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Fred Frith Cosa Brava – The Letter

2013 - Intakt Records
jazz/rock/sperimentale

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Tracklist

1. Soul Of The Machine
2. The Eyjafjallajökull Tango
3. Drowning
4. The Wedding
5. The Letter
6. Slings And Arrows
7. Jitters
8. For Lars Hollmer
9. Emigrants
10. Nobody Told Me
11. Common Sense
12. Soul Of The Machine (Reprise)

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Mi è capitato, poche sere fa, di parlare con un amico di Fred Frith. Su di lui ci sarebbero da riempire pagine e pagine di storia della musica moderna. Il signore in questione (classe 1949) ha collaborato con gente che dire enorme è dire poco (Eno, Laswell, Wyatt, Zorn e via dicendo) oltre ad aver fondato una delle più influenti band del panorama avanguardistico che risponde al nome di Henry Cow, fautori primi, assieme a pochi altri, del famigerato Rock In Opposition.

Quindi partiamo da questo punto e semplifichiamo: anni ’70: Henry Cow; anni ’80 Skeleton Crew; anni ’90 Naked City e dal 2010 ad oggi i Cosa Brava che nient’altro sono che l’ultima creatura del nostro signor Frith e “collage” dell’avanguardia degli ultimi vent’anni (almeno) le cui parti sono composte da: Carla Kihlstedt e Matthias Bossi (che i più “in opposition” tra di voi ricorderanno come violino/voce e batteria/voce dei malati Sleepytime Gorilla Museum), Zeena Parkins (arpa negli Skeleton Crew e al fianco di Zorn o anche Thurston Moore e via via così), Shahzad Ismaily (qua al basso e alla voce e già al fianco di Marc Ribot, dei Secret Chiefs 3 o anche di Carla Bozulich se volete) e The Norman Conquest (al secolo Norman Teale di professione divelgitore di suoni).
Basta? Basta eccome per sapere che ciò che compongono i nostri signori qui è avanguardia di livello astronomico. Dopo un primo disco micidiale arrivano al secondo lavoro chiamato “The Letter” e affondano ancora di più nel percorso iniziato tre anni fa (o trenta..fate vobis), un avant-rock in opposition che s’intreccia con un jazz post-atomico di caratura galattica. Ciò che troverete in questo disco è figlio di un discorso creato da Frith e da Zorn e filtrato attraverso le esperienze di tutti i musici coinvolti, improvvisazioni al limite della materia free jazzistica che imbastiscono strutture di rumore musicale e melodico (“Soul Of The Machine”), balli popolari mutanti che trovano nel violino della Kihlstedt struttura portante e si tramutano in cavalcate degne dei Secret Chiefs 3, con la chitarra di Frith che disegna textures fulminee (“The Eyjafjallajökull Tango”), afflati folk al limitare ebraico dello zornianesimo più “classico” che si tramutano in sberle sleepytimegorillamuseiane, in cui il cantato s’intreccia al suonato tanto da creare atmosfere di grigia malinconia (“Drowning”, “The Letter”) o ancora disturbanti cambi di tempo e registro fusi a meccanismi impazziti e chitarrismi degni del miglior Fripp solista (“Jitters” è da completi pazzi).

Il bello di Frith è quello di esprimersi attraverso una composizione ad altissimo livello senza mai prendere il sopravvento sugli altri strumentisti, rimanendo “primus inter pares” e lanciando i Cosa Brava nell’olimpo di un’avanguardia che oggi manca sin troppo del coraggio di chi osa ma non abbastanza da uscire veramente dagli schemi. “The Letter” rimarrà in un angolo, purtroppo, ma splenderà di luce propria.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=qoASxQ6XvXg[/youtube]

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