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Primal Scream – More Light

2013 - Ignition
rock/alternative/psych

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Tracklist

1.2013
2.River of Pain
3.Culturecide
4.Hit Void
5.Tenement Kid
6.Invisible City
7.Goodbye Johnny
8.Sideman
9.Elimination Blues
10.Turn Each Other Inside Out
11.Walking With the Beast
12.Relativity
13.It’s Alright, It’s OK

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Ad un lustro dal fiacco “Beautiful future” Gillespie ed Innes escono dall’amata zona d’ombra per piazzare questo nuovo lavoro tanto monolitico e dilatato quanto vario e discontinuo e che pare una sorta di greatest hits di inediti, ricco com’è di rimandi e sensazioni già presenti nei precedenti album ma con un sound comunque nuovo, potente, urgente.

Dopo 30 anni e rotti di carriera ed album – totem quali “Screamadelica” (1991), “Vanishing Point” (1997) e “Extrmntr” (1999), i Primal Scream riescono così a tracciare un altro cazzo di solco nell’arido terreno musicale contemporaneo ed a ricordare una volta ancora come la classe e lo stile non si comprano on line, né tanto meno si costruiscono nei talent: o madre natura ti ha dotato di simili attributi oppure puoi ambire al massimo a qualche anno/album alla catena di montaggio discografica.
“More light” è davvero un grande album, per certi versi inaspettato e dunque ancora più appagante ed eccitante, caratterizzato com’è da un susseguirsi di suoni, emozioni ed atmosfere che si muovono all’interno di una gamma talmente notevole da risultare di difficile catalogazione. C’è il classic rock tanto, troppo presente nel passato di “It’s Alright, It’s OK”; il funk corrotto e rabbioso di “Culturecide” con un redivivo Mark Stewart dei The Pop Group [consiglione: procuratevi immediatamente il loro “Y”, anno di grazia 1979]; i Beach Boys sotto lsd di “Relativity”; il rock acido ed abrasivo di “Sideman” con un basso molesto e tracotante. Ma ci trovate anche il blues 2.0 di “Elimination blues”; la delicatezza di “Walking With The Beast” e quell’hammond da pelle d’oca generalizzata; il bullismo in loop di “I Want You”; la dance rock a presa rapidissima di “Invisible City” e tanto tanto tanto altro ancora.
Com’è ovvio ed umano che sia, qualche difettuccio questo “More light” ce l’ha: in primis un eccessivo strumentalismo con brani un tantino troppo dilatati e rifiniti, bulimia probabilmente dovuta alla produzione, pur notevole, di Mr. David Holmes; poi alcuni pezzi inseriti più come riempitivo che altro tipo “Goodbye Johnny” e la già citata “It’s Alright, It’s OK”, quest’ultima addirittura come primo singolo (mah?!?); per finire, una cover bruttina e non adeguata ad un simile album ed il modestissimo 7.7 preso su Pitchfork, dove, per intenderci, anche il nuovo moscissimo The National raggiunge un sonoro e rotondo 8.4.

Comunque sia, di parole e tempo ne ho già sprecato fin troppo. Prendetevi subito un paio d’ore di relax da lavoro e/o famiglia, spegnete tutto ciò che non riproduce musica, premete il tasto play posizionando il volume su livelli quanto meno fastidiosi per il vicinato e godetevi tutto d’un fiato questo “More light”. Non ve ne pentirete!
Voto: Bentornati, cazzo! Bentornati!

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