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LOW – Teatro Antoniano, Bologna, 11 maggio 2013

Tutto esaurito per l’unica data italiana della band slowcore, in tour con l’ultimo album The Invisible Way.
Diciamolo: nessuno ci sperava in un concerto dei Low. Nessuno avrebbe mai pensato di riuscirli a vedere live, perlomeno non in questa vita. E invece, tac. Dal vivo, le aspettative vengono leggermente smorzate, le grandi canzoni cupe e malinconiche scritte alla perfezione dal duo mormone di Duluth (sarebbero un trio ma il terzo conta come il due di denari) non bastano a scaldare l’atmosfera un po’ troppo distaccata dell’Antoniano, nonostante le piccole grandi per le presenti in scaletta: Holy Ghost e Clarence White dall’ultimo lavoro, la ballad Especially Me e l’intensa e struggente Words.
Poca l’interazione col pubblico, che, come fatto notare da Alan Sparhawk stesso, forse, avrebbe preferito stare in piedi.
Infatti Alan, è l’unico della band che si lascia sfuggire qualche parola di ringraziamento, d’altro canto, Mimi Parker sembra non gradire troppo il contatto coi fans e si limita a sfoggiare delle Crocs di dubbio gusto.
Ciononostante, la performance si chiude, dopo un acclamato encore, con la ninnananna I Hear… Goodnight, in pieno stile Low rarefatto e minimale.
Una performance che emoziona tanto, sì, ma lascia anche un po’ di amaro in bocca, mancano infatti i riverberi e gli ambienti claustrofobici che avevano così largamente contribuito a creare il suono distintivo dei Low, rischiando di trasformare lo show in un semplice concerto acustico.

a cura di Giacomo Tosi e Valentina Balletti

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