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Cathedral – The Last Spire

2013 - Rise Above
doom/metal

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Tracklist

1. Entrance to Hell
2. Pallbearer
3. Cathedral of the Damned
4. Tower of Silence
5. Infestation of Grey Death
6. An Observation
7. The Last Laugh
8. This Body, Thy Tomb

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Del fatto che questo “The Last Spire” rappresentasse il canto del cigno dei Cathedral ne eravamo a conoscenza già da un paio di anni, da quando infatti il gruppo di Coventry si esibì a Londra nel 2010 in quello storico doppio concerto immortalato poi dal live album “Anniversary”.

Con il rientro di Scott Carlson (giá nei Repulsion) al basso, Lee Dorrian (uno dei persnaggi più importanti della scena metal inglese degli ultimi 30 anni) e soci si congedano a noi con un lavoro di livello altissimo, un macigno pesantissimo di doom metal cupo.
Messe parzialmente da parte le influenze prog di “The Guessing Game” e (soprattutto) “The Garden Of Unhearthly Delights” questo disco riprende spesso e volentieri i binari di lavori come “Endtyme” e “Forest Of Equilibrium”.
L’inquietante intro “Entrance to Hell” ci accoglie a suon di campane e feedback verso il primo lunghissimo brano, “Pallbearer”.
L’incedere lento, il riffing inconfondibile di Jennings e l’atmosfera fumosa gli consentono di entrare subito tra i brani migliori mai scritti dai Cathedral.
Negli ultimi sei minuti (dei quasi dodici totali) il brano si trasforma prima in un meraviglioso affresco acustico di chitarra e organo per decollare poi in una cavalcata stoner magistrale e ritornare infine alla pesantezza dell’inizio.
Molto simile si presenta “Infestation of Grey Death” che, con i suoi inserti acustici dal sapore quasi bucolico, non faticherebbe a trovar posto in un disco come “Forest of Equilibrium”.
Piglio molto più diretto invece per “Cathedral Of The Damned” e “Tower of Silence” che, senza troppi fronzoli, ci riportano ai tempi di “Ethereal Mirror” e “The Carnival Bizzarre”.
“An Observation”, con i suoi innesti psichedelici sparsi durante tutti i suoi dieci minuti di durata, è un lungo e malsano viaggio verso nebbiosi funerali di epoche ormai passate.
Sicuramente il brano migliore del disco, in cui la vena prog dei precedenti lavori si arricchisce di un feeling molto più acido e visionario rispetto in passato, evidenziato da una produzione perfetta e rocciosa.
Gli eco di risate della breve “The Last Laugh” introducono all’ultimo brano “This Body, Thy Tomb”.
Il brano, lento e cupo nella prima parte, si lascia andare dopo un intermezzo acustico ad un finale pesante e ipnotico che fa da commiato non solo all’album ma all’intera carriera di uno dei più grandi gruppi mai usciti dalla terra d’Albione.

Chiude il cerchio l’artwork (splendido come sempre) a cura di Dave Patchett che piazza una lapide al centro della copertina.
Vedremo cosa ci riserverà in futuro il buon Lee (alle prese con i Septic Tank insieme a Carlson e Jennings), ma per ora godiamoci l’Ultima Spira di questa Cattedrale immensa.
Un’ ultima curiosità riguarda la scelta di “Tower Of Silence” come ultimo singolo, era infatti questo il primissimo nome proposto da Dorrian per il nome della band.
Come a dire: il cerchio è completamente chiuso.
Grazie di tutto.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ucXybRkZUpw[/youtube]

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