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Boards Of Canada – Tomorrow’s Harvest

2013 - Warp
elettronica/ambient

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Tracklist

1.Gemini
2.Reach For The Dead
3.White Cyclosa
4.Jacquard Causeway
5.Telepath
6.Cold Earth
7.Transmisiones Ferox
8.Sick Times
9.Collapse
10.Palace Posy
11.Split Your Infinities
12.Uritual
13.Nothing Is Real
14.Sundown
15.New Seeds
16.Come To Dust
17.Semena Mertvykh

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Pausa un po’ lunga, quella dei Boards Of Canada, (l’ultimo lavoro è l’ep “Trans Canada Highway” che risale al 2006) visionario gruppo di Edimburgo, che torna ad incastrare menti e a piegare a sua immagine e somiglianza flussi sonori inesplorati, con un album che del ‘fattore visionario’ fa il proprio target, come, di fatto, è sempre accaduto per i loro lavori precedenti. Esce il 5 giugno per Warp, “Tomorrow’s Harvest”, la cui produzione è affidata ai membri stessi di questo duo alchemico.

Difficilmente ascoltabile da orecchie poco preparate alla downtempo/ambient, ma un must per tutti gli amanti del genere, un viaggio di 17 fermate attraverso le buie gallerie della psiche umana, un percorso volutamente intricato, quello realizzato dal cervellotico duo scozzese. Passano gli anni, cambiano i generi e le sonorità, ma la ricetta è la stessa di sempre: suoni calcati da quelli dei ’70, moog analogici e oscillatori spaziali, insomma, i Boards Of Canada della vecchia maniera alle prese col 2013. Nessun neo da recriminare a questa perla. Le 17 tracce che costituiscono ‘Tomorrow’s Harvest’ sono stracolme di inquieti giri minori, beat pressanti e arpeggiatori alieni, il tutto coronato da misteriosi e criptici titoli.
Insomma, i Boards Of Canada.
“Gemini” anticipa l’aura di misticismo e trascendenza che avvolgerà, per tutta la durata del viaggio, l’ascoltatore, senza mai diradarsi: detto fatto, arriva “White Cyclosa”, teletrasporto sonoro per altre dimensioni dell’immaginario umano, che va a sfociare direttamente sulle rive di “Reach For The Dead”, primo singolo estratto dall’album.
Contorta e strampalata, “Jaquard Causeway” è il testamento, l’anamnesi di ciò che è stato, il perfetto ricongiungimento con le sonorità di “Geogaddi”(2001).
“Cold Earth” è fredda, è piena di frammenti di voci campionate, è piena di vicoli ciechi. “Palace Posy”, invece, tenta di diradare quest’atmosfera soprannaturale con la sua ambiguità e stravaganza, con sonorità quasi allegre. Quasi.
Senza scali, arriva “Split Your Infinities” direttamente dall’iperspazio, traccia colma di senso di epicità, costruita su synth sognanti e sequenze al limite con la drum and bass.
Ce lo ricorda “Nothing Is Real”, che niente è reale durante il religioso ascolto di “Tomorrow’s Harvest”: tutto diventa più morbido e malleabile, i confini tracciati tra realtà e introspezione sono nebulosi.
Una violenta e agitata “New Seeds” torna ad allarmare l’ascoltatore e a destarlo da quella calma apparente conquistata attraverso le trame rarefatte create dai BoC, tramite ricercatezza stilistica e soundscapes vastissimi.
Passando per “Come To Dust”, l’album raggiunge il limite con “Semena Mertvykh”, pezzo monocromatico, che modella scale di grigio scuro con veloci fughe di ondeggianti e tragici pads.

Il viaggio finisce e l’ascoltatore torna ad abbattersi sugli scogli della realtà e a morire in un lento e oscuro fade out, ma è in grado di lasciare nell’ascoltatore residui di vuoto e malinconia, che si protraggono nei momenti successivi all’ascolto.
Questa è la potenza dei Boards Of Canada in tutta la loro magnificenza.

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