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The Orange Man Theory – Giants, Demons and Flocks Of Sheep

2013 - Subsound Records
grind/core/death

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Tracklist

01. Kill Me
02. Blood Will Out
03. Vital Drug
04. My Heritage
05. If It Could Speak
06. A Glass of Wine
07. Point of No Arrival
08. Contrary Effect
09. Knock at You Door
10. Help Me

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Se vogliamo parlare di grind lasciamo stare. Se invece vogliamo immergerci in una discussione divertente sulle sue declinazioni incestuose allora parliamone e infine potremmo approdare in questo Paese in declino dove albergano alcune tra le migliori realtà figlie di queste maledette declinazioni, forse proprio grazie al declino di cui sopra, che è benzina sul fuoco di queste band impazzite.

In un tempo in cui tutto è stato sondato è solo questione di capire chi ce l’ha più lungo e, al contempo, lo usa meglio d’altri. Ecco, per me The Orange Man Theory è una band superdotata in questo senso. Dopo due dischetti che dimostrano la dimensione di questo cazzodigrindnroll e alla cui regia avevamo proprio uno dei padri malati del genere, ossia messer Steve “Today Is The Day” Austin, arriviamo a “Giants, Demons and Flocks Of Sheep”, terzo lavoro che conferma che a stuprare le orecchie questi sono tra i primi della classe.
Nervosismi scomposti e truci in tempo dispari dalle chitarre lanciate a mò di machete che si alternano a inchiodate rock’n’roll fotticranio, “Blood Will Out” e “My Heritage” sono lì ad epitaffio di questo modus operandi, che lasciano spazio a badilate dietro al collo di più ampio respiro come l’epica bastardizie di “If It Could Speak” che parte con l’illusione di un’apertura ad una melodia desertificata di chitarra ma che subito riprende il quadro generale del macello, con un intermezzo ferino che si schianta in un mid-tempo da cimitero doom, tra codificazioni sepolcrali di certo hardcore ottantiano di casa nostra infettato da questa matrice “‘n’roll” che mai sparisce (“Point Of No Arrival” è, nelle mie orecchie, continuità dei The Wretched più stronzi) in cui la voce è abrasiva foriera di morte e degrado, con i suoi “cambi di registro” napalmdeathiani anziché no, tra screaming da lamette in faccia a svisate in abissi gutturali e con un drumming folle che seziona chirurgicamente ogni maledetta parte di ogni stramaledetto pezzo di questo disco e a cui aggiunge anomalie da rullante avant-grind distruttivo.

The Orange Man Theory hanno la fotta che serve per far del male come si deve attraverso dischi veramente bastardi.
“Dammi un po’ di zucchero baby”. Non oggi, Ash, oggi solo una pioggia di fucilate.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=hcU1U_F60D0[/youtube]

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