song Of Joy
10. Douchebags On Parade

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Mark Arm e i suoi Mudhoney col grunge si puliscono il culo: mentre i bolliti Soundgarden ci fanno credere di essere adulti e maturi e un sacco di altre cazzate con un disco buono da buttare nel cesso e gli Alice In Chains piangono ancora lo spettro di Layne, questi invece si dedicano ad un amore mai celato ossia quello per il punk che copula con certo rock di matrice sixties, in una parola, Stooges.

Peccato che scelgano l’anno sbagliato per battere la strada dell’Iguana, dato che proprio gli Stooges tornano con un disco nuovo, ma tant’è, c’è da capire se il signor Arm e soci sono in grado di fare il lavoro di mr.Pop e della sua carovana di bastardi (o quantomeno farci capire che han imparato la lezioncina) e ho l’impressione che il grande vecchio la spunti ancora, lontano dall’essere un grande vecchio fottuto come molti altri in ritorno di questi tempi, surclassato dai più giovani, canzonato dai coetanei.
Ascoltando “Vanishing Point” non posso dire che non mi venga voglia di pigliare a capate il muro in più punti (in più punti del disco e in più punti del muro): “Chardonnay” è una lamata punk e c’è la solita sonora dose di fuzz che serpeggia sottocoperta, “I Like It Small” è l’ammissione di avere il sangue avvelenato da GG Allin con la sua indolenza sleazy e troiesca, o ancora la mattonata fuzzatomica e sabbathica di “In This Rubber Tomb” e Mark sbraita, sbava e si contorce sulla musica, ma non svetta, non si scopa le parole come sarebbe d’uopo in questi casi, non c’è la furia, non c’è la fotta e non ci sono bottiglie ad incidere il suo petto, forse c’è un maglione liso, già me lo vedo (che è meglio di una camicia da gelataio alla Cornell anno 2013), ma non basta a far da maleducato padrone di casa di un disco che non sembri più di un tributo ai signori di cui sopra.

Non è noia e non è amore, ma non c’è sangue né dolore. In realtà Seattle mi ha un po’ rotto.

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